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Tre anni senza Vujadin Boskov. Le sue frasi diventano leggenda.

Tre anni senza Vujadin Boskov. Le sue frasi diventano leggenda.

Tre anni senza  Vujadin Boskov. Le sue frasi diventano leggenda metropolitana. L’allenatore che più di tutti è passato alla storia non per il campo ma per le parole.

Di: Franscesco Pollasto

Tre anni senza  Vujadin Boskov

Quando muore un maestro gli allievi lo esaltano, spesso anche in maniera eccessiva, non è questo il caso. Sono tre anni senza Vujadin Boskov, il mito, l’allenatore -filosofo per eccellenza.

Il suo trascorso napoletano è rimasto nella storia come la sua squadra di ragazzini terribili.

Boskov ci lasciava il 27 Aprile 2014 all’età di 82 anni dopo una lunga malattia. Rude, pratico e di un’ironia disarmante, a Napoli lo ricordano per La vittoria a San Siro con l’Inter e il 3-2 in rimonta in casa contro la Lazio.

Del Boskov napoletano ha raccontato molto la moglie Yelena al Mattino:

“Abbiamo passato momenti splendidi a Napoli: è una città che ricordavamo sempre con affetto. Vivevamo a Posillipo e ogni sera, dopo cena, io e Vujadin ammiravamo dal terrazzo l’isola di Capri. Ho un ricordo dolcissimo di quelle notti.

La città l’attraversavamo a bordo di una utilitaria, una Clio. Vujadin andava al Centro Paradiso per l’allenamento, io in giro. Potrei raccontare decine di episodi accaduti in quegli anni. Uno mi rimase impresso. Un giorno, uscendo dal parrucchiere, mi accorsi che uno specchietto retrovisore non c’era più: forse era stato rubato, forse rotto.

Lo dissi a un paio di persone che erano nei pressi della mia Clio e poche ore dopo trovai un nuovo specchietto.

Tra i napoletani e i serbi ci sono affinità perché anche noi siamo meridionali, con quel carattere allegro e quell’apertura mentale.

Abbiamo lasciato molti amici a Napoli, come Armando, un affettuoso tassista, e Marinella. Andavamo spesso nel negozio di Maurizio in piazza Vittoria.

A Vujadin piacevano quei colori, compravamo tante cravatte da regalare ai nipoti”.  

Le sue frasi diventano leggenda

Ma Boskov era  l’uomo delle frasi storiche:

1) Se vinciamo siamo vincitori se perdiamo siamo perditori.

2) Io penso che per segnare bisogna tirare in porta. Poi loro sono loro, noi siamo noi.

3) Dopo pioggia viene sole.

4) No serve essere 15 in squadra se tutti in propria area.

5) Io penso che tua testa buona solo per tenere cappello!

6) Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri.

7) Rigore è quando arbitro fischia.

8) Palla a noi, giochiamo noi, palla a loro, giocano loro.

9) Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0.

10) Non ho bisogno di fare la dieta. Ogni volta che entro in campo perdo tre chili.

11) Gullit è cervo che esce da foresta

 

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