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Sai quando è comparsa a Napoli la tazzulella di caffè?

Sai quando è comparsa a Napoli la tazzulella di caffè?. Solo a Napoli l’aroma del caffè  risulta ben lontano dalla legnosità alla quale nel tempo si sono assuefatti i consumatori a causa di scarsa qualità.

Di Laura Cocozza CdM

Quando è comparsa a Napoli la tazzulella di caffè?

Sembra strano ma quello che oggi è considerato un rituale della napoletanità, e cioè sorseggiare una tazzulella di caffè, è un’usanza che cominciò ad essere apprezzata a Napoli solo agli inizi dell’‘800.

Fu allora, infatti, che comparvero i caffettieri ambulanti che dispensavano il caffè, urlando ogni giorno il nome del santo che si festeggiava, in modo che nessuno dimenticasse di fare gli auguri ad amici e parenti.

«Il caffè è una scusa. Una scusa per dire a un amico che gli vuoi bene» sintetizza bene Luciano De Crescenzo: è la pausa che ci si concede per incontrare gli altri, ma anche se stessi, nel caos degli impegni quotidiani.

Quartiere Chiaia, il regno del caffè nella tazzulella

Si spiega così il proliferare di tanti bar e caffetterie, soprattutto nel quartiere Chiaia che, uno dei luoghi di Napoli più vocato all’incontro. Qui, oltre ai bar diurni, ci sono anche quelli notturni, i cosiddetti “baretti”, punto di riferimento della movida. Sono concentrati lungo via Bisignano, via Ferrigni e le vie parallele, e sono aperti dalle 17 in poi.

Proprio in via Bisignano c’è un piccolo bistrot con 24 coperti in cui la nera bevanda mantiene il suo avamposto.

Conosci la  storia dell’inventore dell’acqua e caffè?

Nasce come showroom di degustazione di Anhelo caffè, una preziosa miscela messa a punto da Luca Ferrari, per 30 anni curatore di lussuosi boutique hotel nel mondo e dell’immagine di colei che ne inventò il concept, la modella Anouska Hempel divenuta poi Lady Weinberg. Bevitore appassionato di caffè, dopo 12 mesi di prove, tre anni fa Ferrari è riuscito a creare una miscela di qualità che ricordasse quella di tradizione partenopea. «I napoletani sono stati i primi a mettere insieme le varie peculiarità delle piante monorigini, arabica e robusta – spiega Ferrari – e a creare quel bilanciamento di sapori che conferiva al caffè un gusto rotondo, gradevole, con una bella persistenza di note di cacao e nocciola tostata: proprio come il nostro. Un gusto ben lontano dalla legnosità alla quale nel tempo si sono assuefatti i consumatori e che dipende dalla scarsa qualità, mascherata spesso con una eccessiva tostatura».

Conosci la leggenda della bambina fantasma al Bar Gambrinus di Napoli

Chi fosse a Napoli da oggi al 9 aprile, invece, non può lasciarsi sfuggire il Cuccuma week, l’evento ideato da Guglielmo Campajola, patron del Gran Caffè La Caffettiera, in piazza dei Martiri. «L’obiettivo è celebrare l’antico modo di fare il caffè nel bricco reso famoso da Eduardo, che da 30 anni è il simbolo del nostro marchio – spiega Campajola – , con una serie di appuntamenti a tema tra corsi aperti al pubblico sulle diverse miscele e modi di fare il caffè e degustazioni di prodotti gastronomici che lo vedono protagonista, tra cui anche la pasta o le colombe pasquali artigianali».

La Caffettiera Napoletana compie 198 anni

Via Chiaia dove mangiare: Tra shabby chic e cucina tipica

1) Umberto, un’istituzione, via Alabardieri,30 tel. 081.418555 chiuso il lunedì a pranzo.

2) La locanda del profeta, atmosfera shabby chic, vico Satriano 8c, tel. 081.245 5057, aperto a cena dal lunedì al sabato. Sabato e domenica a pranzo

3) La trattoria dell’Oca, via Santa Teresa a Chiaia, 11 (angolo via Bausan), tel. 081.41486

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