Napoli la Cappella dei giustiziati o Compagnia dei Bianchi della Giustizia: Conosci la sua storia?

Santa Maria Succurre Miseris quattro secoli di storia segreta svelati al pubblico

La Cappella dei giustiziati o Compagnia dei Bianchi della Giustizia. Racconta la storia di Napoli attraverso le vicende dei condannati a morte.

 

Di Antonio Emanuele Piedimonte giornalista de La stampa – Antonello De Biase

 

NAPOLI-  Dietro il portale dell’antica Cappella intitolata a Santa Maria Succurre Miseris quattro secoli di storia saranno svelati al pubblico: Ecco la storia  della cappella dei giustiziati.

Compagnia dei Bianchi della Giustizia

La Compagnia dei Bianchi della Giustizia o Cappella dei giustiziati era un  luogo di segrete riunioni aristocratiche e grandi opere di carità cristiana, nonché base operativa di quello che a lungo fu uno dei più rilevanti consessi di laici e religiosi della capitale del Regno di Napoli.

la Cappella dei giustiziati

“Veder non si può Cappella né più bella né più adornata”, scrisse uno storico secentesco dopo aver visto quadri e sculture conservati nel piccolo tempio di Santa Maria Succurre Miseris.

Due secoli dopo sarà Salvatore Di Giacomo a descrivere le vicende della Cappella dei giustiziati e dell’assistenza ai condannati a morte.

Archivio storico diocesano

Misteriosi incappucciati per quattro secoli accompagnando al patibolo i condannati ne raccoglievano le ultime volontà e documentavano  ogni cosa nei loro registri. Un patrimonio di preziose carte oggi custodite nell’archivio storico diocesano .

L’archivio offre l’opportunità di rileggere pezzi importanti della storia di Napoli e a di ripercorrere le vicende della Compagnia dal 1734 sino al 20 dicembre del 1862, data dell’ultima esecuzione, di cui fu vittima un soldato ventenne, il messinese Salvatore Gravano, del 2° Granatieri, fucilato davanti al Forte di Vigliena.

La Cappella dei giustiziati o Compagnia dei Bianchi della Giustizia. Racconta la storia di Napoli attraverso le vicende dei condannati a morte.

Gli incappucciati che facevano paura al re

L’estrema riservatezza fu una delle peculiarità della Congregazione, i cui membri non a caso erano sempre incappucciati.

Una segretezza che, spaventò non poco i governanti, in particolare re Filippo II, che temendo una congiura anti-spagnola nel 1583 ne ordinò lo scioglimento.

Ma si trattava di un’istituzione troppo importante per cancellarla definitivamente con colpo di spugna (peraltro il complotto non fu mai davvero provato), basti pensare che tra le iniziative dei confratelli vi fu la nascita del Pio Monte, primo istituto di credito del Meridione e tra le più antiche banche del mondo.

Così, dopo qualche tempo, fu autorizzata la riapertura della Compagnia dei Bianchi ma a una condizione: vi potevano far parte solo ecclesiastici.

La Cappella dei giustiziati o Compagnia dei Bianchi della Giustizia. Racconta la storia di Napoli attraverso le vicende dei condannati a morte.

LA MATTANZA: OLTRE 4000 GIUSTIZIATI IN 4 SECOLI  

Ma la principale eredità dei Bianchi, oltre i tesori d’arte, è lo sterminato elenco di nomi, dati e dettagli personali relativi ad artigiani, commercianti, speziali, medici, studenti, soldati (questi ultimi scelti spesso con l’atroce sistema della “decima”): uomini e donne condannati a morte per ragioni talora ignote: sugli elenchi alla voce reato c’è scritto “imprecisato”.

Poi la giustizia borbonica prese di mira quei patrioti che avevano inseguito il sogno di libertà e uguaglianza nella sfortunata Rivoluzione napoletana. Tra i tanti: il famoso medico e scienziato napoletano Domenico Cirillo (docente agli “Incurabili”  e il professor Francesco Mario Pagano, per il quale intervenne persino lo zar Paolo I con una lettera a re Ferdinando: «Non ammazzare il fiore della cultura europea; non uccidere Mario Pagano, il più grande giurista dei nostri tempi».

L’appello non fu accolto dal Borbone. Che ignorò pure la richiesta dei Bianchi di non far lasciare i corpi dei giustiziati appesi tutta la notte (la plebe, come è noto, li faceva a pezzi e li mangiava, letteralmente).

LA CORDA DEGLI IMPICCATI CONTRO IL MALOCCHIO  

Scrive Salvatore Di Giacomo:

“Questo – disse il custode – è il teschio di un soldato spagnuolo che fu fucilato. Ebbe la palla in fronte. Ecco… – E mise l’indice in un buco nero che aveva proprio forato quella fronte in mezzo. – Questi sono gli abitini che portavano i condannati, questi i libretti in cui leggevano le ultime preghiere, queste le armi che ancora nascondevano”.

“È vero – chiesi al canonico – che si conservano qui pure le corde che accorsero per appiccarli? – Si è sempre detto così, ma non è vero. Le corde erano raccolte dai fratelli perché il boia non ne facesse commercio. Si è sempre fatto a questo modo da quando i carnefici le cominciarono a barattare e i popolani a comprare, per portarne addosso qualche pezzetto contro il malocchio….”. 

 

Contatti:

orari  9:15, 10:15 e 11:15 che durano mediamente durata di 45 minuti.

Prezzo  8 euro e  prenotazione  obbligatoria. tel. 081440647. Museo Delle Arti Sanitarie e Farmacia Storica degli Incurabili – Via Maria Longo, 50, 80138 Napoli  Museo arti sanitarie 

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