Tajani chiede: ‘Oggi come i bombardamenti?’. Un’assurdità da far sgranare gli occhi.

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Un video pensato per comunicare una scelta diplomatica ha scatenato un’ondata di ironia online. Antonio Tajani, Ministro degli Esteri, ha pubblicato sui social un estratto della sua conversazione con l’ambasciatrice italiana in Iran, Paola Amadei, nel quale annunciava il trasferimento della sede diplomatica da Teheran a Baku, in Azerbaigian. L’intento era di informare i cittadini, ma gli utenti dei social media si sono concentrati su una frase del ministro che è diventata virale: «Oggi come sono stati i bombardamenti?». Questo commento ha generato una reazione di scherno e critiche a livello nazionale.

Il post ufficiale e la reazione del pubblico

Il comunicato di Forza Italia faceva sapere che un gruppo di circa cinquanta connazionali, guidato dall’ambasciatrice, aveva già attraversato il confine in Azerbaigian. In questo comunicato si affermava che l’ambasciata continuerebbe la sua attività da Baku, mantenendo aperTE le relazioni diplomatiche con l’Iran. Il messaggio era chiaro e informativo, e avrebbe potuto svolgere il suo compito senza ulteriori complicazioni.


Il problema è sorto con la decisione di Tajani di divulgare il video della telefonata. Il filmato mostra un momento in cui Amadei informa il ministro sull’attuale situazione: «Siamo tutte e cinque le macchine, le ultime rimaste. Tutte e cinque in territorio azero». A questo punto, Tajani rassicura l’ambasciatrice, dicendo: «Il problema era uscire da là». Fin qui, non ci sarebbero state particolari problematiche.

Tuttavia, la domanda successiva ha creato un’eco di polemiche: «Oggi come sono stati i bombardamenti?». Questo intervento, che poteva sembrare una richiesta innocente, è apparso inadeguato e fuori luogo. Questo tipo di domande, provenienti da un esponente di alto profilo diplomatico come il ministro, sembrano rivelare una mancanza di sensibilità, un fatto che ha destato preoccupazione tra i cittadini e i dipendenti del governo.

La reazione diplomatica e contraddizioni nel messaggio

Nonostante la natura delicata della conversazione, Amadei ha reagito con la compostezza da vera professionista. Con un’esperienza di oltre trent’anni nelle relazioni internazionali, l’ambasciatrice ha risposto: «Oggi si sono sentiti, ma consideri una cosa: noi siamo partiti ieri notte alle 22.45 e non ci siamo mai fermati. Non abbiamo mai dormito. A Teheran continuano i bombardamenti». Questo commento ha sottolineato la gravità della situazione e ha messo in evidenza il contrasto tra le parole di Tajani e la realtà operativa sul campo.


A chiudere la telefonata, Tajani ha tentato di chiarire la posizione dell’ambasciata. «Rimaniamo a Baku, diciamo che l’ambasciata di fatto si trasferisce a Baku, non è che chiudiamo l’ambasciata». Questo tentativo di smorzare la situazione è stato in netto contrasto con quanto riportato nel post ufficiale, dove si leggeva, senza equivoci: «Abbiamo chiuso l’Ambasciata d’Italia a Teheran». Amadei ha confermato la ristrutturazione: «Sì sì, assolutamente, ricollocati a Baku».

Il caos generato da questo episodio mette in risalto non solo le difficoltà della comunicazione in situazioni di crisi, ma anche l’importanza di una maggiore attenzione nel momento in cui si tratta di trattare tematiche sensibili. Un errore di questo tipo, nonostante le buone intenzioni, può facilmente trasformarsi in un’arma a doppio taglio, specialmente in un contesto globale così complicato.

In un’epoca in cui la comunicazione digitale regna sovrana, è fondamentale che i leader politici e diplomatici siano consapevoli del peso delle loro parole. Ogni dichiarazione può diventare virale e avere conseguenze reali sulla percezione del pubblico. Pertanto, una maggiore attenzione e responsabilità da parte di chi occupa posizioni di rilievo non è solo auspicabile, ma necessaria.

Questa situazione rappresenta un importante campanello d’allarme per le istituzioni, che dovrebbero rivedere le strategie comunicative in un contesto così delicato. L’importanza di una narrazione chiara e rispettosa dei sentimenti dei cittadini e delle comunità colpite da conflitti è cruciale per mantenere la fiducia e l’integrità nelle relazioni internazionali.

Fonti: La Repubblica, Corriere della Sera.

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