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Restituito a Napoli il camerino di Eduardo de Filippo

Restituito a Napoli il camerino di Eduardo de Filippo. La stanzetta al teatro San Ferdinando torna com’era ai tempi di De Filippo.

di Natascia Festa Corriere del Mezzogiorno

Restaurato (finalmente) e restituito a Napoli il camerino di Eduardo de Filippo

Il San Ferdinando era un teatro storico e popolare, fino all’agosto del 1943 quando un bombardamento lo ridusse ad un cumulo di macerie.

Quelle macerie cariche di storia e di passione le comprò Eduardo De Filippo, il 25 febbraio del 1948, per la somma di tre milioni. I lavori di abbattimento di quei ruderi e quelli di ricostruzione durarono fino al 22 gennaio del 1954, quando Eduardo presentò al suo pubblico «Palummella zompa e vola» di Antonio Petito.

Le camicie bianche sono stirate e piegate nel cassetto semiaperto. I trucchi in ordine. La giacca da camera ben sistemata sulla gruccia, il cilindro di «Sik Sik» sul baule. Lo specchio che riflette il muro è quello al quale Eduardo lanciava l’ultimo sguardo prima di andare in scena.

Benvenuti nel ritrovato camerino del «direttore», restaurato, come recita la targa, «a cura della Fondazione dell’Ordine degli ingegneri di Napoli e della Fondazione De Filippo».

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Antefatto. Non ce l’ha fatta la scala antincendio del teatro San Ferdinando a diventare anche una scala anti-memoria. O meglio ce l’aveva fatta quando fu installata, sventrando completamente il camerino di Eduardo nel corso dei lavori di restauro assegnati con un bando del 2002. Visitando il teatro poco prima della sua consegna – era il 2007 – il Corriere del Mezzogiorno chiese al responsabile del cantiere che fine avesse fatto il leggendario scrigno nel quale il drammaturgo si chiudeva in un temutissimo (e amatissimo) silenzio o, dopo lo spettacolo, riceveva l’abbraccio di amici come Totò. «Era qui – disse indicando un’anonima porta di legno – ma l’abbiamo dovuto ridurre per fare posto a una scala di sicurezza». Non solo. Dall’intera area era stato ricavato un altro piccolo vano destinato ad attrezzature tecniche. Risultato: il sancta sanctorum del «direttore» era ridotto a una stanzetta qualunque e i pochi arredi in formica riuscivano a peggiorare l’atmosfera.

Ora dopo circa ventimila euro di investimento da parte del benemerito ordine, il camerino è ritornato com’era a partire dalla struttura. Ti accoglie un’anticamera dove, sotto una teca, è sistemato il baule delle tournée; di fronte la chaise longue di velluto e la poltrona con la cornice di legno intagliata; lo specchio lungo, la locandine di «Napoli milionaria» ed altre. Un piccolo corridoio, poi, conduce nel camerino vero e proprio: la toletta verde con un vetro sopra; due piccole lampade di vetro soffiato, una poltroncina rossa per un eventuale ospite. Alle spalle la porta del bagno.

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Nell’anticamera c’è l’interfono d’epoca per il celebre «chi è di scena». Dall’interfono potrebbe partire una registrazione della voce di Eduardo così da creare un’installazione sonora, curata e di grande effetto per chi visiterà il camerino.

Una visita performativa auspicabile perché quello che non è ancora chiaro è se il camerino avrà una vita funzionale, sarà cioè destinato al primo attore-attrice o sarà uno spazio dedicato alla memoria del genius loci. In tal caso, lontano da ogni feticismo, ma nel rispetto della storia dei luoghi della cultura, è probabile che ci sarà la fila pagante. Perché se per vedere la casa di Elvis a Memphis (anche lui senza necessità di cognome) si pagano un po’ di dollari, per visitare il camerino di Eduardo si potrà ben investire qualche euro.

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