Conte in Nazionale: Ecco le ragioni di una scelta complessa e difficile.

news423776.jpg

“Se fossi presidente, mi sceglierei”, ha dichiarato il mister. Chi non lo farebbe? La realtà, però, è ben diversa.

Napoli. Recentemente, una frase di Antonio Conte, fra le sue dichiarazioni incisive, ha fatto scalpore: “Se fossi il presidente federale, penserei a me”. Questa esternazione ha acceso i sogni di tifosi e giornalisti. Ma, come è noto, la realtà raramente rispecchia i titoli accattivanti. Alcuni approfondimenti rendono il quadro molto più sfumabile di quanto sembra all’apparenza.

Il castello senza re

L’ostacolo principale è di natura istituzionale, quasi burocratica, e insormontabile. Aurelio De Laurentiis, da Hollywood, ha messo in evidenza un aspetto cruciale: manca un interlocutore. La FIGC si trova in una fase di instabilità e non avrà un presidente fino al 22 giugno. Chi avrebbe il compito di contattare Conte? S’impone una riflessione: immaginare trattative faraoniche in un contesto di assenza di leadership è un grosso rischio, un azzardo che un allenatore esperto come Conte non potrebbe mai accettare. Senza un presidente serio, non può esistere un progetto serio. E Conte non è un uomo da gestire un “carro allegorico”.

Il nodo dei soldi (che sono nostri)

Passando al secondo aspetto cruciale, non possiamo tralasciare la questione economica. Gli stipendi per i tecnici di alto livello come Conte si aggirano sui 15-20 milioni di euro lordi all’anno. Se nel calcio dei club il discorso è circoscritto agli affari privati, in Nazionale stiamo parlando di denaro pubblico. In un periodo di crisi economica, come si potrebbe giustificare un tale esborso per un commissario tecnico? In passato, Puma ha fatto da sponsor per l’ingaggio di Conte, ma ottimizzare tali sponsorizzazioni richiede nuovamente una governance stabile e legittimata. Al momento, non vi è alcun interlocutore in via Allegri che possa rispondere.


Un’analisi attenta del contesto evidenzia altre criticità. La Nazionale italiana si trova in un momento di crisi. Non possediamo l’abbondanza di talenti come alcuni altri paesi calcistici, ma un insieme di difficoltà e incoerenze. La Norvegia, per esempio, ci ha inflitto risultati imbarazzanti, e il problema non risiede soltanto in panchina, bensì anche nelle radici del nostro sistema calcistico. Conte, noto per la sua mentalità vincente, si aspetta risultati immediati. Comunque, ricostruire il calcio italiano dai vivai richiede un intervento a lungo termine e una pazienza che difficilmente può essere richiesta a un “vincente seriale”. Chiedere a Conte di supervisionare un processo di ristrutturazione di un decennio mentre è in vista un Europeo rappresenta un rischio lavorativo troppo elevato.

Il cambio di mentalità nel calcio italiano

Il panorama attuale è quindi caratterizzato da una bassa disponibilità di emergenti talenti, unita a una governance insoddisfacente. I tifosi e i nostalgici di Euro 2016 possono continuare a sognare, ma fino a quando la FIGC rimarrà con una leadership instabile e il calcio italiano navigherà in acque difficili, l’idea di un ritorno di Conte sembra irrazionale. Quello di cui abbiamo bisogno è una ristrutturazione completa del sistema, avviando una cultura del lavoro che premi l’impegno e il talento.

In sintesi, il richiamo di Conte alla panchina nazionale mette in evidenza le fragilità del calcio italiano. È tempo di agire, di smettere di cercare i salvataggi estemporanei e iniziare un processo di rifondazione vera e propria. Solo così potremo rimanere competitivi nel panorama calcistico internazionale.

Per approfondire ulteriormente, si possono consultare le seguenti fonti ufficiali:

Non perderti tutte le news su Napoli+

@media(max-width:640px){ #gfp-sticky-footer .gfp-sf-google-text{display:none;} #gfp-sticky-footer .gfp-fmt-input{width:130px!important;} #gfp-sticky-footer .gfp-sf-ia-desktop{display:none!important;} #gfp-sticky-footer .gfp-sf-ia-mobile{display:inline!important;} }