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Yemen, Al-Hamidi “A Taiz oltre 110 civili uccisi, servizi al collasso”

ROMA (ITALPRESS) – Oltre 110 civili uccisi, più di 350 feriti e oltre 70 abitazioni colpite tra il primo agosto e il 4 novembre. È il bilancio delle rilevazioni dell‘organizzazione Sam per i diritti e le libertà sulla nuova escalation militare a Taiz, nello Yemen sudoccidentale. A delineare il quadro, in un’intervista all’agenzia Italpress, è Tawfik Al-Hamidi, avvocato yemenita e presidente dell’organizzazione, che denuncia il progressivo deterioramento delle condizioni della popolazione e chiede interventi diplomatici per fermare gli attacchi e garantire l’accesso agli aiuti.

Al centro dell’allarme c’è l’assedio che, secondo Sam, gli Houthi impongono dal 2015 alla città, abitata da oltre un milione di persone. Le restrizioni sulle strade e sugli accessi, spiega Al-Hamidi, si sommano ai bombardamenti e alla carenza di acqua, alimenti, carburante e medicinali, trasformando le difficoltà quotidiane in una minaccia per la sopravvivenza dei civili.

Il rapporto dell’organizzazione descrive attacchi contro abitazioni, mercati e percorsi utilizzati dagli sfollati. Sam attribuisce agli Houthi le violazioni per le quali considera accertata la responsabilità delle loro forze e le restrizioni illegittime nelle aree sotto il loro controllo, chiedendo al tempo stesso indagini indipendenti sugli episodi dall’attribuzione controversa.

Tra i casi segnalati figura l’uccisione, in ottobre, di tre componenti della stessa famiglia, tra cui una bambina di sei anni con disabilità, in un bombardamento attribuito agli Houthi contro una casa nel villaggio di Al-Sarm, nell’area di Al-Aqroud. Il 27 ottobre, secondo le rilevazioni di Sam, oltre duecento razzi e proiettili di artiglieria sono stati lanciati nell’arco di poche ore contro i villaggi di Kahlan.

Il primo novembre, inoltre, Layan Shaef Ali Abdo, di otto anni, è stata uccisa in un attacco con un drone houthi contro l’abitazione della sua famiglia nel quartiere del vecchio aeroporto. Particolarmente grave anche il bilancio degli attacchi ai mercati. Una prima lista locale citata dall’organizzazione indica nove morti, otto dei quali bambini, nel bombardamento del 2 novembre contro il mercato di Al-Najd, nel villaggio di Al-Makhaf.

Il 6 novembre un altro attacco ha colpito il mercato popolare di Al-Hadara, nel distretto di Al-Wazi’iyah, provocando decine di vittime tra morti e feriti. Su quest’ultimo episodio, Al-Hamidi richiama la necessità di un accertamento indipendente: le autorità locali accusano gli Houthi e dichiarano che quel giorno non sono state effettuate operazioni aeree nel distretto, mentre il gruppo attribuisce la responsabilità all’aviazione saudita. Sam sollecita l’analisi dei resti delle munizioni e la raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti.

Le restrizioni agli approvvigionamenti aggravano intanto l’emergenza. Secondo quanto dichiarato dalle autorità locali il 5 novembre e riportato nel documento, i quantitativi di alimenti e beni essenziali che raggiungono Taiz non superano il 15% dei livelli abituali. Nelle fasi di maggiore difficoltà, i prezzi di alcuni prodotti sono aumentati fino a tre-cinque volte, mentre il costo di una cisterna da seimila litri d’acqua ha raggiunto circa novantamila rial yemeniti.

La mancanza di carburante ostacola il pompaggio e il trasporto dell’acqua, già compromessi dal fermo di pozzi e impianti. Sul fronte sanitario, Al-Hamidi richiama i dati diffusi dall’ufficio della Sanità il 2 novembre: nei distretti compresi nella valutazione e sotto controllo houthi, 120 strutture risultano completamente ferme e 66 funzionano solo in parte. A rischio anche i servizi di dodici ospedali e altri diciotto centri. Le disponibilità indicate nel rapporto coprono appena il 5% del fabbisogno di carburante, il 2% di quello di ossigeno e il 30% di medicinali e materiali per le emergenze. Una situazione che pesa soprattutto sui pazienti bisognosi di cure continuative.

Circa 420 persone dipendono dal centro dialisi dell’ospedale Al-Thawra, ma più di trenta pazienti residenti fuori città non sono riusciti a raggiungere le sedute, mentre le forniture delle soluzioni per il trattamento hanno subito ritardi di settimane. A questi ostacoli si aggiungono gli attacchi al trasporto sanitario: secondo le informazioni raccolte sul campo da Sam, il 20 ottobre l’autista Hossam Noman Abdullah Abduljalil è stato ucciso quando un’ambulanza è stata colpita in un attacco attribuito agli Houthi nell’area di Al-Shaqab.

Pesanti anche le conseguenze sulla salute materna e neonatale. Il rapporto cita il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, secondo cui oltre 147.600 donne e ragazze, comprese più di 13.100 donne incinte, hanno risentito dell’interruzione dei servizi di salute riproduttiva. Soltanto cinque dei 27 presidi per le emergenze ostetriche e neonatali continuano a operare parzialmente. Nell’ospedale yemenita-svedese, le incubatrici funzionanti sono passate da quaranta a dieci per la carenza di carburante e ossigeno. L’emergenza investe inoltre l’igiene urbana e l’istruzione.

Sam denuncia che i posti di blocco houthi hanno impedito ai mezzi per la raccolta dei rifiuti di raggiungere i siti di smaltimento, favorendo l’accumulo di immondizia nei quartieri. Secondo i dati dell’ufficio sanitario riportati nel documento, al primo novembre i casi sospetti di dengue sono aumentati del 26% e quelli di diarrea acquosa del 22%, mentre la media delle visite mediche settimanali è diminuita del 27%.

Il ministero dei Diritti umani ha inoltre segnalato, fino alla fine di settembre, l’interruzione delle attività in 243 scuole, con conseguenze per oltre 140 mila studenti. Al-Hamidi denuncia anche l’utilizzo di edifici scolastici per scopi militari, il reclutamento dei minori e i tentativi di sostituire i contenuti educativi con insegnamenti legati all’ideologia del gruppo.

Il presidente di Sam sottolinea la necessità di mantenere distinte le diverse rilevazioni sulle vittime. Il bilancio dell’organizzazione non va sommato automaticamente a quello dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, riportato dall’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari, che registra fino al 27 ottobre 67 civili uccisi e 196 feriti in 103 episodi, con 97 bambini tra le persone colpite.

Un’altra serie statistica del coordinamento sanitario guidato dall’Organizzazione mondiale della sanità indica, fino al 30 ottobre, 1.771 morti e 7.959 feriti legati al conflitto: dati che non riguardano esclusivamente civili e non consentono di attribuire tutte le vittime a una sola parte. Per Al-Hamidi, la priorità resta fermare gli attacchi, rimuovere le restrizioni illegittime e consentire il passaggio regolare di persone, merci e forniture sanitarie. Sam ritiene che gli attacchi contro civili e beni civili, l’uso della fame come metodo di guerra e gli ostacoli illegittimi all’accesso ai beni indispensabili alla sopravvivenza costituiscano violazioni del diritto internazionale umanitario e che alcune condotte possano configurare crimini di guerra.

Da qui l’appello agli Houthi a revocare l’assedio e proteggere ospedali e scuole, e alle Nazioni Unite e all’Unione europea ad adottare iniziative diplomatiche incisive, oltre gli aiuti e le dichiarazioni di preoccupazione. Per il presidente di Sam, l’apertura delle strade non rappresenta soltanto una necessità economica, ma una misura indispensabile per salvare vite, insieme alla documentazione delle violazioni e alla tutela del diritto delle famiglie alla verità, alla giustizia e alla riparazione.

-Foto organizzazione Sam-(ITALPRESS).

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FONTE ITALPRESS

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