REPUBBLICA: A Verona il festival dell’odio. Esplode un caso politico

Lo striscione di Verona e i cori razzisti verso i napoletani  fanno esplodere un caso politico nazionale. Proteste anche dal sindaco Manfredi.

L’invito folle,  con uno striscione degli ultrà del Verona a bombardare Napoli, con le coordinate della città accanto alle bandiere di Russia e Ucraina. Il caso è già arrivato anche in Parlamento, con una interrogazione. Proteste del sindaco Manfredi. Salvini e Zaia prendono le distanze. Alla domenica di vergogna si aggiungono i cori contro i giocatori di colore del Napoli.  La rabbia di Spalletti ai microfoni di DAZN non basta.

SUI FATTI DI VERONA ESPLODE UN CASO POLITICO

L’edizione odierna del quotidiano la Repubblica condanna quanto avvenuto al Bentegodi,  gli Ultras  scaligeri ancora una volta si dimostrano i più razzisti ed intolleranti d’Italia.

Dal deprimente festival dell’odio e della stupidità andato in scena ieri al Bentegodi è uscito con i tre punti in tasca il Napoli, mantenendo i nervi saldi. Ma è esploso un caso politico. Con gli interventi dei partiti, del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, di quello di Verona Federico Sboarina, del presidente del Veneto Luca Zaia, del leader della Lega Matteo Salvini.

Tra i primi a denunciare il caso, lo scrittore Maurizio De Giovanni sui social. Stavolta la misura è colma. «Ora basta – ha protestato Spalletti – il calcio deve bandire per sempre questi personaggi dagli stadi, che dovrebbero essere dei luoghi di aggregazione, festa. Ce l’ho pure con i nostri sostenitori, non solo con quelli avversari».

Ora indaga la Procura Figc. L’allarme per l’ordine pubblico a Verona era scattato addirittura sabato sera, quando gli ultrà locali avevano esposto all’esterno del Bentegodi uno striscione di istigazione alla violenza, con le bandiere di Russia e Ucraina accanto alle coordinate geografiche di Napoli: a mo’ di un folle suggerimento per estendere i bombardamenti”.

Repubblica aggiunge: “Sarà duro il resoconto degli 007 federali presenti ieri allo stadio, dove si sono sentiti in modo chiaro i cori di discriminazione, i buu verso Osimhen e Koulibaly e gli insulti razzisti a Insigne da una parte, così come dall’altra i ripetuti slogan minacciosi e le esplosioni dei petardi. È questo il folle clima in cui è andata in scena la sfida tra Verona e Napoli, in cui va dato atto ai giocatori di non essersi fatti contagiare dal clima da corrida, mentre dagli altoparlanti partiva solo il surreale invito ai tifosi a indossare le mascherine.

«Siamo contrari a ogni forma di violenza», ha preso le distanze sui social il club veneto, senza peraltro fare riferimento all’assurdo striscione esposto dagli ultrà. Più diretta la politica.

È intervenuto il sindaco Manfredi con un tweet: «La sport non deve mai incitare alla guerra. Lo striscione non offende solo Napoli ma l’intero popolo ucraino. Rispondiamo con la forza della ragione e della fratellanza alla stupidità e all’odio».

 Da Salvini una presa di distanza («Atto grave e ingiustificabile, sulla guerra non si scherza»).  Il ministro Luigi Di Maio («Ripugnante»), Zaia («Messaggio vergognoso di sedicenti tifosi») e il sindaco di Verona Sboarina: «Non si ironizza sulla guerra, siamo una città solidale. Però fin troppe volte singoli episodi sono stati strumentalizzati e trasformati in macchina del fango sulla tifoseria e su una città intera».

Ma, come ha detto Spalletti, la misura è colma. È l’ora di seri provvedimenti”.

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