Corriere dello Sport: “Vergara si prende il Napoli e ora sogna l’azzurro”
Dai campetti di Frattamaggiore al Maradona, passando per Torino e la Champions: Antonio Vergara brucia le tappe e conquista Conte. La Nazionale ora non è più un’utopia.
C’è chi arriva in silenzio e chi, invece, irrompe con personalità e talento. Antonio Vergara appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Come racconta Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, il trequartista napoletano si è preso il Napoli con coraggio, qualità e una naturalezza disarmante, trasformando una grande occasione in una scalata improvvisa ma tutt’altro che casuale.
Presentarsi allo Stadium contro la Juventus, alla seconda da titolare in Serie A, con i calzettoni abbassati alla Sivorino non è solo un dettaglio estetico: è una dichiarazione d’identità. Vergara, 23 anni, mancino di razza, gioca con la gioia del pallone e lo sguardo furbo di chi è cresciuto per strada, tra talento e sacrificio. Sulla tibia sinistra porta tatuati i versi di Eduardo De Filippo: una poesia d’amore dedicata alla squadra e alla sua città, Napoli, che come sottolinea ancora Mandarini sul Corriere dello Sport, è scritta nel suo destino.
Dalla scuola calcio al Maradona
La storia inizia nel 2013, quando Gianluca Grava, allora direttore del settore giovanile azzurro, lo nota in un campetto della scuola calcio dei Lodi. Bastano pochi minuti per convincersi: Vergara viene portato subito al Napoli per circa 15mila euro. Oggi, come evidenzia il Corriere dello Sport, il suo valore è cresciuto esponenzialmente: ha rinnovato fino al 2030 e vale ormai cifre a doppia cifra in milioni.
Negli ultimi sette giorni il salto è stato netto. Prima il primo gol con il Napoli in Champions League contro il Chelsea, impreziosito da una ruleta e da un sinistro affilato nello stadio del dio mancino. Poi il bis contro la Fiorentina, tre giorni dopo, cavalcando la partita come un purosangue. Sempre col sinistro, quel piede d’oro che può fare tutto, come racconta Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport.
Il momento della consacrazione
Che fosse un talento vero lo si era capito da tempo: il controllo di tacco in ritiro, l’assist contro il Cagliari, lo scatto bruciante a Torino con Yildiz costretto al fallo. Ma quando anche un telecronista inglese lo battezza «’o piccirillo» durante Napoli-Fiorentina, è il segnale che Vergara ha iniziato davvero la sua scalata.
Eppure, nonostante il clamore, il ragazzo resta affamato. Dopo il capolavoro europeo è tornato a correre, difendere, sacrificarsi. Perché il calcio moderno chiede anche questo. Conte lo ha capito e ha deciso di puntarci: cinque presenze consecutive, due gol in quattro giorni, e una fiducia crescente, come sottolinea ancora il Corriere dello Sport.
Sogno Nazionale
Il presente è azzurro Napoli, il futuro potrebbe tingersi anche di azzurro Italia. In un momento storico in cui i talenti italiani scarseggiano, Vergara si inserisce nella nuova generazione insieme a Pio, Palestra e Leoni. La chiamata di Gattuso è un sogno, certo, ma non più irrealistico. Del resto, fino a poche settimane fa aveva collezionato appena 17 minuti in Serie A, 10 in Champions e 2 in Supercoppa. Oggi è un protagonista.
Prima di esplodere, Vergara ha fatto gavetta vera: Serie C con la Pro Vercelli, Serie B con la Reggiana, fino al grave infortunio al crociato nel settembre 2023. Un mese dopo era sugli spalti del Maradona, con il gesso, a guardare Napoli-Milan e a sognare quel campo. Ora non sogna più: lo vive. E come chiosa Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, ad aprile è meglio che non prenda impegni.
