... ...

Lazio-Napoli può essere raccontata attraverso i duelli in campo, da Isaksen contro Neres a Guendouzi contro McTominay, ma il vero confronto è in panchina. All’Olimpico, all’ora di pranzo, si affrontano Maurizio Sarri e Antonio Conte, due allenatori capaci di imprimere un marchio profondo alle proprie squadre. Come sottolinea la Gazzetta dello Sport nell’analisi firmata da Fabio Licari, questa non è la Lazio di Chinaglia né il Napoli di Maradona, ma il riflesso fedele dei loro tecnici.
Il palmarès racconta due percorsi diversi. Conte ha vinto cinque scudetti, riuscendoci con tre club differenti – Juventus, Inter e Napoli – oltre a una Premier League con il Chelsea. Sarri ha conquistato un titolo in Italia con la Juventus e un’Europa League proprio con i Blues. A Napoli, però, gli è rimasto il rimpianto dello scudetto, poi vinto da Spalletti e Conte. Come ricorda la Gazzetta dello Sport di Fabio Licari, i due hanno incrociato le loro strade anche ad Arezzo, nella stagione 2006-07 di Serie B, senza riuscire a evitare la retrocessione.
Diversi anche sul piano motivazionale. Conte è l’allenatore dei messaggi diretti, dei video come “300” per caricare lo spogliatoio. Sarri è l’uomo dei riti scaramantici e delle suggestioni emotive, come il celebre discorso di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”. Dettagli che raccontano due caratteri opposti, come evidenziato ancora dalla Gazzetta dello Sport.
I precedenti diretti sono pochi ma significativi. Solo due incroci in Serie A, nella stagione 2019-20, entrambi vinti dal Sarri juventino contro l’Inter di Conte. Nessun altro confronto nei grandi campionati europei. Oggi si riparte da lì, con la pioggia annunciata sull’Olimpico e con un finale obbligato: il Napoli deve tenere il passo del Milan, la Lazio restare agganciata alla zona europea, come analizza la Gazzetta dello Sport di Fabio Licari.
Sul piano tattico, le differenze sono evidenti. Sarri resta fedele alla difesa a quattro e al suo calcio organizzato, pur avendo introdotto varianti come il 4-2-3-1 o il 4-4-2. Conte, invece, ha costruito la sua carriera sull’adattamento: dal 4-3-3 al 3-5-2, fino all’attuale 3-4-2-1 del Napoli, sistema che sembra ormai consolidato. Neres è il simbolo del nuovo attacco, mentre sorprendono le scelte di Juan Jesus su Buongiorno ed Elmas preferito a Lang, come sottolinea la Gazzetta dello Sport.
La Lazio ha meno certezze e meno profondità. Sarri ha dovuto fare i conti con un mercato estivo bloccato e con assenze pesanti, recuperando però Cataldi e Basic e puntando su Isaksen, decisivo con i suoi strappi. La fase difensiva è cresciuta, con appena dodici gol subiti, segno di un sarrismo più prudente rispetto a quello visto a Napoli, come osserva Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport.
Anche il reparto offensivo racconta due realtà diverse. Conte, senza Lukaku, si affida a un Hojlund da nove gol e tiene Lucca come alternativa. Sarri deve inventarsi Noslin centravanti, in assenza di Castellanos e Dia. Un’emergenza che pesa, visto che la Lazio è l’unica squadra della parte sinistra della classifica sotto quota venti gol segnati, come riporta la Gazzetta dello Sport.
Il manifesto del calcio di Conte è racchiuso in una frase pronunciata dopo la Supercoppa: «Hojlund e McTominay non giocavano nello United». Un modo per spiegare quanto la sua cura trasformi i calciatori. Sarri, al contrario, ha sempre sostenuto che i suoi schemi arrivino fino al centrocampo, lasciando libertà ai talenti offensivi. Oggi, però, anche lui ha dovuto adattarsi, chiedendo maggiore equilibrio a giocatori come Zaccagni.
Alla fine, come conclude la Gazzetta dello Sport di Fabio Licari, Lazio-Napoli è molto più di una partita: è Sarri contro Conte, due visioni del calcio che si sfidano ancora una volta.