Calcio Napoli e cultura Napoletana

Ferlaino non perde la vecchia abitudine. Poi spiega il rapporto tra Maradona e il Real

Ferlaino guarderà solo il primo tempo. L’ex presidente del Napoli non perde le vecchie abitudini. Poi spiega il rapporto tra Diego e il Real

di: Stefano de Stefano Cdm

Ferlaino guarderà solo il primo tempo.

Prova a darsi forza e a spargere ottimismo Corrado Ferlaino, presidente del Napoli per oltre 30 anni

Presidente, dice che ce la possiamo fare?

«Non lo so. Loro contro il Napoli sfodereranno un’altra prestazione. A nostro vantaggio giocano però le assenze di Danilo e, se confermata, di Bale».

Basterà? Lei al Bernabeu c’è già stato, cosa consiglierebbe agli azzurri di oggi?

«Innanzitutto la squadra di oggi ha un vantaggio: ha ben tre campioni spagnoli che conoscono molto bene il Bernabeu e che potranno quindi dare forza e consigli ai propri compagni. Noi quando ci siamo stati nel 1987 trovammo una situazione strana, lo stadio era squalificato, ma c’era il tifo assordante dei dirigenti, delle loro famiglie e soprattutto dei giovani della primavera che rimbombava nel vuoto e dava forse più fastidio di una folla festante. Ma domani sarà tutto diverso e poi ci saranno anche tanti napoletani. L’importante è non tremare all’ingresso e giocare concentrati il proprio calcio».

Il Napoli attuale deve temere l’arbitraggio? «

«Un tempo era più facile per gli arbitri sbagliare, perché le tv avevano meno mezzi per mostrare le azioni incriminate. Oggi se prendi una decisione errata finisci sotto una lente di ingrandimento e giudicato da tutto il mondo in tempo reale».

Ferlaino  spiega il rapporto tra Diego e il Real

A Madrid c’era anche Maradona. Che accoglienza gli fu riservata?

«I madridisti avevano con Diego un rapporto di odio-amore. Di odio perché aveva giocato per il Barcellona e non per loro, d’amore perché dopo aver lasciato i blaugrana aveva sempre parlato male del club e della città».

Ma la storia raccontata da Carmando, degli insulti, degli sputi e così via, ricevuti dai giocatori, lei la ricorda?

«No, io appena finì la partita arrabbiatissimo andai a prendere l’aereo e tornai a Napoli e quando rividi la squadra era passata circa una settimana e si parlò d’altro. Però voglio ricordare agli amici spagnoli che non fu giusto chiamarci mafiosi, perché come è noto la camorra a Napoli l’hanno introdotta proprio loro. Detto questo però bisogna anche ricordare che Napoli è la città più madrilena d’Italia, a partire dalle sue splendide architetture volute da Carlo di Borbone».

 Dove vedrà la partita?

«Tranquillamente a casa mia. Ho i miei rituali scaramantici e non intendo rinunciarci».

Per esempio?

«Per salvaguardare il mio cuore, spesso a fine primo tempo, come accadeva quando ero presidente, vado via. Esco di casa, prendo l’auto e attraverso la città vuota raggiungendo quelle strade che portano bene. Ma per favore non chiedetemi quali»

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