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Il rapporto tra Ancelotti e il Napoli è cambiato. La situazione

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Il rapporto tra Ancelotti è il Napoli è cambiato. La cupa trasformazione dell’ex leader calmo. Da Dimaro ad oggi ecco cosa è successo

La crisi di gioco e risultati ha cambiato il rapporto tra Ancelotti e il Napoli. La cupa trasformazione dell’ex leader calmo è arrivata inaspettata. Dai sogni scudetto all’amara realtà.
Il portale l’ultimouomo ha realizzato un focus sul rapporto tra Ancelotti e il Napoli e sull’evoluzione che lo stesso ha subito in questi mesi.

Come è cambiato il rapporto tra Ancelotti e il Napoli

Il 6 luglio inizia ufficialmente la stagione del Napoli, con il ritiro di Dimaro. Carlo Ancelotti appare fresco dopo le vacanze passate in Canada insieme alla famiglia. Il Napoli ha già centrato il primo colpo di mercato, prendendo dalla Roma uno dei migliori difensori del campionato, Kostas Manolas. L’allenatore va davanti ai microfoni per la prima volta in stagione e non ha paura di alzare l’asticella. Anzi, lo dice proprio a chi gli chiede l’obiettivo del Napoli: «Dobbiamo alzare l’asticella, il nostro obiettivo è cercare di vincere».
n quei giorni il “sogno James Rodriguez” occupa quasi tutto lo spazio mediatico intorno ad Ancelotti. È il giocatore individuato dall’allenatore per aumentare il livello della squadra.

Quasi tutte le domande ruotano intorno al suo arrivo: «Il Napoli ha bisogno di più talento, pur avendo già un gruppo molto forte. James ci garantirebbe un ulteriore salto di qualità, anche se purtroppo non è ancora nostro».

Il suo arrivo sembra cosa fatta o almeno così si percepisce dalle parole dell’allenatore in quei giorni di luglio.
In mezzo a tante parole dolci per la vecchia guardia e i nuovi arrivati, l’unico ad essere pungolato è Insigne: «Viene da una stagione altalenante. Mi aspetto da lui comportamenti e atteggiamenti da capitano», una richiesta ripetuta anche dal presidente qualche giorno dopo.
«Ma com’è che in Nazionale con un modulo diverso ti trovi meglio? L’animaccia tua…». Insigne risponde ridendo: «È sempre colpa dell’allenatore».
I tifosi gli dedicano cori, il mercato si riempie di nomi altisonanti, insieme a James Rodriguez si parla di Pepé (con cui i giornali dicono che Ancelotti abbia avuto una conversazione al telefono).

Il leader Calmo tradito dal mercato

Il 29 luglio l’estrazione dei calendari mette il Napoli davanti a due trasferte difficili alle prime due giornate, a Firenze e poi a Torino, contro la Juventus.

Ancelotti dice: «Io sono molto contento e soddisfatto dell’operato della società, se dovessi dare un voto al mercato sarebbe sicuramente un 10: è un piacere allenare e vedere giocare questi ragazzi. Ci prendiamo la responsabilità di lottare per vincere il campionato».
Non è facile capire se l’allenatore pensa davvero queste cose o se stia comunicando qualcosa alla società in maniera sottile, visto sul mercato le sue richieste sono state esaudite solo in parte.

Ancelotti  e gli spogliatoi del San Paolo

I problemi arrivano dall’esterno ed è proprio l’allenatore ad esporsi in prima persona, occupandosi anche di argomenti che non dovrebbero competergli direttamente. Tipo i lavori di ristrutturazione del San Paolo.

È Ancelotti infatti ad attaccare duramente la Regione, il Comune e i Commissari: «Sono indignato per la scorrettezza e l’inadeguatezza di chi doveva eseguire questi lavori» dice dopo aver visionato le condizioni degli spogliatoi a pochi giorni dall’esordio in casa.
In campo la squadra fatica a trovare equilibrio ma è capace di avere dei picchi di prestazione assoluti, come la vittoria contro il Liverpool in casa, forse il punto più alto toccato da Ancelotti al Napoli: il momento in cui allenatore, giocatori, società e tifosi sembrano remare tutti dalla stessa parte.
La sconfitta con il Cagliari, 1-0, dopo aver fallito parecchie occasioni e subito gol praticamente nell’unica concessa, viene derubricata da Ancelotti a spiacevole inciampo, «può succedere di perdere una gara dominata ed è capitato a noi».

La rottura tra squadra e società

Ancelotti sembra capace di ristabilire la serenità nello spogliatoio, ma lui stesso non sembra averne molta. Dopo il pareggio contro la Spal, risponde stizzito ad una legittima domanda sul mancato impiego di Ghoulam. Contro l’Atalanta si fa espellere per proteste, arrivate dopo una contestata azione dove a un presunto mancato rigore per il Napoli è seguito il gol del pareggio dell’Atalanta: «Mi sento un po’ attaccato, alla mia serietà, professionalità, squadra e società. Preferirei parlare meno possibile».

Sono queste le parole dietro cui si nasconde l’allenatore, che non sembra in grado di risolvere tatticamente i problemi del suo Napoli.
A causa della squalifica Ancelotti deve vedere dalla tribuna la successiva trasferta all’Olimpico, mentre il figlio Davide guida la squadra dalla panchina.

La sconfitta di misura irrigidisce la società, che il lunedì tramite le parole alla radio ufficiale del presidente decide di mandare in ritiro la squadra fino a domenica, quando i giocatori partiranno per le rispettive Nazionali.

È una decisione che De Laurentiis definisce “costruttiva” e non “punitiva”, ma la squadra non sembra essere d’accordo. Ancelotti si schiera con loro.

L’ammutinamento del Napoli

Dopo la partita con il Salisburgo, pareggiata 1-1, negli spogliatoi del San Paolo si è consumata la rottura. Carlo Ancelotti non partecipa alla conferenza stampa organizzata dall’Uefa, dileguandosi in silenzio dallo stadio.
Nei giorni successivi la vicenda viene ricostruita dall’esterno, visto che la squadra e l’allenatore sono in silenzio stampa. Dopo la partita il vice presidente Edoardo De Laurentiis sarebbe sceso negli spogliatoi comunicando che il ritiro sarebbe continuato.
Il patto a quanto pare era che si sarebbe interrotto solo in caso di vittoria. A quel punto i giocatori si sarebbero ribellati, a partire dai “senatori”. Sarebbero volate parole grosse, rischiando anche di arrivare al contatto fisico tra Allan e il figlio del presidente.
Secondo la ricostruzione de La Gazzetta è per riportare la calma che Ancelotti avrebbe mancato la conferenza stampa della UEFA.
In quei giorni viene messa in discussione anche la professionalità del tecnico nella scelta del figlio Davide come suo secondo, finito in panchina durante la squalifica.
Dopo quella sera l’allenatore e il suo staff, pur non approvando il ritiro, ritornano a Castel Volturno. Ancelotti non segue i suoi giocatori nell’ammutinamento, ma decide di continuare ugualmente un ritiro verso il quale si era mostrato contrario.

La confusione di Ancelotti

È da questo momento che Ancelotti inizia a perdere quel controllo che gli abbiamo sempre riconosciuto sulle proprie squadre. I problemi si accavallano: da una parte deve risolvere un evidente problema tattico, con la squadra che mostra qualche difficoltà nell’adattarsi al 4-2-3-1 (o 4-4-2) con cui l’allenatore pensava di affrontare la stagione (forse pensando di avere James, forse per avere maggiore fluidità); dall’altra deve agire come intermediario tra i giocatori e la società, che sceglie il pugno duro e decide di avviare il procedimento per multare i giocatori.
Sfoga la sua frustrazione durante l’incontro tra allenatori, capitani, dirigenti e arbitri, in uno scambio con Rizzoli ripreso dalle telecamere.

La crisi nel rapporto tra Ancelotti è il Napoli

Dopo la sconfitta contro il Bologna, la soluzione per Ancelotti è il ritiro. A un mese dalla decisione unilaterale di De Laurentiis di mandare la squadra in ritiro, questa volta è l’allenatore a pretenderlo, contraddicendo le proprie convenzioni, sbattendo i pugni sul tavolo, lui che ha sempre preferito un atteggiamento morbido nella gestione del gruppo.
Il presidente per la prima volta del tutto convinto dell’allenatore e cominciano a circolare voci di un interessamento a Gennaro Gattuso, curiosamente uno dei giocatori più legati all’ex allenatore del Milan.
Tre anni fa Ancelotti pubblicava un libro dal titolo Il leader calmo. Come conquistare menti, cuori e vittorie. Lì riassumeva alcune delle sue scelte a livello di gestione dei rapporti e di come questi siano stati importanti nella costruzione delle sue vittorie: i rapporti con i presidenti, la leadership con la squadra, l’importanza dello staff, l’importanza di uno spogliatoio unito e dei rapporti di lavoro e personali.
Dalla sua pubblicazione Ancelotti è stato esonerato dal Bayern Monaco per essersi messo contro una parte della squadra e adesso sta vivendo una situazione simile a Napoli.

Il patto di Castel Volturno è fallito

Oggi il leader calmo è diventato cupo. In estate si è scelto – e sarebbe interessante sapere l’influenza di Ancelotti in questa scelta – di non smontare una squadra che sembrava alla fine di un ciclo lungo e faticoso.

Tenere Insigne però bacchettandolo, lasciare che la situazione contrattuale di Callejon e Mertens si trascinasse sono alcune scelte che si sono rivoltate contro la società.
Forse non era Ancelotti l’allenatore adatto a guidare una rivoluzione. Il Napoli ha sperato che l’esperienza e le capacità manageriali dell’allenatore potessero tenere in piedi una squadra stanca. Cosa che non sta accadendo in questo periodo.

Anche al Milan attraversò una fase turbolenta, verso la fine del 2006. In quella circostanza a ristabilire l’ordine fu un ritiro dopo Capodanno, occasione di confronto tra squadra e allenatore al termine del quale venne stipulato il “Patto di Malta”, che portò la squadra a trionfare in Champions League. Magari in queste ore a Castel Volturno sta succedendo qualcosa di simile. Ma più probabilmente no.

Al quindicesimo anno da allenatore Ancelotti sta provando una nuova versione di sé stesso, alla carota sta sostituendo il bastone. Se stia snaturando consapevolmente o se si tratti solo di un uomo in difficoltà, che non siamo abituati a vedere in difficoltà, se funzionerà o meno, lo scopriremo più avanti. Per ora dobbiamo concedere ad Ancelotti il beneficio del dubbio. Se c’è un allenatore con una storia che ci impone di aspettare a giudicare, quello è proprio lui.

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