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Il ritorno di Milik. Ecco cosa è successo al Polacco

Il ritorno di Milik. L’attaccante azzurro schiaccia in porta, è una rete da cartone animato. Gioa  e dolori.  Ecco cosa è successo al Polacco

Di: Marco Ciriello il Mattino

Il ritorno di Milik

NAPOLI– Il ritorno di Milik dopo sette mesi, una manciata di partite e quattro minuti: il tempo di Arek Milik per tornare al gol, liberarsi dall’angoscia e smettere di guardare con insofferenza le partite di Dries Mertens.

È un inizio. Per ricominciare e smettere di essere «il sospeso» tra campo e panchina o quello che viene gettato nella confusione degli ultimi minuti e deve inventarsi di tutto per dire: sono tornato, sono ancora io, che avevo segnato e convinto, quando il livido della botta Higuain era grande come l’ombra del Vesuvio.

Poi è caduto, ed è uscito di scena, è caduto ed è finito nella degenza, è caduto ed ha faticato per riprendersi la maglia al più presto possibile. Ma il vero ritorno per un attaccante è il gol, e su azione (per questo ben tornato anche a Domenico Berardi), solo il gol sancisce la ripresa, e canta la rinascita.

Ma Milik è uno abituato al dolore, sa che la vita non è facile per nessuno,e la sua non è stata un pic-nic, per questo non si è abbattuto: a sei anni ha perso suo padre, a 11 rischiava una carriera da ragazzino di Charles Dickens, a 17 era pronto per la Disney.

Ecco cosa è successo al Polacco

Ecco cosa è successo al Polacco che diventa  uno Sputnik. Il ragazzo  torna a viaggiare per i campi. Oplà. Con uno sforzo e l’occasione giusta, si completa il percorso di guarigione, e tutto il dolore che l’ha portato lì a ricevere quel pallone spizzato da Albiol: non esiste più, esiste solo di ripiegarlo e metterlo in porta, per ribadire priorità.

Così se Insigne è Saverio del Nord Ovest il protagonista del romanzo di Giuseppe Ferrandino citato da Aurelio De Laurentiis in conferenza stampa, Milik diventa Siddharta – bravo centravanti di manovra tra l’altro–che scopre il dolore, contempla chi l’ha preceduto nella sofferenza e poi rinasce, ancora una volta in provincia.

Tutta l’azione che porta al suo gol è un momento di surplace che comincia quando lui la stoppa di petto – e non sta amministrando solo un pallone, ma la sua ripresa – la lascia scendere sul destro e poi liberandola a mezz’aria la schiaccia in porta, è una rete da cartone animato, perché Milik ha gli aguzzi segni tra naso e pettinatura, spalle e altezza, d’un attaccante disegnato, affilato come una spada,col corpo che riflette la funzione, basta vederlo in giacca – come qualche giorno fa all’Amsterdam Arena, ospite dell’Ajax, sua ex squadra, che non dimentica i campioni che crea – apparire in tuttala sua spigolosità.

Adesso che ha misurato l’ennesima evoluzione possibile della debolezza, e che è tornato in piedi ad esibire la sua forza e il suo talento, e con gli occhi a fare la panoramica da bambino in giostra e vedere l’effetto che fa, può finalmente sorridere e aggiungere con i suoi gol un’altra possibilità alla corsa del Napoli.

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