Una storiella Napoletana della metà del 700

 

Una storiella Napoletana

Quando la religione diventava foga inquisitoria, i napoletani rispondevano a modo loro.

Di: Gabriella Cundari

Verso la meta’ del Settecento, presso la basilica di Santa Maria della Sanità (o popolarmente San Vincenzo alla Sanità), durante lo svolgimento dei riti del Venerdì Santo, un predicatore, parlando dell’agonia di nostro Signore Gesù Cristo, brandendo un crocefisso, con l’aria di un pubblico accusatore, accusava i fedeli di essere stati loro, come peccatori, ad aver forato mani e piedi del Cristo, che gli avevano inferto il colpo nel costato, che gli avevano calzato in testa la corona di spine e lo avevano flagellato con i loro peccati .

Preso dalla foga della predica, l’oratore, in modo maldestro, avvicino’ il crocifisso ad una candela accesa , al che, uno dei fedeli , alzandosi in piedi, grido’:“Mo abbrusciale pure’a barba e po’ dice ca so’ stat’ije!”

Una storiella Napoletana come ce ne sono a centinaia, ma che mostra tutta l’ironia di un popolo mai domo.

 

lo sapevi che? Il Colera e re Umberto a Napoli cancellano ogni memoria della trama greca

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