Italia, avanti tutta: battere la Turchia a Bologna per non tornare indietro

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 di Enrico Currò

BOLOGNA (ITALPRESS) – La conferma della credibilità ritrovata dall’Italia attraverso l’1-1 in casa della Francia, che è incontestabilmente una tra le prime quattro Nazionali al mondo da ormai almeno dieci anni, è che Mancini non si è per nulla crogiolato negli elogi, certamente meritati, per il risultato e per il gioco. Eppure nessuno poteva immaginare che il ct sarebbe riuscito a presentare a Saint-Denis una versione della squadra in ricostruzione già così spigliata e consapevole del proprio recuperato valore internazionale.

E nessuno lo poteva immaginare a maggior ragione dopo il tremebondo primo tempo di Roma col Belgio, che poteva prosciugare definitivamente anche le residue riserve di autostima dei rappresentanti di un movimento calcistico reduce dalle famigerate tre mancate partecipazioni consecutive al Mondiale.

Ma ora che il 4-1 in Turchia e questo autorevole pareggio allo Stade de France hanno restituito all’Italia un bel po’ dell’immagine perduta, il commissario tecnico lancia il monito ai suoi calciatori e pure al volubile ambiente che li circonda: fatti due notevoli passi in avanti, guai a tornare subito indietro, perché significherebbe buttare giù in un attimo il lavoro di questa prima finestra, preziosa e insolitamente lunga, strappata a campionati e coppe.

Mancini conosce per esperienza i rischi di una partita solo apparentemente facile come quella di Bologna con la Turchia, che sembra sull’orlo del baratro, ma che potrebbe per paradosso trovare proprio dall’assedio della critica a Montella e ai giocatori motivazioni superiori rispetto agli azzurri, forse appagati a livello inconscio dalla bella esibizione di Parigi e dal fatto che l’obiettivo minimo in questa Nations League sia già quasi raggiunto: il terzo posto nel difficile girone A e la testa di serie nelle qualificazioni a Euro2028.

All’insidia mentale, potenziale, si aggiunge quella fisica, oggettiva. Quattro partite in 11 giorni non sono uno scherzo, tanto più in questa fase d’avvio della stagione. Il presupposto di partenza era che si sarebbero dovute dosare le energie dei giocatori e che la pianificazione del turnover, tutto sommato programmabile nei primi tre appuntamenti e semmai modificabile anche in base ai risultati, sarebbe stata più estemporanea per la quarta e ultima partita, per l’incognita sulle condizioni atletiche dei singoli e per le pressioni più o meno legittime dei club, in vista dell’imminente ripresa dei campionati.

Nello specifico non si potrà non considerare che, insieme all’imprescindibile Donnarumma, Tonali e Pio Esposito sono stati titolari in tutte e tre le gare giocate finora. E che il rischio infortuni non va corso da chi ha subito colpi o ha acciacchi muscolari. Queste premesse rendono scontato a Bologna un massiccio cambio di formazione, mentre Mancini, confermando in Francia 9 degli 11 schierati a Bursa, ha dato la sensazione di avere più o meno individuato la squadra prediletta, anche a costo di esclusioni eccellenti, con Barella, Di Lorenzo e Gianluca Mancini fuori.

Dovrà modificare tanto, anche se avesse in testa la difesa con Kayode terzino potente, due centrali abituati a impostare come Scalvini e il doppio goleador Bastoni, un terzino istintivamente portato ad aggiungersi al centrocampo come Calafiori, la mediana di palleggio, di incursione e di copertura Frattesi-Tonali-Fagioli e l’attacco, dagli interscambi costanti e dagli inserimenti continui in area, composto dai fratelli Esposito e da Kean, imprevedibile nel bene e nel male. Una cosa, al di là dei fisiologici cambiamenti di uomini, è però certa. Il ct chiede che si consolidino l’atteggiamento della squadra e la tattica, fondata sul coraggio e sulla concentrazione.

Lo ha preannunciato chiaramente subito dopo il pari francese: l’Italia ha difeso come doveva difendere, si è mossa con compattezza e non ha avuto paura di osare passaggi rischiosi e uscite veloci e verticali dalla propria metà campo, accompagnate da un pressing che può diventare un boomerang, se non viene eseguito sincronicamente, come è accaduto in occasione del primo gol subito in casa col Belgio, con la Nazionale sbilanciata. Il pressing vincente di Bastoni a Parigi, però, ha dimostrato che i vantaggi possono superare gli svantaggi.

Ma a Saint-Denis è successa soprattutto una cosa molto importante e relativamente nuova, dopo la cavalcata dell’Europeo di cinque anni fa. Per la prima volta da allora, e per di più di fronte all’attacco più forte del mondo anche senza Mbappé, la difesa italiana è stata all’altezza della propria tradizione, non solo grazie alle formidabili parate di Donnarumma. Per batterla, è stata necessaria l’invenzione di un campione, il geniale calcio di punizione di Olise. Per questo, chiunque scenda in campo, contro la Turchia la difesa della Nazionale dovrà essere capace di ripetersi. Sarebbe il primo tassello messo al posto giusto, nella lunga rincorsa al Mondiale 2030.

-Foto IPA Agency-(ITALPRESS).

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FONTE ITALPRESS

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