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Tre punti su nove, pochi. Pochissimi. È il bilancio che fotografa il momento del Napoli e che, come analizza Antonio Corbo su Repubblica Napoli, trova spiegazione nei tre pareggi consecutivi: due interni, contro Verona e Parma, squadre collocate nella parte bassa della classifica, e uno esterno, ben più solido e dignitoso, contro l’Inter a Milano.
La conclusione è netta. Il Napoli riesce a reggere il confronto con la capolista, concedendo ai nerazzurri una gara accorta e attendista, pur confermando le note lacune difensive. Anzi, dalla sfida di San Siro gli azzurri escono persino meglio dell’Inter. Ma quando il calendario offre l’occasione di capitalizzare, arrivano i problemi. Come sottolinea Antonio Corbo di Repubblica Napoli, contro avversari di livello medio-basso il Napoli non vince e i conti diventano impietosi: sei punti persi su nove nel momento in cui i campioni in carica avevano rilanciato la candidatura al titolo.
Il tema è chiaro: le formazioni più modeste diventano un ostacolo invalicabile. Il Verona, pur fragile, inchioda il Napoli sul 2-2 con fatica e dignità. Il Parma fa lo stesso, rinunciando quasi del tutto ad attaccare. Carlos Cuesta, giovane tecnico spagnolo, si fa sentire dalla panchina come un dodicesimo uomo, ma è il campo a parlare. Con Estevez e Keita a governare il centrocampo, il debuttante Rinaldi decisivo tra i pali e il 22enne argentino Troilo capace di opporsi a lungo a Hojlund, il Parma porta a casa un pareggio che per il Napoli pesa come una sconfitta.
Come evidenzia Antonio Corbo su Repubblica Napoli, Conte ha vissuto la gara dalla tribuna, scontando la prima delle due giornate di squalifica in una postazione angusta, una sorta di gabbia di vetro lontana dal campo. Un tormento per un allenatore che vive la partita con il corpo prima ancora che con la testa. Ma, realisticamente, non sarebbe cambiato nulla: le indicazioni sono state trasmesse puntualmente da Stellini e i cambi rispecchiano le scelte già previste.
Inutile tornare sull’episodio che ha portato all’espulsione di Milano. Non giustificabile per il ruolo e il prestigio dell’allenatore, ma comprensibile dal punto di vista umano, per chi trasmette alla squadra ogni grammo del proprio furore agonistico. Il nodo vero, scrive Antonio Corbo per Repubblica Napoli, è capire perché il Napoli si sia incagliato in classifica.
Le ipotesi sono diverse, e almeno una appare fondata. Il Napoli gioca molto sui nervi, ha bisogno di intervalli lunghi per ritrovare quella grinta che lo portò allo scudetto del 2025. Paga oltre misura le assenze, come suggerisce anche il tweet del presidente, che elogia la prova di Milano senza dimenticare gli otto infortunati. E, a metà stagione, emerge un altro dato: il Napoli non sta ancora traendo beneficio da un mercato costoso, definito all’epoca confuso e pasticciato.
È questo il momento di inserire i nuovi, ma restano i dubbi. I migliori contro il Parma sono stati Mazzocchi, poi sostituito, e il giovane Vergara, talento di Frattaminore. Neres non è ancora al massimo, Lang continua a non incidere, Beukema e Gutierrez restano assenti, Lucca si è visto solo nel finale. Per fortuna è arrivato Hojlund, investimento pesante ma necessario.
Per vincere partite come queste servono lucidità offensiva costante, scatti negli spazi, lampi di genio. Contro avversari chiusi, senza profondità, il Napoli fatica. E i numeri della classifica, oggi, iniziano a raccontarlo con crudezza.