A Palazzo d’Angri, in via Toledo Garibaldi dormì con Madame Bovary

A Palazzo d’Angri, in via Toledo, a Napoli Garibaldi dormì con Madame Bovary. Uno splendido racconto di Riccardo Pazzaglia sulle gesta poco eroiche “dell’eroe dei due mondi”

Scrive Pazzaglia:

Il cortese lettore dovrà fare un secondo salto in avanti e andare a cadere addirittura nell’11 settembre 1860, dove l’eroe dei due mondi, entrando nella capitale quattro giorni prima, ha trovato subito posto per dormire. Sul mare luccica l’astro d’argento: con chi dorme, in quella notte di fine estate? Nientemeno che con Madame Bovary.

Nel 1846 a Gustave Flaubert muore il padre e la sorella. Ci sono vari modi per reagire ai grandi dolori. Fra i più efficaci Gustave scelse quello di prendersi un’amante. Ma che deve fare un orfano quando gli viene sotto gli occhi una con «occhi azzurri, boccoli biondi, labbra carnose e busto opulento»? Non pose tempo in mezzo.

La maggior parte delle amanti sfruttano l’uomo che le ama. Per Louise Colet avvenne il contrario: venne sfruttata da Gustave Flaubert nel letto di una camera dell’«Hotel del Gran Cervo», qualunque riferimento al marito della signora era assolutamente incidentale. Gustavo fece insieme l’utile e il dilettevole. Mentre la faceva parlare della sua inquieta adolescenza, delle sue più riposte voglie di donna, della sua insoddisfazione di moglie, diventava a un tempo grande conoscitore dell’animo femminile e grande conoscitore del corpo dell’appetitosa poetessa. Louise Colet non sapeva che, a ogni amplesso concesso a Gustavo, corrispondeva un capitolo del romanzo che Gustavo stava scrivendo: Madame Bovary. E poiché Gustavo per scrivere due righe ci metteva due giorni, fra un amplesso e l’altro dovevano passare due mesi. Due mesi che Louise, non al corrente delle ragioni letterarie che giustificavano una così prolungata astinenza, trascorreva nella sua casa di Parigi sfogandosi a scrivere per l’amato disgustosi sonetti.

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Flaubert e Louise Colet

Finalmente Gustavo le scriveva, chiedendole di aggiungere un nuovo capitolo, e Louise – essendo anche lei letterata – pensava a un capitolo della loro storia d’amore, prendeva la diligenza e correva a Mantes, a sdraiarsi all’ombra delle corna compiacenti del «Gran Cervo».

Dopo sei anni di questi sollazzi, Gustavo una sera, tornando da Mantes a Croisset, dove viveva con mamma sua, si disse: «Ormai sono diventato un profondo conoscitore dell’animo femminile, posso pure smetterla di fare il pendolare». Quando si dice la combinazione, aveva anche finito l’ultimo capitolo di Madame Bovary e tutto quello che c’era da approfondire delle poderose curve di Louise. Era diventato il caposcuola del verismo.

Alfred de Musset, nonostante le sue opere teatrali sempre fischiate, fu nella vita abbastanza spiritoso. A proposito della sua breve avventura con Louise Colet, si cita immancabilmente la frase che disse al suo domestico per farla ripetere a ogni apparizione davanti alla porta di casa dell’irriducibile poetessa: «Il signor de Musset non c’è, è fuggito sul lago di Como, in America».

Alfred forse non le regalò neppure un paio di orecchini, ma dette di lei una definizione che vale un tesoro, disse che era «Venere di Milo in marmo caldo».

Flaubert fece di più. Quando, nel 1857, esce il suo nuovo romanzo, a Parigi tutti sapevano che Madame Bovary era il ritratto, così si chiamava la fotografia, di Louise Colet.

La storia con Flaubert finisce nel 1855. Louise sente parlare di Garibaldi e pensa di diventare l’eroina di un altro romanzo. Quando giunge a Torino ha quarantacinque anni, ma il marmo è sempre caldissimo sotto l’abito a tre volani. Vi ci si va a riscaldare Camillo Benso, che non se ne lascia scappare una. Louise, fra quelle trine morbide, gli lancia la proposta di fare un giornale, «L’Annessione». Il prudente, parsimonioso conte di Cavour, che Louise se l’era annessa ormai abbastanza, le offre il suo appoggio politico, ma niente soldi.

A Palazzo d'Angri, in via Toledo Garibaldi dormì con Madame Bovary
Palazzo d’Angri, in via Toledo dove Garibaldi dormì con Madame Bovary

Allora lei incomincia la rincorsa dietro a Garibaldi, che riesce a raggiungere, come già sappiamo, nella sua stanza da letto a Palazzo d’Angri. Ha ormai cinquantanni ma, sotto l’abito a tre volani, il marmo caldo tiene. In più è nata a Aix-en-Provence, per il nizzardo è quasi una vicina di casa. Louise Colet, tu sei una scrittrice: descrivici l’incontro.

«Garibaldi è in piedi, appoggiato al suo modesto lettuccio di ferro. Agostino Bertani legge ad alta voce un decreto, mentre un vecchio garibaldino, il Gusmaroli, che da venti anni non abbandona il Duce, gli sta vicino. Bertani poco dopo esce; il garibaldino getta uno sguardo scrutatore su di me, ma il mio aspetto lo rassicura, perché anch’egli, dopo qualche momento, mi lascia sola con l’Invincibile.»

Louise lo definisce così perché non sa che Garibaldi, fino al 1860, ne ha vinte poche di battaglie, è più bravo nelle ritirate. E anche stanotte perde. Louise al suo lettuccio di ferro farà fare scintille.

Madame Bovary lo seguirà al fronte. La mattina, nell’ospedale di Caserta e di Santa Maria, fa finta di fare l’infermiera dietro i tacchi di Jesse White, che fa finta di fare la giornalista. Noi la perdiamo di vista. Morirà a Parigi l’8 marzo 1876. Di tisi, che va di moda.

 

Molti di voi ricorderanno al famosa acqua e’ cafe’ ma chi l’ha inventata e perche’? ce lo racconta il geniale Riccardo Pazzaglia.

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