Il successo di Sal Da Vinci: un fenomeno che solleva interrogativi psichiatrici.
Il dibattito surreale attorno a Sanremo
Non dovrebbe sorprendere se qualcuno riuscisse a intuire messaggi inquietanti ascoltando una canzone al contrario. La polemica è tornata a far parlare di sé in seguito alla vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo, scatenando un’indigesta valanga di critiche e interpretazioni forzate.
Nella scia di questa controversia, espressioni come “Ma che bel castello Marcondinondirondello” potrebbero essere considerate da alcuni come un’apologia del sistema feudale e della gerarchia delle caste. Non è un’idea così assurda se pensiamo ai tanti messaggi che circolano nel dibattito odierno. E chi può scartare legami con la massoneria nel noto “Stella stellina”, accusata di contenere riferimenti a una simbologia che risale a ben altro che un semplice canto infantile? E poi ci sono i Gazosa: quel “www mi piaci tu” è visto da alcuni come un presagio inquietante dell’egemonia della pornografia online.
La situazione comica di questo dibattito è esemplificativa dell’epoca in cui viviamo: un’era in cui bastano delle note musicali per far scattare illazioni che sfiorano l’assurdo.
Il circo della critica musicale
Oggi si è entrati in una fase in cui le esagerazioni la fanno da padrone. Non importa il verdetto del pubblico o della sala stampa; per alcuni, la canzone vincente non è solo un brano, ma un manifesto di connotazione politica e persino criminale. Le assertive connessioni con la camorra hanno preso piede perché, ovviamente, se qualcosa ha successo a Napoli, ci deve essere per forza una qualche malefatta dietro. Questo pregiudizio è un riflesso condizionato che puzza di stagnante.—
Altra accusa? Il presunto maschilismo e la condanna dell’idea di “per sempre” in una canzone d’amore, interpretata come un attacco alla legge sul divorzio e a una visione progressista della società. Se seguiamo questa logica, saremmo costretti ad arrestare il 99% dei parolieri che hanno cantato l’amore dai tempi di Elvis Presley a oggi. La provocazione si arricchisce di una dimensione ridicola.
L’amore eterno è un tema ricorrente nella musica, eppure ogni volta che se ne parla, si torna a ragionare in chiave di moralità e società. Vorrei ricordare che l’arte vive di iperboli, promesse e sentimenti estremi. La vita è complessa e a volte gli amori finiscono, ma trasformare una licenza poetica in una colpa sociale è solo un sintomo di chi ha perso il contatto con la realtà e con il valore estetico delle espressioni artistiche.
La storia di Sanremo è costellata di brani brutti, mediocri o dimenticabili. In passato, se una canzone non ci piaceva, ci si limitava a cambiare canale o a fischiare. Oggi, invece, ogni canzone viene scrutinata come fosse un tema di rilevanza nazionale, meritevole di dibattito e analisi sociologica. Se non piace, può in qualche modo contribuire all’immagine di una catastrofe sociale o a un complotto di dimensioni epiche.
Nel mentre il discorso si abbandona a questi giochi retorici, non possiamo fare a meno di prevedere il motto del genio di turno che oserà ascoltare il brano al contrario, in cerca di messaggi subliminali, magari riferiti alla spaghetteria con vongole. In questo mondo, a volte, una canzone è semplicemente una canzone; e il fatto che piaccia a milioni di persone non rappresenta un crimine, è solo una manifestazione di democrazia del telecomando.
In un contesto sociale dove la musica continua a influenzare le masse e a farsi portavoce di emozioni e vissuti, il ruolo della critica musicale diventa sempre più controverso. Ci sono molte forme d’arte che rischiano di finire nel tritacarne dell’incredulità e del pregiudizio senza possibilità di redenzione. E quale miglior occasione, se non quella di un festival così iconico come Sanremo, per ripensare alle ragioni profonde della musica? Fonti ufficiali come la Repubblica e il Corriere della Sera continuano a evidenziare come la musica e la cultura si intrecciano con le dinamiche sociali, rendendo tutto questo ancora più attuale.
Senza dubbio, aprire un confronto su temi di attualità partendo dalla musica ci offre spunti di riflessione, al di là delle polemiche. E chissà, la prossima volta che ascoltiamo una canzone, possiamo farlo con la serenità di sapere che, oltre ai significati celati, c’è anche solo il piacere di un ritmo che ci fa vibrare.
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