Mare negato a Napoli Est: comitati protestano contro la falsa bonifica ambientale.
Il corteo da San Giovanni a Pietrarsa: “Mare e verde negati”
Napoli. Decine di bagnanti si trovano ad affrontare un contesto desolante: rifiuti, acque marroni, scarichi fognari e persino carcasse di animali. Questo è il triste panorama denunciato dai comitati civici della periferia orientale di Napoli, che nei giorni scorsi hanno organizzato una manifestazione di protesta sulle spiagge di San Giovanni a Teduccio. L’iniziativa, promossa dalla Rete Napoli Est, ha messo in evidenza la gestione ambientale disastrosa dell’area, contrastando con forza gli annunci di rilancio diffusi dall’amministrazione comunale nelle ultime settimane.
La mobilitazione della Rete Napoli Est
La manifestazione ha visto la partecipazione di molte sigle del territorio, tra cui il movimento Mare Libero Pulito e Gratuito, gli attivisti dell’ex Taverna Del Ferro, Officina 99 e la Casa del Popolo Raffaele Perna. Al grido di “Napoli Est vuole vivere”, il corteo è partito dalla spiaggia del municipio dirigendosi verso l’arenile di I Vico Marina, la parte più frequentata del litorale, compresa tra l’ex Corradini e il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa. Qui, i residenti avevano già segnalato un’emergenza sanitaria, culminata con il rinvenimento di centinaia di pesci morti e della carcassa di una tartaruga.
“L’amministrazione comunica il recupero della spiaggia sui social, ma la realtà è ben diversa: siamo di fronte a una fogna a cielo aperto”, hanno denunciato i portavoce della Rete Napoli Est attraverso megafoni e volantini distribuiti ai presenti. La lotta per un ambiente pulito e vivibile è diventata una battaglia collettiva contro l’inquinamento e il degrado, che affliggono questa parte di Napoli.
Il problema della bonifica e l’espansione del porto
Centrale nella contestazione è la natura dei lavori di risanamento sull’arenile. I comitati affermano che la bonifica è “falsa”, ricalcando errori già visti in passato, come quello di Bagnoli, dove i veleni industriali sono stati semplicemente interrati anziché rimossi. Attualmente, il tratto di mare antistante l’ex Corradini è ufficialmente non balneabile, e le acque sono considerate “non campionabili”.
Inoltre, i manifestanti hanno puntato il dito contro i progetti di ampliamento del porto commerciale. Secondo la Rete Napoli Est, l’avanzamento dei lavori portuali dimostra che il futuro dell’area non sarà quello di una balneazione pubblica, ma di una definitiva destinazione industriale e logistica. Durante la mobilitazione è intervenuto anche il movimento BDS, protestando contro gli interessi della multinazionale MSC.
Il litorale di San Giovanni a Teduccio è segnato da decenni di servitù industriali e degrado ecologico. I comitati definiscono la zona un “territorio di sacrificio”, evidenziando la presenza dei depositi petroliferi Q8, teatro di un disastro ambientale nel 1985, un depuratore malfunzionante, un inceneritore per animali e un progetto per un nuovo biodigestore. Per contrastare la mancanza di trasparenza istituzionale, gli attivisti della Campagna di monitoraggio popolare hanno avviato una mappatura indipendente del territorio, utilizzando tecnologie avanzate come termocamere. Grazie alle segnalazioni dei residenti, i cittadini hanno individuato e registrato scarichi abusivi che confluiscono direttamente nel mare.
Successivamente, la mobilitazione si è spostata nel Parco Troisi, dove durante un’assemblea pubblica, gli abitanti del quartiere hanno sottolineato lo stato di abbandono del verde pubblico e la continua cementificazione della periferia est di Napoli, lamentando l’assenza delle istituzioni locali.
Un movimento per la tutela dei beni comuni
La protesta di San Giovanni a Teduccio non si configura come un evento isolato, ma fa parte di un movimento più ampio per la difesa dei beni comuni. Dopo le storiche battaglie contro i grandi eventi sul lungomare e le rivendicazioni per l’accesso gratuito alle spiagge di Posillipo, la mobilitazione si allarga ora a est, in cerca di unire la città nella richiesta di un mare e un verde liberi, puliti e accessibili, da San Giovanni a Bagnoli.
Fonti ufficiali confermano l’esistenza di problematiche serie nella gestione ambientale di quest’area, rendendo evidente la necessità di un intervento deciso e trasparente da parte delle istituzioni. Sono necessari programmi di bonifica reali e un impegno per la tutela dell’ambiente, per restituire a Napoli un litorale degno di questo nome.
In questo contesto, la Rete Napoli Est si pone come una voce di opposizione, chiedendo un cambio di rotta e un futuro migliore per le generazioni a venire, ampliando la consapevolezza della comunità e invitando tutti a unirsi alla causa per la ripresa ambientale della loro città.
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