Calcio Napoli e cultura Napoletana

La gazzetta: Pipita il traditore è diventato uno dei tanti. L’argentino stecca i Napoletani vincono ancora.

Molto rumore per nulla Così Pipita il traditore è diventato uno dei tanti. L’argentino stecca: per lui al San Paolo tanti fischi ma nessun trattamento speciale, come era già successo a molti altri ex. I Napoletani vincono ancora.
scrive la gazzetta

Pipita il traditore

Piccolo breviario di frasi utili per calciatori e allenatori. «Non leggo mai le pagelle». «Gli striscioni? Non li ho visti». «Il calendario non mi interessa, per vincere il campionato bisogna incontrare e cercare di battere tutti». «I fischi? Dal campo non si sentono nemmeno», quest’ultima ovviamente gettonatissima nel caso di ritorno dove un tempo era la casa.
Gonzalo Higuain al San Paolo non ha dovuto neppure far finta di non leggere, perché i napoletani hanno risparmiato gli striscioni contro. Non il rumore, ma se ci fosse stato il lettore di decibel usato la sera di Napoli­-Real si sarebbe potuta costruire una statistica piuttosto precisa sulle palle toccate dall’ex e sui pericoli creati.
Molto rumore per nulla perché Higuain è rimasto impigliato nelle maglie di una partita difensiva. Un paio di guizzi, un tiro scagliato addosso a Koulibaly, poco altro.
Chi si aspettava una serata di fuoco è rimasto deluso, in tutti i sensi. Perché Higuain, che non segna ormai da cinque partite, ha risparmiato a sua volta il gol dell’ex, abusatissimo.
Resta la domanda: avrebbe osato festeggiare, come ha fatto, seppure con misura, colpendo il Napoli in Coppa Italia? O avrebbe fatto finta di nulla, sommergendo il sorriso sotto gli abbracci dei compagni, come ha fatto quando ha segnato il gol decisivo all’andata in campionato a Torino, a fine ottobre? Alla partita di mercoledì la sentenza, anche se Higuain non pare tipo da dar battaglia sotto la curva come farebbe qualche ex un po’ spaccone, o incauto.

I Napoletani vincono ancora

Alla fine della serata restano le parole di Hamsik, lui sì applauditissimo, sempre con la mano sul cuore: «La serata di Gonzalo? Dovete chiederlo a lui».
Restano i manifesti listati a lutto attaccati al muro, con il nome di Higuain e il numero 71, che nella smorfia non è una bella cosa. Ma tutto nei limiti del rancore conosciuto in questo mondo del pallone, dovuto quasi in automatico a chi osa cambiare squadra e accasarsi col nemico. Higuain resta un traditore, ecco, un traditore che non ha ricevuto trattamenti speciali: sono stati accolti allo stesso modo, raccontano, Ciro Ferrara e Cavani. Dopo tanti gol segnati col Napoli e due già subiti da avversario, c’era chi si aspettava di più.
Un risentimento senza limiti, calcioni e assalti dei vecchi compagni (e invece nessun fallo duro, per fortuna), tadzebao maligni. Invece niente. Solo un rumore assordante, apparentemente infinito, congelato dal gol di Khedira. Colpito a freddo dall’uomo sbagliato, il San Paolo è rimasto incerto, quasi avesse deciso che senza il primattore non c’era motivo di sgolarsi.
Sorpreso come la squadra in campo, ha allentato la morsa della protesta e rallentato il lavoro dell’ugola. Poi, ecco il pari dell’idolo che non tradisce, ecco il risveglio della Juve che quasi quasi si rimette a giocare, e Higuain che tenta qualche sortita in più.
Ma non era giornata, non era partita, non era il momento. Ora il secondo atto in Coppa Italia, e Gonzalo non dovrà neppure simulare indifferenza.
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