... ... ... ...

... ...
Serie A

Delio Rossi: «Scudetto ad aprile. Napoli e Inter favorite, ma attenzione alle sorprese»

Il campionato non ha ancora un padrone e i giochi, secondo Delio Rossi, restano apertissimi. L’ex allenatore della Lazio è intervenuto ai microfoni di StileTv, nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra” condotta da Raffaele Auriemma, offrendo una lettura lucida e senza sconti della corsa scudetto e dei temi più caldi del calcio italiano.

Per Rossi, il momento decisivo non è ora ma più avanti:
«Il campionato non ha ancora trovato il suo padrone, però secondo me i campionati si decidono ad aprile. Dipenderà da chi avrà la posizione migliore, da chi non avrà grossi infortunati e anche dal cammino nelle coppe».

Le favorite restano due:
«Napoli e Inter sono le candidate principali per lo scudetto, anche perché hanno aggiunto tanti calciatori a rose già importanti e superiori alle altre».
Ma l’ex tecnico avverte: le variabili sono molte. «C’è sempre l’incognita Milan. L’anno scorso abbiamo visto il Napoli, impegnato in una sola competizione: probabilmente, se avesse giocato anche le coppe, con la stessa rosa avrebbe lasciato qualche punto per strada».

Juventus e Roma non sono tagliate fuori, ma partono dietro:
«Non le escludo. Anche il Milan ha vinto uno scudetto quando sembrava averlo perso. Per Roma e Juve molto dipenderà dagli acquisti di gennaio: hanno rose competitive, ma restano inferiori a quelle di Napoli e Inter».

Rossi si è poi soffermato sul VAR e sull’arbitraggio, entrando in modo diretto in una delle questioni più discusse:
«La tecnologia ha fatto passi da gigante ed è giusto utilizzarla anche nel calcio, pur sapendo che è sempre guidata dagli uomini, che sono fallaci».
Il problema, però, è regolamentare: «Servono regole molto più chiare e restrittive: il Var dovrebbe intervenire solo in determinate situazioni. In altre ci può stare anche l’errore dell’arbitro, come quello del calciatore davanti alla porta».

Il punto più critico, secondo Rossi, è lo status degli arbitri:
«In un calcio iper-professionista, trovo anacronistico che gli unici non professionisti siano gli arbitri. È un controsenso».
E rincara: «Dovrebbero avere una loro struttura autonoma, perché sono giudici terzi. Chi sbaglia, come accade ai calciatori o agli allenatori, deve scendere di categoria. I migliori devono arbitrare le partite di cartello. Questo è professionismo».

Un’analisi netta, che guarda avanti senza nostalgie:
«Il mio periodo alla Lazio è stato bello, ma bisogna guardare al futuro. Vivere nel passato non serve».

Messaggio chiaro: il campionato è ancora apertissimo, lo scudetto si deciderà nei mesi caldi e, come sempre, non vincerà solo chi ha la rosa migliore, ma chi saprà gestire pressioni, infortuni e dettagli.

Share
Published by
redazione