Nino vingelli: Napoli che fu e che fece

NINO VINGELLI, CARATTERISTA DOC.

Di Gabriella Cundari

Salvatore Vingelli, napoletano, in arte Nino Vingelli inizia giovanissimo, a seguito della sua passione per il canto e per il teatro, a calcare i palcoscenici dei teatri della sua città in cui si esibiscono soprattutto compagnie tradizionali in lingua napoletana.

Si trasferisce a Roma nel dopoguerra e divulga nei teatri romani la sceneggiata napoletana – Zappatore, Mamma perdoname, Lacreme Napulitane ed altri ancora – facendosi così conoscere ed amare dal pubblico dei teatri Reale, Smeraldo, Principe e Ambra Jovinelli, luoghi dove erano in voga il varietà e l’avanspettacolo.

Nel 1941 inizia la sua avventura cinematografica e debutta come caratterista nella pellicola “I mariti” (Tempesta d’anime) di Camillo Mastrocinque, tratta dalla commedia ottocentesca di Achille Torelli. Ma sarà il ruolo di Pasqualino ‘o17 nel film di Luigi Zampa Processo alla città (1952) a portargli una certa notorietà.

Prese parte a più di 200 film, recitando al fianco di Totò, Nino Taranto, Alberto Sordi, Renato Salvatori, Nino Manfredi, Vittorio De Sica, Enzo Turco, Peppino De Filippo, Eduardo De Filippo, Gina Lollobrigida, Titina De Filippo, e molti altri che facevano parte di quel periodo ruggente del cinema italiano negli anni cinquanta-sessanta.

Nel 1967 ritorna al teatro interpretando il ruolo di Napoleone Botta nel Il contratto di Eduardo De Filippo. Gli anni cinquanta restano comunque i suoi anni migliori dal punto di vista artistico, coronati dall’aggiudicazione del Nastro d’Argento al migliore attore non protagonista per il film La sfida nel 1959 interpreta il convincentissimo guappo sotto la direzione di Francesco Rosi che l’anno successivo lo dirige nuovamente nei panni dell’intrigante piazzista de I magliari.

In questi anni, spinto da i suoi amici pittori Guttuso, Omiccioli, Vangelli, De Chirico e tanti altri, iniziò anche a dipingere.

La sua lunghissima carriera prosegue anche in campo internazionale e Jules Dassin lo vuole accanto ad Yves Montand nel ruolo di Pizzaccio nel film “La legge”.

Recita in “Matrimonio alla francese” un film francese ambientato a Nantes insieme a Jean Gabin e Michèle Mercier. Nel 1964 interpreta il ruolo di Amalfitano il soldato guastafeste in Italiani brava gente di Giuseppe De Santis.

Col passare del tempo Vingelli inizia anche ad interpretare alcuni ruoli in sceneggiati televisivi tra cui “L’alfiere” del 1956, continuando a recitare sino alla soglia dei novant’anni.

Nel 1975 Giovanni Leone, presidente della Repubblica, assieme a Aldo Moro gli conferiscono l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Muore a Roma il 26 marzo del 2003.

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