Pollena, una terza donna scampa al killer: “Coltello alla gola, ho temuto per la mia vita”.
Il nuovo sviluppo nell’inchiesta sul duplice omicidio di Pollena Trocchia
Napoli. L’orrenda vicenda del duplice omicidio di Pollena Trocchia ha assunto un nuovo, inquietante capitolo che sta sconvolgendo l’opinione pubblica. I dettagli finora emersi non parlano più di una lite per motivi sessuali, ma suggeriscono una premeditata serie di rapine condotte da un aggressore, presumibilmente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Questo cambiamento di scenario si è registrato grazie alle testimonianze di una donna scampata all’episodio e ai risultati preliminari dell’autopsia sulle vittime.
Un elemento chiave è il racconto angosciante di Karen (nome di fantasia), una trentenne nigeriana che ha subito un attacco dopo i delitti. Gli inquirenti della Procura di Nola, coordinati dal procuratore Marco Del Gaudio, dall’aggiunto Giuseppe Cimmarotta e dalla PM Martina Salvati, sono giunti a lei grazie a una borsa da donna ritrovata nei pressi dell’auto di Mario Landolfi, indagato principale. Questa borsa non apparteneva né a Sara né a Lyuba, ma era di Karen, che ha raccontato di essere stata aggredita poco dopo l’omicidio.
Karen ha rilasciato una testimonianza scioccante al quotidiano Repubblica: «Mi ha preso la borsa e puntato il coltello alla gola. Ho avuto la fortuna di scappare grazie all’arrivo di una donna in auto che mi ha visto e ha chiesto cosa stesse succedendo». Il suo racconto dipinge un quadro allarmante di tre aggressioni brutali in poco tempo, con due donne che hanno perso la vita e una che è riuscita a salvarsi. La storia di Karen offre un’ulteriore prova della pericolosità del presunto aggressore.
I risultati dell’autopsia
Collegato all’analisi dei corpi delle vittime, l’autopsia su Sara Tkacz e Lyuba Hlyva ha offerto dati decisivi sul caso. Gli esami medico-legali hanno rivelato che le due donne non avevano avuto rapporti sessuali prima di morire, contrariamente alla prima versione fornita da Landolfi. Questa nuova informazione cambia drasticamente il focus dell’indagine, suggerendo che Landolfi potrebbe aver agito non per una lite pregressa, ma piuttosto per rapinare le vittime.
Oltre a questo, l’analisi ha svelato il lato oscuro dell’azione del quarantenne, colpendole per sottrarre loro i pochi soldi che avevano, per poi disfarsi dei corpi in modo brutale. Senza dubbio, questo rappresenta un aggravamento della sua posizione legale e una modifica significativa della narrazione precedente.
Ma non finisce qui: un’ulteriore complicazione sorge dalla figura di Lyuba. Inizialmente identificata come una donna di 49 anni, la vittima aveva in realtà 71 anni ed era una madre e nonna molto amata. Secondo un’amica, Lyuba lavorava come badante proprio per Landolfi. Questa reinterpretazione dei fatti aggiunge una nuova dimensione alla vicenda.
Inoltre, ci sono discrepanze sugli orari dei delitti. Landolfi ha affermato di avere ucciso Lyuba nella notte di sabato 16 maggio, mentre il figlio della donna, un militare ucraino attualmente in servizio, e un’amica hanno dimostrato che Lyuba era ancora viva nel pomeriggio di domenica. Se queste informazioni si confermassero, significherebbe che gli omicidi sono avvenuti a breve distanza l’uno dall’altro, amplificando la brutalità delle azioni di Landolfi.
Indagini su casi irrisolti
Mario Landolfi ha tentato di difendersi affermando: «Non sono un mostro, ma un padre di famiglia», prima di avvalersi del diritto di non rispondere. Ma il suo silenzio non frena il lavoro delle forze dell’ordine. I Carabinieri stanno esaminando la possibilità che l’uomo abbia aggredito altre donne in passato, con modalità simili, e che questi casi siano stati trascurati. Le forze di polizia stanno raccogliendo e analizzando le denunce di rapine e aggressioni che presentano somiglianze con questo caso.
La preoccupazione cresce non solo per quanto accaduto, ma anche per il potenziale di ulteriori indagini che potrebbero scoprire un quadro ancora più ampio e allarmante. La comunità locale è in allerta, mentre le autorità promettono di fare chiarezza e di assicurare che la giustizia venga servita nel minor tempo possibile.
Fonti ufficiali: Procura di Nola, Repubblica.
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