Osimhen: «Juve? Mi voleva davvero. Ma al Napoli qualcosa si è rotto»
In un’altra dimensione avrebbe potuto affrontare il Galatasaray con la maglia della Juventus, magari allenato da Luciano Spalletti. In questa realtà, invece, Victor Osimhen è il leader offensivo dei turchi che stasera ospitano i bianconeri nell’andata dei playoff di Champions League. A 531 giorni dall’addio al Napoli, il centravanti nigeriano si racconta in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport.
«Quando ti chiama la Juve, devi ascoltare»
Osimhen conferma che l’interesse juventino fu concreto: «Prima che iniziasse la trattativa con il Galatasaray, Giuntoli mi chiamò per portarmi alla Juve. Ho parlato con un paio di persone del club, mi hanno mostrato interesse. E quando ti chiama la Juve, a prescindere da tutto, devi sederti e ascoltare».
Non solo bianconeri: «Sì, così come oggi potrei essere in altri due top club di Serie A». Parole che, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, certificano quanto il suo nome fosse centrale nel mercato italiano.
Spalletti e lo scudetto
Nel dialogo con la Gazzetta dello Sport, Osimhen spende parole di stima per Luciano Spalletti: «Si diceva che litigassimo, ma non era vero. Lo stimo tanto. Ha dormito per mesi nel centro sportivo del Napoli, lavorando giorno e notte per convincerci che potevamo vincere lo scudetto. Pretendeva tanto, ma ti dava tantissimo».
Un rapporto solido, dunque, lontano dalle ricostruzioni polemiche circolate in passato.
Il caso TikTok e la rottura
L’addio al Napoli è maturato dopo mesi di tensione, culminati nel video pubblicato dall’account ufficiale del club dopo un rigore sbagliato contro il Bologna. «Chiunque può sbagliare un rigore – spiega alla Gazzetta dello Sport – ma il Napoli ha fatto quel video soltanto con me, con allusioni di un certo tipo. Sono stato vittima di insulti razzisti e ho preso la mia decisione: volevo andare via».
Il gesto di cancellare le foto in azzurro da Instagram segnò un punto di non ritorno: «Dopo quel video qualcosa si è rotto definitivamente».
Osimhen parla anche di un “gentlemen agreement” con la società: «Avevamo un accordo per partire l’estate successiva, ma dall’altra parte l’impegno non è stato mantenuto del tutto. Hanno provato a mandarmi ovunque, mi trattavano come un cane. Non sono un burattino».
Conte e l’ultimo tentativo
Antonio Conte avrebbe provato a ricucire: «Mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto che voleva che restassi. Gli spiegai che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, ma ormai avevo fatto la mia scelta. Non volevo continuare in un posto dove non mi sentivo felice».
Un passaggio chiave dell’intervista alla Gazzetta dello Sport, che restituisce il clima dell’ultima estate napoletana del nigeriano.
Il presente turco
Oggi Osimhen è il volto del Galatasaray: «Ho trovato un club e una città che amo. Non avevo mai provato nulla di simile». Ambizioni chiare: «In Turchia siamo una realtà affermata, ora vogliamo lasciare il segno in Europa».
E sulla propria dimensione tecnica non ha dubbi: «Se non sono il numero uno tra i centravanti, sono il numero due. O, al limite, il numero tre».
Stasera contro la Juventus sarà una partita speciale. In un altro mondo sarebbe stato dall’altra parte. In questo, è pronto a dimostrare ancora una volta di essere tra i migliori.
