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Rione Sanità: La teatrale bellezza di Napoli. La Storia non ha mai abbandonato la Sanità dei vivi e dei morti.

Rione Sanità: La teatrale bellezza di Napoli e dei napoletani . Arte, popolo e speranze sotto il segno di Totò. Tesori del periodo ellenico e il culto dei morti.

Di: Pietro Treccagnoli giornalista de Il Mattino

Rione Sanità

Il Rione Sanità è costantemente sospeso tra orgoglio e pregiudizio. Il proprio orgoglio e il pregiudizio altrui. Condannato a un riscatto che non arriva mai. Vittima e carnefice, ombelico di bellezza e ombelico di camorra. Un tempo, prima che fosse ghettizzato dai bonapartisti con la costruzione del ponte che scavallò il fossato, deturpando per sempre il chiostro di Santa Maria della Salute, un tempo la Sanità era il percorso obbligato per salire, trainati prima da cavalli e poi da buoi, fin sopra Capodimonte e verso i casali a nord della città.

La Sanità, eccola. Nelle poche centinaia di metri che dall’emiciclo di piazza Cavour arrivano fino alla basilica del Monacone, prima via Vergini, poi via Arena alla Sanità e infine via Sanità, nei secoli si sono dati appuntamento la Storia, l’architettura, la religiosità popolare, la vita quotidiana con i commerci emersi e sommersi e i correlati nutrimenti terresti e marini, i miti del cinema e i resti sotterranei del culto dei morti che non hanno mai abbandonato ai vivi.

Oleografia e scenografia si sovrappongono e si confondono, sotto un cielo spesso occultato. Non è sempre la grande bellezza, ma il fascino del Rione che ha avuto come teatrale sindaco Eduardo De Filippo è nel sipario che si apre sul bene della Mala Sanità e mostra i palazzi, i bassi, i cortili segreti, le chiese, le bancarelle e le eccellenze come Totò. La sua casa natale è a via Santa Maria Antesaecula, una salita difronte alla pizzeria d iConcettina ai Tre Santi, altro luogo topico della rinascita non solo gastronomica del quartiere e della città.

Accanto al balcone dove visse il Principe della Risata resiste una lapide a futura memoria, appena più su un altarino con la celebre testa dal mento sconnesso si guarda con la dirimpettaia Madonna delle Grazie. Il grande comico aspetta paziente un museo promesso.

 La teatrale bellezza di Napoli e dei napoletani

Da di via Arena alla Sanità a seguire, spuntala nobiltà, sotto forma di edifici cresciuti sull’antica necropoli e sui resti dell’acquedotto augusteo.

La Storia non ha mai abbandonato la Sanità dei vivi e dei morti. Qualche metro prima della casa di Totò, inabissandovi nel ventre tufaceo del quartiere, trovate gli ipogei ellenistici, tombe del quarto secolo avanti Cristo, scovate da Cela napoli di Carlo Leggieri.

Fanno da pendant con la serie stratificata di catacombe scavate più sopra e battezzate con i nomi di san Gennaro, san Gaudioso e san Severo. Proprio i palazzi, a partire da quello dello Spagnuolo, con i suoi colori da meringa alla menta, le scale ideate come una scalata ardita da Ferdinando Sanfelice, sono i gioielli più esposti e talvolta i meno curati. Come l’altro palazzo che porta il nome di Sanfelice, più avanti lungo la strada, e che il maestro dell’architettura pensò per sé, gemello dello Spagnuolo, con il portale decorato da una coppia di sirene a fare da cariatidi per il balcone del piano nobile.

Il tempo purtroppo ha reso grigio e grezzo lo scalone che nasconde un cuore verde dove fioriscono gli aranci. Prima ancora svetta Palazzo de’ Liguoro di Presicce, all’apparenza un casermone, parzialmente nascosto da una fila di botteghe a fargli da scudo. Appartiene ancora, in parte, alla famiglia di sant’Alfonso e domina la strada con squadrata imponenza. All’interno la consueta stratificazione.

Ogni palazzo a Napoli è una piccola Napoli, spalmata su più livelli. I piani aristocratici sono sorretti dal popolo, che, laddove un tempo erano custoditi cavalli e carrozze, conserva adesso auto d’epoca o espone panni stesi, simbolo della maniacale igiene della gente dei vicoli. La Sanità, strangolata dal pizzo, umiliata, offesa, ferita dalle stese, si aggrappa ai propri santi (ne ha bisogno di tanti), agli uomini, alle donne e al passato che a poco a poco può diventare il piedistallo del futuro. Pietra dopo pietra. Perché sulle pietre si cammina.

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