Cultura Napoletana – napolipiu.com https://napolipiu.com Tutte le notizie sul calcio Napoli e il calciomercato. Curiosità, storia di Napoli e cultura napoletana. Il sito che parla napoletano. Wed, 08 Apr 2020 07:32:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 https://napolipiu.com/wp-content/uploads/2017/07/cropped-LOGO-NAPOLI-PIU-700PX-min-1-32x32.jpg Cultura Napoletana – napolipiu.com https://napolipiu.com 32 32 Fotografato uno dei più importanti fenomeni dell’universo: un’altra eccellenza napoletana, rassegnatevi! https://napolipiu.com/fotografato-uno-dei-piu-importanti-universo-eccellenza-napoletana Wed, 08 Apr 2020 07:16:43 +0000 https://napolipiu.com/?p=128736 L’eccellenza napoletana non si arresta: fotografato un getto di plasma emesso da un buco nero al centro dell’universo, collabora l’Università Federico II. E’ stato definito uno dei fenomeni più importanti dell’universo, il getto di plasma di un buco nero al centro della galassia. L’immagine è stata pubblicata su Astronomy and Astrophysics, realizzata da Event Horizon Telescope (Eht). Nessuno aveva mai scattato una foto di questo fenomeno, l’Italia vi collabora con Università Federico II di Napoli, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare […]

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L’eccellenza napoletana non si arresta: fotografato un getto di plasma emesso da un buco nero al centro dell’universo, collabora l’Università Federico II.

E’ stato definito uno dei fenomeni più importanti dell’universo, il getto di plasma di un buco nero al centro della galassia. L’immagine è stata pubblicata su Astronomy and Astrophysics, realizzata da Event Horizon Telescope (Eht). Nessuno aveva mai scattato una foto di questo fenomeno, l’Italia vi collabora con Università Federico II di Napoli, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Dopo la prima immagine di un buco nero, viene ritratto un dettaglio ovvero un getto relativistico originato probabilmente dalle vicinanze di un buco nero supermassiccio. “Ogni volta che apriamo una nuova finestra sull’universo, questo ci regala nuove emozioni”, commenta Mariafelicia De Laurentis, ricercatrice all’INFN e professore all’Università Federico II di Napoli, membro della Collaborazione EHT. “Il risultato ottenuto ci permette ora di avere una maggiore comprensione della natura e dei processi fisici alla base di queste enormi sorgenti di energia – ha aggiunto De Laurentiis – siamo riusciti ad aggiungere un altro tassello al grande puzzle della storia dell’universo“.

Napoli e le sue eccellenze

Nonostante i continui attacchi o cadute di stile (per citare solo l’ultima quella di Myrta Merlino a La 7) Napoli continua a svettare in Italia e nel mondo per le sue eccellenze. Questo non può mascherare i tanti difetti della città, difetti che però vengono messi continuamente in evidenza mentre viene oscurata, in maniera quasi totalitaria, per le grande eccellenze che può offrire. Basta pensare alla cura Ascierto, messa in campo dal team di esperti degli ospedali Cotugno e Pascale e passata quasi in sordina sui media nazionali. Qualche accenno è stato fatto, ma quasi più per dovere che per altro. Mentre Sky Uk ha deciso di dedicargli un intero servizio, elogiando la capacità di tutto il personale sanitario napoletano.

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Tradizione napoletana: la caffettiera napoletana https://napolipiu.com/tradizione-napoletana-la-caffettiera-napoletana Tue, 30 Jul 2019 09:51:46 +0000 https://napolipiu.com/?p=115821 La caffettiera napoletana. Napoli e caffè rappresentano un legame indissolubile. Non esiste uno senza l’altro nella tradizione napoletana

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Napoli e caffè rappresentano un legame indissolubile. Non esiste uno senza l’altro ed è proprio il caffè ad avere una tradizione tutta sua insieme alla caffettiera. Quest’ultima infatti, rappresenta uno dei simboli più importanti della città e negli ultimi anni sta venendo un po’ meno a scapito delle moderne macchine per il caffè o anche della classica moka.


La caffettiera napoletana

Il funzionamento della caffettiera è molto semplice, ma bisogna farci un po’ la mano con della pratica per un corretto utilizzo. Nonostante il gusto sia soggettivo, dal punto di vista oggettivo il sapore di un caffè fatto con caffettiera è decisamente diverso rispetto a quello fatto con una moderna macchina.

Da alcune degustazioni è possibile capire che il caffè fatto con caffettiera è un po’ più lungo rispetto a quello normale e presenta decisamente meno aromi. Dal punto di vista della preparazione la macchinetta per il caffè classica richiede molto più tempo rispetto alla moka o a quelle moderne.

La fase della preparazione del caffè è pura arte, al punto da essere citata nella commedia Questi Fantasmi scritta nel 1945 da Eduardo De Filippo: “Sul becco io ci metto questo “coppitiello” di carta … il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico non si disperde. Come pure … prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per tre quattro minuti, per lo meno, … nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, … in modo che, nel momento della colata, l’acqua in pieno calore già si aromatizza per conto suo.


Preparazione del caffè con la napoletana

Per una corretta preparazione bisogna scegliere un caffè particolare macinato alla napoletana. È molto probabile che le confezioni nei supermercati non vendano questo particolare caffè, ma se c’è una torrefazione nelle vicinanze è possibile chiedere quel tipo di macinatura. Si tratta di una macinatura molto fine adatta alla caffettiera napoletana.
La caldaia, poi, va riempita fino a mezzo centimetro rispetto al foro e il filtro va riempito con molto caffè compattandolo con un cucchiaino e fare un paio di fori sulla superficie superiore. Quando dal foro escono delle gocce d’acqua, allora bisogna girare la caffettiera.
La rotazione deve essere fatta con un colpo secco e se esce uno zampillo d’acqua, è normale. Dopo tale operazione bisogna chiudere il beccuccio in modo da non far uscire l’aroma del caffè e mantenere tutto il suo sapore anche dopo la preparazione. A quel punto, non resta che il filtraggio, un’operazione che in genere dura sui 3 o 4 minuti.

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Napoli, morto Luciano De Crescenzo: addio professore Bellavista https://napolipiu.com/napoli-morto-luciano-de-crescenzo-addio-professore-bellavista Thu, 18 Jul 2019 15:36:32 +0000 https://napolipiu.com/?p=115489 Morto Luciano De Crescenzo. Napoletano di Santa Lucia è stato regista,scrittore e attore. Addio al professor Bellavista.

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Morto Luciano De Crescenzo. Napoletano di Santa Lucia è stato regista,scrittore e attore. Addio al professor Bellavista.


MORTO LUCIANO DE CRESCENZO

Luciano De Crescenzo è morto, e ci lascia una profonda, improvvisa sensazione di vuoto.
Come fai a non sentirla quando sai che non vedrai più i suoi bellissimi occhi azzurri come il cielo, scrive Angelo Forgione, il suo sorriso dietro il quale faceva passare la filosofia con leggerezza, il suo accento che sapeva di polipo alla luciana?

DE CRESCENZO E BUD SPENCER

E già, lui era di Santa Lucia e si chiamava Luciano. C’era tanta Napoli in lui, e l’ha espressa bene. Da piccolo abitava nello stesso palazzo di Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, e se lo scelse come amico. Con lui accanto si sentiva al sicuro, a scuola e in strada.
Molto giovane, si appassionò alla filosofia greca, e non è per caso che, da adulto, sia diventato cittadino onorario di Atene, che lo ha tributato per aver promosso e diffuso la cultura classica in tutto il mondo con la sua intensa attività letteraria.

CON DE CRESCENZO È MORTO ANCHE IL PROFESSOR BELLAVISTA

Sì, perché noi conosciamo il professor Bellavista, un successo enorme che ci fa considerare erroneamente le sue opere come trattatelli comici, ma Luciano De Crescenzo ha pubblicato una decina di libri dedicati alla cultura della Grecia classica, tradotti in trentacinque paesi e venduti complessivamente in otto milioni di copie.

LA FILOSOFIA NAPOLETANA

Ecco, De Crescenzo coniugava la filosofia di vita napoletana alla filosofia universale dei classici greci, era cittadino di Napoli e di Atene, uomo di Grecia e Magna Grecia.
Delle sue riflessioni, una ce l’ho scolpita addosso:

Il tempo è un’emozione, ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che lo puoi vivere in due dimensioni diverse: in lunghezza e in larghezza. Se lo vivete in lunghezza, in modo monotono, sempre uguale, dopo sessant’anni, voi avrete sessant’anni. Se invece lo vivrete in larghezza, con alti e bassi, innamorandovi, magari facendo pure qualche sciocchezza, allora dopo sessant’anni avrete solo trent’anni. Il guaio è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla“.

Luciano ha vissuto in lunghezza per bontà di Dio, novant’anni, ma ha saputo allargare la sua vita. Se l’è goduta. Un gran donnaiolo, ma molto di più. Insomma… nun ha fatto na vita ‘e merda.


DE CRESCENZO TRA I NAPOLETANI ILLUSTRI

E ora va via, ma in fondo resterà in circolazione, come Totò, come Troisi, come il suo amico Bud e come tutti i Napoletani di buono spirito.
Stateve buono, Professo’, e grazie assaje!

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L’arte dei Gelati e sorbetti è nata a Napoli. Conquistò anche i Borbone https://napolipiu.com/gelati-e-sorbetti-napoli-conquisto-anche-i-borbone Tue, 09 Jul 2019 14:14:48 +0000 https://napolipiu.com/?p=115221 Gelati, sorbetti e il cono sono nati a Napoli. L'arte del gelato napoletano conquistò i Borbone. Il cornetto Algida di Spica divenne famoso nel mondo.

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Gelati, sorbetti e il cono sono nati a Napoli. L’arte del gelato napoletano conquistò i Borbone. Il cornetto Algida di Spica divenne famoso nel mondo.



Va subito detto che i gelati, come anche la pizza e i maccheroni, pur non avendo visto la luce a Napoli o in Sicilia, qui hanno trovato una patria ideale sia per l’estate che può diventare torrida e sia per le “caratteristiche” per così dire dei loro abitanti.

GELATI E SORBETTI NELL’ANTICHITÀ

Sin dall’antichità l’umanità mediterranea è sempre andata in cerca di rinfrescarsi. Alessandro Magno riempiva cantine o fosse di neve trascinatavi dai monti vicini e la regina d’Egitto, Cleopatra, vi faceva molto affidamento per sedurre Antonio. Gli stessi medici, guidati dall’arabo Avicenna, avevano intuito che le bevande fredde avevano ragione di numerose malattie dell’epoca.

Infatti Plinio sosteneva che nessun altro animale in natura beve bevande calde. Il primo ostacolo dunque era la conservazione e poi la produzione. Per capirci qualcosa di più bisogna attendere la “macchina del freddo” di Leonardo da Vinci, e nel ‘500 gli studi e l’intuizione del fisico e naturalista napoletano Giovan Battista Della Porta.

Nel secolo successivo ecco infatti diffondersi i sorbetti. Tanto che l’approvvigionamento di neve era quasi diventato di pubblica utilità. Ce ne dà anche testimonianza la toponomastica cittadina, da Vico Neve a Materdei a via della Neve alla Torretta. Nel frattempo dal Sud i sorbetti e affini si diffusero dovunque.

 A NAPOLI I SORBETTI DIVENTANO GELATI

Tra i protagonisti napoletani del gelato napoletano dobbiamo citare le monache dei monasteri che dal ‘600 e per altri due secoli primeggiarono nell’arte dolciaria.
Come accade con molte invenzioni che faranno storia ma di cui è difficile attribuire una paternità univoca, l’evoluzione del sorbetto in gelato non segue un percorso lineare. È più probabile invece che, essendosi diffusa abbastanza capillarmente nelle cucine europee la tecnica per realizzare i sorbetti, diversi cuochi, in luoghi e tempi diversi, abbiano realizzato per conto proprio sperimentazioni nella direzione del gelato.

L'arte dei Gelati e sorbetti è nata a Napoli. Conquistò anche i Borbone

L’ARTE DEL GELATO NAPOLETANO CONQUISTÒ I BORBONE

Non tutti però ne hanno scritto, ragion per cui le fonti sono frammentarie. Attenendoci alle fonti scritte, possiamo citare alcuni documenti, tecnici o letterari, che potrebbero parlare di qualcosa che è ancora un sorbetto ma è anche già fortemente somigliante al gelato.

È il caso per esempio della “neve di latte” di cui parla Antonio Frugoli nel trattato “Pratica e scalcarla” del 1638. Frugoli non è il solo a parlare di sorbetti nei suoi scritti.

Il marchigiano Antonio Latini, scalco (cioè responsabile della preparazione dei banchetti nelle corti nobiliari) del reggente spagnolo del Viceregno di Napoli Esteban Carillo Salsedo, nel 1659 ascrive ai napoletani un’abilità speciale, quasi istintiva, nella sorbetteria. Scrive: “pare che a Napoli ognuno nasca col genio, e con l’istinto di fabbricar sorbette”.

IL GELATO CONQUISTÒ VOLTAIRE

E quindi a seguire Vincenzo Corrado, la cui cucina aveva la meglio perfino su quella del sovrano.

Quando i sorbetti, per il prezzo più abbordabile dello zucchero, cedettero il passo ai gelati, Napoli ne divenne la capitale.
Con i suoi, Vito Pinto, il dolciere della Bottega del Caffè in via Toledo, faceva impazzire Giacomo Leopardi tanto da meritarsi un verso per “l’arte onde barone è Vito”. Aneddoti ed episodi si moltiplicano con i buongustai del Grand Tour, con i medici che prima dicono di no ai gelati e poi cambiano idea e infine con tanti autori, da Parini Rodari a Voltaire:

“Il gelato è squisito. È un peccato che non sia illegale”.

IL CONO GELATO INVENZIONE NAPOLETANA

Quando iniziarono a diffondersi i primi venditori ambulanti di gelato, fu subito evidente il problema della presentazione di questo tipo di alimento. All’interno di quale contenitore bisognava donarlo al cliente?
Per ovviare a questo problema non da poco, in un primo momento si decise che i gelati dovessero essere serviti su delle ostie, poi si iniziarono a creare delle cialde che, però,avevano il difetto di bagnarsi con molta rapidità, e diciamoci la verità con esiti veramente negativi.
Poi si pensò di creare delle cialde caratterizzate da caramello e mandorle tostate, ma anche in questo caso il risultato finale non tendeva a migliorare.
Si provò infine ad avvolgere il gelato nella cialda, in una sorta di cono che non solo accompagnava il gelato ma poteva essere mangiato. Insomma una grande novità e una grande invenzione partenopea.


IL CORNETTO ALGIDA DI SPICA

Napoli vanta la paternità del gelato più venduto in assoluto: il cornetto Algida.
L ‘Algida fu fondata a Roma, nella zona del Prenestino, nel 1945, da tre ingegneri slavi che avevano acquistato dagli Stati Uniti il brevetto per la produzione del gelato industriale. In seguito, la produzione è stata trasferita a Napoli.
Il cornetto algida all’inizio fu un gelato artigianale: una cialda croccante ricoperta di cioccolato, ripiena di un gelato alla crema di latte, spolverato di granella di nocciole e guarnito di cioccolato fuso. L’idea fu della gelateria Spica e da allora è nata la lunga storia d’amore che lega il marchio di produzione del gelato, l’Algida, per sempre a questa ricetta. Comprata qualche anno dall’Algida che lo produsse su scala industriale.

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Sophia Loren: “Napoli è la mia vita. Vi racconto un retroscena su De Sica” https://napolipiu.com/sophia-loren-napoli-e-la-mia-vita-vi-racconto-un-retroscena-su-de-sica Tue, 09 Jul 2019 07:24:05 +0000 https://napolipiu.com/?p=115208 "Napoli è la mia vita" Sophia Loren racconta la sua città e gli esordi nel cinema. Dal produttore Carlo Ponti a Vittorio De sica.

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“Napoli è la mia vita” Sophia Loren racconta la sua città e gli esordi nel cinema. Da Carlo Ponti a Vittorio De Sica.



Sofia Villani Scicolone nacque a Roma nella Clinica Regina 20 settembre del 1934.

Il padre (figlio del marchese agrigentino Scicolone Murillo) riconobbe la paternità della bambina, che chiamò con il nome di sua madre, Sofia, di origine veneta; tuttavia, rifiutò sempre di sposare la madre.

Per le conseguenti ristrettezze economiche si trasferì con la piccola Sofia da Roma a Pozzuoli, presso la sua famiglia dove Sofia trascorse l’infanzia e i primi anni dell’adolescenza, durante la seconda guerra mondiale, in condizioni economiche precarie.
Nel 1951, incontrò il produttore Carlo Ponti che la notò a un concorso di bellezza, dove lei era ospite, e il giorno dopo la ricevette nel suo studio per un colloquio e, rimasto colpito dalle sue potenzialità e le offrì un contratto di sette anni.

Iniziò in questo periodo a usare nomi d’arte facendosi prima chiamare Sofia Lazzaro e poi Sophia Loren, così da presentarsi in modo più “internazionale” su suggerimento del produttore Goffredo Lombardo che si ispirò a quello dell’attrice svedese Märta Torén.
A 84 anni, Sophia Loren, ha mantenuto una bellezza fiera; ogni tanto parla in lingua napoletana e fa un gran sorriso.

In questi giorni Sophia gira a Bari, diretta dal figlio Edoardo, La vita davanti a sé dal romanzo di Romain Gary, storia di un’anziana ebrea deportata a Auschwitz che accudisce Momò, figlio di una prostituta. Ecco le sue parole al quotidiano la Repubblica

SOPHIA LOREN E NAPOLI

Tre anni fa, per la cittadinanza onoraria a Napoli, la città si è paralizzata:

«Uh, non mi ci faccia pensare, ma era bello vero? Mi volevano abbracciare e anch’io li avrei voluti stringere. Capirà, Napoli è la mia vita».

Ha interpretato donne indimenticabili: Cesira nella “Ciociara”, Filumena Marturano in “Matrimonio all’italiana”, Antonietta di “Una giornata particolare”. Madame Rosa farà parte di questa galleria: ama le guerriere?

«Tanto. Questa è una donna forte, che si occupa dei figli degli altri, sa dare amore più di una madre. Lavoriamo con tanta dedizione per restituire la forza e la dolcezza».

SOPHIA E IL MAMBO CON DE SICA

«Devo ringraziare mio marito e De Sica. Ho cominciato dal niente. Mia madre era una povera signora, ci morivamo di fame e siamo andate a Roma. Senza persone che credono in te non vai da nessuna parte. Incontrai Carlo Ponti, il mio futuro marito, e mi fece conoscere Vittorio De Sica. Lo porto nel cuore. Doveva fare L’oro di Napoli, stavamo nell’ufficio di De Laurentiis, non osavo dire una battuta.

Sophia Loren: "Napoli è la mia vita. Vi racconto un retroscena su De Sica"

Capii che gli ero piaciuta dal modo in cui mi parlava: “Siccome parto per Napoli ti faccio un provino subito, se va bene puoi fare la pizzaiola”. Mi misi a piangere. “Domani vieni sul set”. Così fu. De sica era adorabile, un uomo di cuore. Unico. Ha creduto in me».




Con De Sica ha girato “La ciociara”, con cui ha vinto l’Oscar, “Matrimonio all’italiana”. Il mambo in “Pane amore e…” di Dino Risi è entrato nella storia del cinema. Quanto vi siete divertiti? (ride)

«Che mi fa ricordare. Quanto mi piaceva ballare il mambo, però De Sica non era capace. La mia carriera è ancora un sogno, ho imparato dal niente. La vita mi ha insegnato tutto, mi è bastato portarla sullo schermo piano piano. Gli attori vanno nelle scuole ma io tutti i sentimenti li portavo dentro di me. Non potevo sbagliare»

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Via San Biagio dei librai a Spaccanapoli. Storia e curiosità di un luogo unico https://napolipiu.com/via-san-biagio-dei-librai-a-spaccanapoli Mon, 20 May 2019 14:58:20 +0000 https://napolipiu.com/?p=113744 Napoli, Via San Biagio dei Librai, congiunge via del Nilo e via Duomo e fa parte dell'antico Decumano conosciuto con il nome di "Spaccanapoli".

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Via San Biagio dei Librai. Storia e curiosità di una via che con porta con sé il fascino antico e unico di Spaccanapoli.




Via San Biagio dei Librai è una strada davvero affascinante, in grado di far cogliere pienamente a chi la percorre l’anima della Napoli più vera, quella fatta di passione e di luoghi dalla bellezza quasi struggente.

Via San Biagio dei Librai, congiunge piazzetta Nilo e via Duomo. Questa strada porta con sé un fascino antico e unico. San Biagio dei Librai, infatti, fa parte dell’antico Decumano Inferiore, popolarmente conosciuto con il nome di “Spaccanapoli“.

Per comprendere meglio questa zona così particolare di Napoli si possono riportare le parole dello scrittore Stanislao Nievo, contenute all’interno del romanzo “Il prato in fondo al mare”.

Via San Biagio dei librai a Spaccanapoli. Storia e curiosità

Il letterato, nella sua opera, descrive così quest’area unica:

Nel mezzo della città si apre via Spaccanapoli, un rettilineo di più di un chilometro, stretto e vociante, che divide in due l’enorme agglomerato. È il cuore di questa babele della storia. Qui visse e morì Benedetto Croce“.

Via San Biagio dei Librai

Già dal suo nome via San Biagio dei Librai rimanda alla cultura. Chi ama l’arte e la storia, poi, non può che rimanere affascinato dalle strutture presenti in questa zona. Merita una citazione, in primis, la chiesa di San Biagio Maggiore, dedicata proprio al protettore delle persone che hanno problemi alla gola.

Il culto di questo santo venne introdotto a Napoli dalle monache provenienti dall’Armenia, che arrivarono in città nell’VIII secolo. Le religiose portarono con loro una reliquia molto preziosa, ovvero il cranio di San Biagio.

Da allora quest’ultimo è molto amato a Napoli ed è anche a questo aspetto che San Biagio dei Librai occupa un luogo speciale nel cuore dei partenopei. Doveroso, poi, menzionare un’altra chiesa importante di questa zona, quella dedicata a San Gennaro all’Olmo.

Via San Biagio dei librai a Spaccanapoli. Storia e curiosità

La leggenda

Secondo quanto racconta una suggestiva leggenda qui, in passato, era presente un albero di olmo, a cui venivano appesi i premi in palio per i partecipanti ai duelli e ai palii cittadini.

Per quanto concerne gli edifici storici, invece, va sottolineata la presenza del palazzo Diomede Carafa, risalente all’epoca quattrocentesca. Tra le particolarità di questo luogo c’è la presenza, all’interno di un cortile interno, di una scultura in terracotta rappresentante una testa di cavallo.

Una curiosità su via San Biagio dei Librai

Uno degli aspetti più curiosi di San Biagio dei Librai riguarda il cosiddetto “Ospedale delle Bambole“. Una bottega che rappresenta un “must” per chi ama l’artigianato tipico partenopeo, un vero patrimonio della città.



A proposito dei Librai,  esiste una scritta sul vicino palazzo Marigliano che recita:

“Qui presso la casa di San Gennaro sorgeva la basilica augustale
e qui ebbe origine l’arte dei maestri librai”.

Al numero civico 31, il 23 giugno 1658 nacque Gianbattista Vico.

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La smorfia napoletana. I sogni diventano numeri da giocare al lotto https://napolipiu.com/la-smorfia-napoletana-i-sogni-diventano-numeri-da-giocare-al-lotto Sat, 11 May 2019 14:39:51 +0000 https://napolipiu.com/?p=113399 La smorfia napoletana è una pratica che analizza i sogni in base a persona, oggetto, azione, situazione, ecc, a cui corrisponde un numero da giocare al Lotto.

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La smorfia napoletana è una pratica che analizza i sogni in base a persona, oggetto, azione, situazione, ecc, a cui corrisponde un numero da giocare al Lotto.




La smorfia Napoletana è una sorta di “dizionario” in cui a ciascun vocabolo (persona, oggetto, azione, situazione, ecc.) corrisponde i un numero compreso tra 1 e 90, da da giocare al BancoLotto. Classici abbinamenti sono per esempio 48 (morto che parla), 77 (le gambe delle donne), 25 (il Natale), 90 (la paura), 33 (gli anni di Cristo).

La smorfia è tradizionalmente legata alla città di Napoli, che ha una lunga tradizione nei confronti del gioco del lotto, ma esiste un gran numero di smorfie locali legate ad altre città.

Perché ci chiamiamo La Smorfia? È un riferimento, tipicamente napoletano, a un certo modo di risolvere i propri guai: giocando al Lotto, e sperando in un terno secco…” Cosi Massimo Troisi presentava il trio comico fondato, con Lello Arena ed Enzo De Caro.

Napoli è la città più esoterica del mondo, basti pensare al Raimondo de Sangro, Principe di San Severo, nella cui cappella, oltre al magnifico Cristo velato, si possono trovare una serie di segni e simboli che vanno dall’esoterismo all’alchimia. Non è un caso quindi che i napoletani si siano affidati alla Cabala per risolvere i problemi quotidiani.

LA STORIA DELLA SMORFIA NAPOLETANA

La smorfia Napoletana ha origini antichissime che si perdono nella notte dei tempi. Non è possibile stabilire chi l’abbia inventata.
La teoria più accreditata attribuisce le sue origini alla cabala, secondo la quale nella Bibbia non c’è parola, lettera o segno che non abbia qualche significato nascosto. Altri ipotizzano che l’usanza di associare numeri a eventi risalga al matematico e filosofo greco Pitagora.

La spiegazione più accreditata sull’origine del termine è che sia legata al nome di Morfeo, il dio del sonno nell’antica Grecia, in quanto è d’uso tradurre in “giocata” la descrizione di un sogno (ma a volte anche situazioni reali che hanno attratto l’attenzione popolare).

IL LIBRO DEI SOGNI

La storia della smorfia napoletana ha probabilmente radici antiche che possiamo far risalire a quello che è considerato il primo libro dei sogni, di Artemidoro di Daldi.

Un primo trattato di oniromanzia che dava la possibilità di svelare il significato dei sogni attraverso la simbologia onirica.

Numerose sono le opere medievali che hanno tentato di interpretare i sogni attraverso una puntuale classificazione dei simboli.

Durante il rinascimento il più famoso esponente della Cabala Cristiana in Pico della Mirandola che la espose nel suo “Conclusioni filosofiche, cabalistiche e teologiche”.

IL GIOCO DEL LOTTO

Il lotto nasce a Genova nel 1539 per poi essere legalizzato nel 1700 in tutti gli stati italiani, fra i quali è presente il Regno di Napoli.

Il gioco del lotto si integrerà ben presto e così a fondo nella cultura popolare partenopea al punto di migliorare l’attività di giocare i numeri al lotto, creando il famoso BancoLotto.

IL SIGNIFICATO DEI 90 NUMERI DELLA SMORFIA NAPOLETANA

Numero Smorfia Napoletana
1 L’Italia – L’Italia
2 ‘A Piccerella – La bambina
3 ‘A Jatta – La gatta
4 ‘O puorco – Il maiale
5 ‘A Mano – La mano
6 Quella che guarda verso terra -Chella ca guarda ‘nterra
7 ‘O Vase – Il Vaso
8 A’ Madonna – La Madonna
9 ‘A Figliata – La figliolanza
10 ‘E Fasule – I fagioli
11 ‘E Suricille – I topi
12 ‘O Surdate – Il soldato
13 Sant’Antonio – Sant’Antonio
14 ‘O ‘Mbriaco – L’ubriaco
15 ‘O Guaglione – Il ragazzo
16 ‘O Culo – Il culo
17 ‘A Disgrazzia – La sfortuna
18 ‘O ‘Sanghe – Il sangue
19 ‘A Resata – La risata
20 ‘A Festa – La festa
21 ‘A Femmena annura – La donna nuda
22 ‘O Pazzo – Il pazzo
23 ‘O Scemo – lo scemo
24 ‘E Gguardie – Le guardie
25 Natal’ – Natale
26 Nanninella – Anna
27 ‘O Cantero – L’orinale
28 ‘E Zzizze – Le tette
29 ‘O Pate d”e Ccriature –
Il padre dei bimbi
30 ‘E Ppalle d”o Tenente –
Le palle del Tenente
31 ‘O Padrone ‘e Casa –
Il padrone dell’abitazione
32 ‘O Capitone – Il capitone
33 L’Anne ‘e Cristo – Gli anni di Cristo
34 ‘A Capa – La testa
35 L’Aucelluzz – L’uccello
36 ‘E Ccastagnelle – Le nacchere
37 ‘O Monaco – Il monaco
38 ‘E Mmazzate – Le bastonate
39 ‘A Funa n’Ganna – La corda al collo
40 ‘A Paposcia – L’ernia
41 ‘O Curtiello – Il coltello
42 ‘O Cafè – Il Caffè
43 Onna pereta fore ‘O barcone –
Donna al balcone
44 ‘E Ccancelle – Le carceri
45 ‘O Vino bbuono – Il buon vino
46 ‘E Denare – I soldi
47 ‘O Muorto – Il morto
48 ‘O Muorto che pparla
Il morto che parla
49  ‘O Piezzo ‘e Carne – La carne
50 ‘O Ppane – Il pane
51 ‘O Ciardino – Il giardino
52 ‘A Mamma – La mamma
53 ‘O Viecchio – Il vecchio
54 ‘O Cappiello – Il cappello
55 ‘A Museca – La musica
56 ‘A Caruta – La caduta
57 ‘O Scartellato – Il gobbo
58 ‘O Paccotto – Il cartoccio
59 ‘E Pile – I peli
60 Se Lamenta – Si lamenta
61 ‘O Cacciatore – Il cacciatore
62 ‘O Muorto acciso – Il morto ammazzato
63 ‘A Sposa – La sposa
64 ‘A Sciammeria – La marsina
65 ‘O Chianto – Il pianto
66 ‘E ddoie Zetelle – Le due zitelle
67 ‘O Totaro int”a Chitarra –
Il totano nella chitarra
68 ‘A Zuppa cotta – La minestra cotta
69 Sott’e ‘Ncoppa – Sottosopra
70 ‘O Palazzo – Il palazzo
71 L’Ommo ‘e Merda – Essere riprovevole
72 A Maraviglia – Lo stupore
73 ‘O Spitale – L’ospedale
74 ‘A Rotta – La grotta
75 Pullecenella – Pulcinella
76 ‘A Funtana – La fontana
77 ‘E Riavulille – I diavoli
78 ‘A bella Figliola – La prostituta
79 ‘O Mariuolo – Il ladro
80 ‘A Vocca – La bocca
81 ‘E Sciure – I fiori
82 ‘A Tavula ‘mbandita –
La tavola imbandita
83 ‘O Maletiempo – Il maltempo
84 ‘A Cchiesa – La chiesa
85 ‘Ll Aneme ‘o Priatorio  –
Le anime del Purgatorio
86 ‘A Puteca – Il negozio
87 ‘E Perucchie – I pidocchi
88 ‘E Casecavalle – I caciocavalli
89 ‘A Vecchia – La vecchia
90 ‘A Paura – La paura

La smorfia napoletana. I sogni diventano numeri da giocare al lotto

LA TOMBOLA

La tombola napoletana nasce, nel 1734 per una diatriba sorta tra il re Carlo III di Borbone, che era deciso ad ufficializzare il gioco del lotto nel Regno, perchè se fosse rimasto clandestino avrebbe sottratto introiti alla casse dello Stato, ed il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, che riteneva il gioco del lotto un amorale e ingannevole diletto per i suoi fedeli.

Alla fine riuscì a spuntarla il re, ma a patto che nella settimana delle festività natalizie il gioco venisse sospeso perchè il popolo non doveva distrarsi dalle preghiere.
Il popolo che non voleva rinunciare a giocare si organizzò in un altro modo: i novanta numeri del lotto furono racchiusi in un “panariello” di vimini e furono disegnati i numeri su delle cartelle, così la fantasia popolana trasformò un gioco pubblico in un gioco a carattere familiare.

Il nome tombola deriva dalla forma cilindrica del pezzo di legno dove è impresso il numero e dal rumore che questo fa nel cadere sul tavolo dal panariello, che una volta aveva la forma del tombolo.



I Napoletani al gioco della tombola, e associarono i 90 numeri della smorfia, quasi tutti allusivi e talvolta scurrili. Molto famose a Napoli sono le tombolate dei “femminielli” dei vicoli dei quartieri popolari della città.

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Pasqua a Napoli, offerta impareggiabile per turisti e napoletani https://napolipiu.com/pasqua-a-napoli-offerta-per-turisti-e-napoletani Mon, 15 Apr 2019 14:46:17 +0000 https://napolipiu.com/?p=111817 La Pasqua a Napoli propone un'offerta museale di cui napoletani e turisti possono beneficiare: Caravaggio, Canova, Escher, Chagall e VanGogh.

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La Pasqua a Napoli propone un’offerta museale di cui napoletani e turisti possono beneficiare: Caravaggio, Canova, Escher, Chagall e VanGogh.

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Anche quest’anno la Pasqua a Napoli rappresenta l’occasione giusta per godesi eventi museali importantissimi e tante curiosità sulla cultura napoletana.

PASQUA A NAPOLI, OFFERTA IMPAREGGIABILE

Parlar di Napoli per i matrimoni pomposi o per le fuoriserie sulle aree per gli invalidi fa gioco a chi vuol inchiodare il pubblico televisivo e garantirsi quella che ho già definito “la barbara audience”, scrive Angelo Forgione, utile agli inserzionisti pubblicitari.

Poi vi è un sostanziale silenzio circa un’offerta museale di cui napoletani e turisti possono beneficiare in questo periodo di vacanze pasquali. Oltre ai tanti siti stabili di interesse culturale e alle preziose collezioni che la città può offrire tutto l’anno, ora all’ombra del Vesuvio fanno passerella nientepopodimeno che:

E scusate se è poco.Lunghe file all’esterno dei musei napoletani, che poi sono accoglienti regge, nobili palazzi e mirabili chiese, fanno da preludio all’esperienza intellettuale, ordinate e senza triccheballacche.

Pasqua a Napoli, offerta impareggiabile per turisti e napoletaniPoi tutti a gustare i sapori e i panorami di una città per molti aspetti unica e irripetibile.È questo l’approccio partenopeo che non fa rumore, ma che tocca a tutti alimentare diffondendo sui social le immagini della Napoli che non muore mai. E mai morirà, neanche sotto le volgari percosse della banalità contemporanea.

OFFERTA MUSEALE DI NAPOLI

La pasqua a Napoli offre ai turisti e ai partenopei una vasta scelta di mostre ed eventi museali, tutti di altissimo livello artistico e culturale.

CARAVAGGIO NAPOLI

Pasqua a Napoli, offerta impareggiabile per turisti e napoletaniIl Museo e Real Bosco di Capodimonte vi aspetta, da venerdì 12 aprile 2019, la mostra Caravaggio Napoli, visitabile fino al prossimo 14 luglio 2019, approfondisce il periodo napoletano di Caravaggio e l’eredità lasciata nella città partenopea.

Informazioni, prenotazioni e acquisti online:

www.coopculture.it dall’Italia: 848 800 288 dall’estero e da cellulare: + 39 06 399 67 050

Orari

Museo e Real Bosco di Capodimonte: aperto tutti i giorni, dalle 8.30 alle 19.30

Pio Monte della Misericordia: lunedì – sabato, dalle 9.00 alle 18.00 domenica, dalle 9.00 alle 14.30

Biglietti

intero 15 euro (mostra + museo) ridotto 14 euro (mostra + museo)

intero 14 euro (solo mostra) ridotto 11 euro (solo mostra)

Il biglietto della mostra dà diritto ad un ingresso ridotto al Pio Monte della Misericordia.

Il biglietto di accesso al Pio Monte della Misericordia dà diritto ad un ingresso ridotto alla mostra Caravaggio Napoli

Come arrivarci

Oltre alla navetta Citysightseeing Napoli che garantirà il collegamento tra Museo e Real Bosco di Capodimonte e Pio Monte della Misericordia tutti i giorni dal lunedì alla domenica, l’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli ha istituito gratuitamente un’altra navetta per la mostra durante i fine settimana di esposizione.

CANOVA E L’ANTICO

Pasqua a Napoli, offerta impareggiabile per turisti e napoletaniAl museo archeologico nazionale di Napoli dal 28 marzo al 30 giugno è possibile visitare la mostra : “Canova e l’antico“. Articolata su due piani del Museo, la mostra presenta tutta la variegata produzione artistica canoviana, dal disegno, al bozzetto, al dipinto, al gesso, ai marmi: con capolavori di prim’ordine, a partire dal celeberrimo gruppo delle Grazie, proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo.

Orari e tariffe

ORARI
Aperto tutti i giorni (tranne il martedì)
ore 09.00 – 19.30
Le operazioni di chiusura iniziano alle 19.00

Quando il martedì è festivo il Museo posticipa la chiusura al mercoledì.

BIGLIETTI

Intero: € 15.00

Ridotto: € 2 per cittadini dell’UE tra i 18 e i 25 anni non compiuti

Ridotto speciale per possessori di ArteCArd (ingresso 50%) e accompagnatori degli abbonati OpenMANN

Gratuito per i minori di 18 anni e 18app

Gratuito per tutti

– la prima domenica del mese da ottobre a marzo

– dal 6 al 10 marzo 2019 “Settimana dei Musei”

– 21 marzo 2019 (festa di primavera)

– 12, 19 e 26 maggio 2019

– 11, 18 e 25 agosto 2019

– 19 settembre 2019

ESCHER A NAPOLI

Pasqua a Napoli, offerta impareggiabile per turisti e napoletani

NAPOLI, ESCHER AL PAN – PALAZZO DELLE ARTI NAPOLI

1 novembre 2018 – 22 aprile 2019. La grande retrospettiva Escher, che negli ultimi anni ha battuto ogni record di visitatori. La mostra presenterà oltre alle opere del visionario genio, amatissimo dal pubblico, anche un’ampia sezione dedicata all’influenza che il suo lavoro e le sue creazioni esercitarono sulle generazioni successive, dai dischi ai fumetti, dalla pubblicità al cinema.

Il PAN è in via dei Mille 60 a Napoli, è aperto tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.30.

Biglietti
Intero € 13,00 (Audioguida inclusa)
Ridotto € 11,00 (Audioguida inclusa)
Ridotto Bambini € 6,00 (Audioguida inclusa) – Bambini dai 6 ai 10 anni
Lunedì Universitario: € 8,00 (Audioguida inclusa) – Tutti i lunedì (eccetto i festivi) gli studenti universitari muniti di tesserino e documento di identità (senza limiti di età) potranno accedere alla tariffa di € 8,00 anziché € 13,00.

Diritti di prenotazione e prevendita
Gruppi e singoli € 1,50 per persona
Scolaresche € 1,00 per studente
Info e prenotazioni e acquisto biglietti
+39 081 1865991 – www.mostraescher.it

CHAGALL A NAPOLIPasqua a Napoli, offerta impareggiabile per turisti e napoletaniNAPOLI, BASILICA DELLA PIETRASANTA– Piazzetta Pietrasanta 17-18 
(angolo Via dei Tribunali) – LAPIS MUSEUM 15 febbraio – 30 giugno 2019. Per la prima volta a Napoli, la poetica magia di Marc Chagall raccontata attraverso l’esposizione di 150 opere.

Orari di apertura
Tutti i giorni 10.00 – 20.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti
Intero €14,00,con audioguida €15,00

Ridotto €12,00, con audioguida €13,00

Bambini €6,00, con audioguida €7,00

VAN GOGH A NAPOLI

Pasqua a Napoli, offerta impareggiabile per turisti e napoletani

VAN GOGH – THE IMMERSIVE EXPERIENCE:  la mostra multimediale in cui il visitatore è coinvolto a 360 gradi, vivendo la straordinaria esperienza di immergersi nei quadri di Van Gogh.
La Basilica di San Giovanni Maggiore è una chiesa monumentale di Napoli,
situata nel centro antico della città. Rampe S. Giovanni Maggiore, 80134 Napoli NA

ORARI E BIGLIETTI

BIGLIETTI

Intero: 12 euro (+ prevendita)
Ridotto generico*: 10 euro (+ prevendita)
Gruppi (per un minimo di 25 persone): 8 euro (+ prevendita)
Scuole (per un minimo di 15 alunni): 8 euro (+ prevendita)
OPEN: 14 euro (+ prevendita) valido per qualsiasi giorno di apertura della mostra

* I bambini al di sotto dei 3 anni non pagano
* Ridotto generico: over 65 anni ,bambini dai 3 ai 12 anni, disabili (che hanno diritto all’accompagnatore l’accesso è a prezzo ridotto con l’accompagnatore gratuito presentando il tesserino) e partners

DOVE ACQUISTARLI:

Ticket One (on-line su www.ticketone.it ed in tutti i punti vendita affiliati)
GO2 (on-line su www.go2.it ed in tutti i punti vendita affiliati)
PRENOTAZIONE GRUPPI E SCUOLE 081 80.38.38.2

ORARI MOSTRA FINO AL 2 GIUGNO

dal lunedì al venerdì dalle h 10 alle h 19
sabato dalle h 10 alle h 22
domenica dalle h 14 alle h 22

Pasqua a Napoli, offerta impareggiabile per turisti e napoletani10 piatti che a pasqua non possono mancare sulle tavole Napoletane

LA PASQUA NAPOLETANA: SAPORI E PANORAMI

La pasqua a Napoli è anche gusto e sapori. le festività pasquali napoletane

non sarebbero le stesse senza pastiera, e Casatiello : si tratta di due ricette, una dolce e l’altra salata, immancabili sulla tavola partenopea di questo periodo. La loro origine è antichissima, ed è legata alle affascinanti simbologie dei rituali pagani di rinascita e prosperità che fin dall’epoca precristiana venivano celebrati proprio nel periodo primaverile.

Le deliziose pietanze partenopee si sposano con la bellezza dei  panorami che la città offre. Da Posillipo, al Vomero, passando per Capodimone, ogni angolo di Napoli nasconde un segreto da scoprire e ammirare.

 

 

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Napoli incantò Mozart. Amadeus viaggiò da Salisburgo a Napoli https://napolipiu.com/napoli-incanto-mozart-amadeus-viaggio-da-salisburgo-a-napoli Thu, 07 Mar 2019 15:26:58 +0000 https://napolipiu.com/?p=110572 Napoli incantò Mozart. Napoli-Salisburgo non è solo Coppa Uefa. Wolfgang Amadeus Mozart arriva da Salisburgo a Napoli viaggia a soli 14 anni.

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Napoli incantò Mozart. Napoli-Salisburgo non è solo Coppa Uefa. Wolfgang Amadeus Mozart arriva da Salisburgo a Napoli viaggia a soli 14 anni.



NAPOLI INCANTÒ MOZART

Quando Napoli incantò Mozart, il genio di Strasburgo si innamorò della città  del Vesuvio e della sua cultura. Napoli-Salisburgo non è solo Coppa Uefa ma anche un viaggio culturale.

Quello che vedete a sinistra in fondo, vestito di rosso, nel dipinto di Pietro Fabris conservato alla Scottish National Gallery di Edimburgo, è il quattordicenne salisburghese Wolfgang Amadeus Mozart a Napoli, scrive Angelo Forgione, affiancato dal padre Leopold.

MOZART DA SALISBURGO A NAPOLI

 Amadeus Mozart arriva da Salisburgo a Napoli viaggia a soli 14 anni si innamora della città di Partenope «Bella, piena di gente come Vienna e Parigi. E non so se Napoli non abbia la meglio pure su Londra». Scrive il 14enne Mozart, già famoso perché si è esibito davanti alla regina d’Austria, Maria Teresa.

E in effetti la Napoli del Settecento è fra le città più vivaci al mondo, anche sotto il profilo culturale e musicale.
Correva l’anno 1770, e nella casa del del musicofilo Lord Fortrose si svolse un incontro musicale, come accadeva di sovente nei salotti napoletani, dove si ospitavano studiosi stranieri di passaggio in città.
Mozart fu influenzato dai musicisti della Scuola Musicale del ‘700 napoletano e quando lasciò la città cercò sempre di spronare il padre a ritornarvi, perché “una volta avuta una scrittura a Napoli, mi cercheranno ovunque”. Non ci riuscì mai, per implicazioni politico-religiose.

L’ANELLO DI MOZART

Wolfgang si esibisce anche al Conservatorio della Pietà dei Turchini e si imbatte, divertito, nella tipica superstizione: suona con tale agilità e maestria che il pubblico rumoreggia, convinto che la sua bravura derivi dall’influsso dell’anello che indossa alla mano sinistra. Il giovane Mozart comprende il motivo delle proteste, si sfila l’anello per continuare a esibirsi, lasciando tutti ammutoliti.




Dopo 17 anni scrisse “Chi, avendo vista l’Italia una volta, non la ricorda per tutta la vita? E specialmente Napoli, dove ho imparato la musica. Ho un’indescrivibile brama di scrivere un’opera per Napoli. Con un’opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania”.

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Il fantasma di Totò avvistato a Napoli. Le apparizioni e quella profezia… https://napolipiu.com/il-fantasma-di-toto-avvistato-a-napoli-le-apparizioni-e-quella-profezia https://napolipiu.com/il-fantasma-di-toto-avvistato-a-napoli-le-apparizioni-e-quella-profezia#comments Thu, 28 Feb 2019 10:11:23 +0000 https://napolipiu.com/?p=110331 Il fantasma di Totò avvistato a Napoli da alcuni turisti. Io spettro del principe De Curtis, in una occasione, ha anche parlato lasciandosi andare ad una profezia.

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Il fantasma di Totò avvistato a Napoli da alcuni turisti. Io spettro del principe De Curtis, in una occasione, ha anche parlato lasciandosi andare ad una profezia.

Il fantasma di Totò si aggira per Napoli, precisamente a palazzo San Giacomo. Io «Sono il principe de’ Curtis. Questo è palazzo San Giacomo?». È il 12 settembre 2018 sono quasi le 22 e tre persone in piazza Municipio si trovano di fronte una figura vestita di grigio. Un giovane alto ed elegantissimo. «Lei è una controfigura di Totò?» replica sorridendo un turista, pensando di trovarsi davanti un figurante. Ma non ottiene alcuna risposta. Poi la figura, prima di allontanarsi e passare attraverso il muro all’interno del palazzo del Comune, si lascia andare ad una profezia: «La città sarà sempre più grande, la prima in Italia. Diventerà la capitale di un regno». Senza specificare se ci sarà un ritorno al borbonico Regno delle Due Sicilie o ai Savoia. E lasciando così dietro di sé una serie di inspiegabili dubbi.

Sono quattordici le persone, scrive il corriere del mezzogiorno, che negli ultimi cinque anni si sono trovate di fronte Totò. Una sola volta il principe ha parlato, lo scorso 12 settembre, da allora più nessuna parola.

Il fantasma di Totò avvistato a Napoli. Le apparizioni e quella profezia...

IL FANTASMA AL FUNERALE DI TOTÒ

«Totò è qui, in mezzo a noi». Ai funerali del principe de’ Curtis ci fu più di una persona che immaginò che il fantasma del morto se ne stesse bellamente al centro del corteo. Ci fu finanche chi si impressionò al punto da svenire. Ma il fantasma era un vivo. Si trattava di dell’attore Dino Valdi , «sosia» e controfigura di Totò in diversi film. A lui Franca Faldini donò, dopo le esequie, il vestito, le camicie, il gilet, le scarpe e una delle celebri bombette nere del principe.

LA SUPERSTIZIONE NEI FILM DI TOTÒ

Nei 97 film in cui ha recitato Totò sono tantissimi gli elementi che rimandano a superstizioni, jettature, fantasmi, aldilà, leggende, continenti scomparsi, extraterrestri e dischi volanti.

Il fantasma di Totò avvistato a Napoli. Le apparizioni e quella profezia...

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Pulcinella o Pulecenella ma chi era veramente la maschera napoletana? https://napolipiu.com/pulcinella-o-pulecenella-maschera-napoletana Sun, 24 Feb 2019 08:57:59 +0000 https://napolipiu.com/?p=110188 Pulcinella o Pulecenella è la maschera che identifica Napoli nel mondo assieme alla pizza, ha origine arcaiche, sapete come nasce?

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Pulcinella o Pulecenella è la maschera che identifica Napoli nel mondo assieme alla pizza, ha origine arcaiche, sapete come nasce?

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Pillole di  di napoletanità a cura di Gino Campolongo: Pulcinella, un viaggio nella curiosità della cultura napoletana.

Vi siete mai chiesti: “ma Pulcinella (Pulecenella ) Chi è?” Orbene questa Maschera, che identifica Napoli nel mondo assieme alla pizza ed al mandolino, ha origine arcaiche.

C’è chi lo fa risalire ad uno dei personaggi fissi nelle feste atellane romane col nome primordiale di Maccus, (che in latino significa sciocco e indica una persona “stupida”) un servo panciuto con naso lungo e pancia prominente nascosta da camicia larga e bianca; altri invece l’attribuiscono a Silvio Fiorillo nella seconda metà del ‘500; ma per trovare vere e sicure origini del Pulcinella così come lo vediamo oggi dobbiamo aspettare l’800 col personaggio impersonato da Antonio Petito (1822/1876).

Pulcinella o Pulecenella ma chi era veramente la maschera napoletana?
La maschera Atellana di Maccus

DA POLICENELLA  A PULECENELLA

Silvio Fiorillo, compose la prima commedia su Pulcinella, ossia “La Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Policinella” (1609), si ispirò al contadino Puccio Aniello che era abbronzato, senza maschera, con naso lungo, barba, baffi e con cappello bicorno.

Antonio Petito, invece, rappresentò Pulecenella esattamente così come lo conosciamo oggi.

Il Policenella di Fiorillo, che nel frattempo si era unito a importanti compagnie comiche, ebbe enorme successo nell’Europa del tempo e divenne l’antagonista di Arlecchino, altro servo ma sciocco e non furbo come lui, ed acquista il suo carattere che noi conosciamo; ma fino a che non arriva poi Petito.

La sua fisionomia cambia numerose volte trasformandolo fin anche in uomo con una gobba o addirittura due, come si evince da quadri e raffigurazioni del ‘600 (Callot) e ‘700 (Ghezzi).

Pulcinella o Pulecenella ma chi era veramente la maschera napoletana?

PULCINELLA  E IL RE NASONE

Pulcinella è stata l’unica persona che poteva prendere in giro un re. Infatti si narra che fu proprio Pulcinella alias Vincenzo Cammarano, a fine ‘700, ad attribuire a Re Ferdinando IV di Borbone il nomignolo di “Re Nasone”. La cosa divertiva molto anche il Re, suo grande fans.

IL SAN CARLINO

Nel ‘700, fu costruito a Napoli il teatro San Carlino per poter rappresentare solo le commedie con protagonista Pulcinella. Ed infatti proprio lì ebbe i suoi riconoscimenti Antonio Petito e prima di lui suo padre Salvatore e il capocomico Pasquale Altavilla.

Dopo Petito ci fu il suo delfino Giuseppe De Martino che traghettò Pulcinella del ventesimo secolo.  Altri grandi dello spettacolo hanno indossato la famosa maschera come il grande Eduardo con la sua celebre interpretazione nel film “Ferdinando I Re di Napoli” accanto al fratello Peppino (1959); il compianto aEnzo Cannavale che in un film disse la storica frase “Pullecenella nun more maje!”; e per ultimo voglio ricordare Massimo Troisi in “Capitan Fracassa”.

Pulcinella o Pulecenella ma chi era veramente la maschera napoletana?IL SIMBOLO DEL POPOLO NAPOLETANO

Personaggio, quello del Pulcinella, tanto amato anche dai bambini che è stato trasposto in versione cartone animato nella pellicola “Totò Sapore e la magica storia della pizza”.

A Napoli oggi esiste solo un Pulcinella il caro Angelo Iannelli che tanto si prodiga anche nel sociale

Per ultimo vorrei ancora dire che a mio avviso la maschera di Pulecenella ha avuto nel tempo anche un fine sociale o meglio di denuncia sociale.

Infatti lui ha simboleggiato, e simboleggia tutt’ora, il popolo napoletano stanco dei soprusi dei potenti e dei politici, penso a tutti i Pulcinella che si sono avuti nel tempo e penso al fatto che se si svegliassero tutti insieme e guardassero la Città così come è ridotta oggi, cosa farebbero e cosa direbbero? Forse: “Comme è bell comm è bell ‘a città ‘e Pulecenella … me dispiace sulamente … ca l’orgoglio ‘e chesta gente … se murtifica ogni juorno … e nuje ce mettimmo scuorno …”

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SEGRETO DI PULCINELLA

Il “segreto di Pulcinella” Io non saprei definire il vero senso di questo segreto, né saprei raccontare attraverso storie magari inventate, perché nacque. Cosa nascondeva il senso di quel “segreto” che poi tanto segreto non era?

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Le lasagne sono napoletane. Arriveranno in Emilia solo nei primi del 900 https://napolipiu.com/le-lasagne-sono-napoletane-arriveranno-in-emilia-solo-nei-primi-del-900 Sat, 23 Feb 2019 12:47:15 +0000 https://napolipiu.com/?p=110156 le lasagne sono un piatto napoletano e non emiliano. Già nel Duecento a Napoli si guastava la pasta a strati. Le lasagne arriveranno in Emilia solo nel primo novecento.

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le lasagne sono un piatto napoletano e non emiliano. Già nel Duecento a Napoli si guastava la pasta a strati. Le lasagne arriveranno in Emilia solo nel primo novecento.

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Non tutti sanno che le lasagne sono napoletane, una delle tante prelibatezze nate nella Napoli borbonica. La pasta a strati infatti nasce a Napoli e non a Bologna.

LASAGNE NAPOLETANE

Lo scrittore e saggista, Angelo Forgione, attraverso le ricerche fatte per il suo ultimo libro “Il Re di Napoli“ racconta che le lasagne sono un piatto della cucina napoletana e non di quella emiliana.

Come è accaduto per la parmigiana anche la lasagna viene erroneamente attribuita alla cucina settentrionale.
Le lasagne, quelle a strati ripieni, nascono a Napoli, non a Bologna. Già nel Duecento, all’ombra del Vesuvio, si inframezzavano sfoglie di pasta con formaggio grattugiato e spezie in polvere.

Fu nell’Ottocento che divennero le lasagne napoletane per come le conosciamo.
Solo nel primo Novecento gli emiliani, leggendo i testi napoletani, fecero la loro versione.

L’IMPORTANZA DEL POMODORO NELLA CUCINA NAPOLETANA

E del resto, il pomodoro non fu mai coltivato in Emilia prima dell’Unità.
Fu, Ferdinando I di Borbone (1751 – 1825) a spronare alla crescita la cucina popolare napoletana. Il sovrano tornava a Napoli per reggere il Regno delle due Sicilie dopo la breve parentesi di Gioacchino Murat.

Leggenda vuole che Ferdinando I, fosse tanto goloso a tal punto di battersi pur di introdurre i maccheroni con il ragù nei menu ufficiali. E quando si trovava faccia a faccia con la sua amata pietanza non poteva fare a meno di intingere le dita nella salsa nonostante si trovasse alla presenza di notabili stranieri.
Il pomodoro fu la vera rivoluzione della cucina partenopea e gli stessi napoletani furono molto abili nell’insegnare a tutti il modo per cucinarlo, mangiarlo e come gustare per le sue enormi qualità.

RICETTA DELLE LASAGNE NAPOLETANE

Ecco come si preparano le lasagne della tradizione napoletana.

Ingredienti

  • Dosi per 8 persone:
  • Per il ragù:
  • Per le polpette:

Le lasagne sono napoletane. Arriveranno in Emilia solo nei primi del 900

Preparazione delle lasagne

  • Iniziate a preparare il ragù tagliando a tocchetti i tre tipi di carne.
  • In una casseruola con dell’olio fate appassire il trito di cipolla, sedano e carota assieme alla pancetta a cubetti.
    Aggiungete quindi la carne e fatela cuocere per qualche minuto.
  • A questo punto mettete il vino e fatelo sfumare rigirando anche la carne di tanto in tanto.
    Inserite anche la passata di pomodoro e mescolate.
  • Dal momento in cui il sugo riprende a bollire abbassate al minimo la fiamma e fate cuocere lentamente per 4 ore.
    Quando sarà pronto sollevate i pezzi di carne più grossi e teneteli da parte.
  • Intanto preparate le polpette mettendo in una ciotola la carne macinata, l’uovo, il pane a tocchetti, parmigiano e sale.
    Amalgamate bene e formate con le mani tante piccolissime polpette.
  • Friggete le polpette, in olio bollente, rigirandole.
  • Mettete la ricotta in una ciotola ed aggiungetegli una parte di sugo per poterla lavorare con una forchetta.
  • Cuocete per qualche minuto in acqua bollente salata, con aggiunta di qualche goccia di olio, le sfoglie di lasagne.
    Man mano che saranno cotte sollevatele e mettete ad asciugare su di un canovaccio pulito.
  • Intanto bollite le uova per 10 minuti in un pentolino con dell’acqua.
    Quindi sbucciatele e tagliatele a fette.
  • Preparate la lasagna cospargendo la pirofila con un mestolo di ragù.
    Adagiate quindi il primo strato di sfoglie (se necessario tagliatene qualcuna) e ricopritelo con della ricotta.
    Aggiungete quindi il fior di latte a tocchetti e poi le uova.
  • Ripetete i passassi mettendo anche le polpette e la spolverata di pecorino.
    Ricoprite nuovamente mettendo ricotta e passata di pomodoro.
  • Terminate con una spolverata di pecorino ed cuocete in forno già caldo a 200 °C circa 30 minuti.

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Quando preparare la lasagna di carnevale

Nonostante sia un piatto tradizionalmente associato al periodo di carnevale, oggi la lasagna viene preparata davvero durante tutto l’anno, anche in quei periodi durante i quali (pensiamo all’estate) dovremmo forse metterci alla ricerca di qualcosa di più leggero da portare in tavola.

Sarebbe secondo i canoni del mangiare moderno un piatto unico, in quanto comunque al suo interno finiscono carne, uova e altre componenti tipiche dei secondi. Non stupitevi però se, quando invitati per un pranzo in casa alla napoletana, la lasagna sarà soltanto una delle portate.

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La fontana de paparelle a Napoli. Ecco perché si chiama così https://napolipiu.com/la-fontana-de-paparelle-a-napoli-ecco-perche-si-chiama-cosi Thu, 21 Feb 2019 10:29:56 +0000 https://napolipiu.com/?p=110044 La fontana de paperelle a Napoli. Una pillola di napoletanità. Posta in via Foria la fontana del tritone venne chiamata de paperelle. [better-ads type=”banner” banner=”105133″ campaign=”none” count=”2″ columns=”1″ orderby=”rand” order=”ASC” align=”center” show-caption=”1″][/better-ads] ‘A FONTANA DE PAPARELLE Ecco una pillola di napoletanità a cura di Gino Campolongo: ‘A fontana de Paperelle. Un viaggio nella curiosità della cultura napoletana. In pochi lo sanno e fino a qualche tempo fa nemmeno io, ma agli inizi del ‘900 in via Foria, e precisamente nei […]

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La fontana de paperelle a Napoli. Una pillola di napoletanità. Posta in via Foria la fontana del tritone venne chiamata de paperelle.

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‘A FONTANA DE PAPARELLE

Ecco una pillola di napoletanità a cura di Gino Campolongo: ‘A fontana de Paperelle. Un viaggio nella curiosità della cultura napoletana.

In pochi lo sanno e fino a qualche tempo fa nemmeno io, ma agli inizi del ‘900 in via Foria, e precisamente nei giardinetti subito dopo il museo Nazionale, esisteva addirittura un vero e proprio laghetto pieno zeppo di anatre, oche e “paperelle”; da qui il modo di dire per indicare la zona “Aret’ e paparelle”.

La fontana de paparelle a Napoli. Ecco perché si chiama così

Tra il 1870-1879 si decise una riqualificazione della zona frequentata allora da prostitute e gente di malaffare; in primis si tentò di delimitare il laghetto dandole una forma un po’ più geometrica tentando di disegnare una ellisse e di impreziosirlo con la statua di un Tritone realizzata da Pasquale Ricca.

Col passare di qualche anno poi il lago fu rimpicciolito e si decise di trasformare quella statua in fontana, infatti nel 1885 dalla bocca della stessa si fece uscire uno zampillo d’acqua proveniente dall’acquedotto del Serino; la riva del laghetto si trasformò in una balaustra in cemento

LA FONTANA DEL TRITONE

La statua del tritone fu alzata su piedistallo. Ma per vederla così come è oggi si dovrà aspettare il radicale restyling del 1932 per volontà dell’Ente Autonomo Volturno che fece sostituire la statua del Tritone originaria con un’altra realizzata dallo scultore Carlo De Veroli.

Ed ecco che così il laghetto sparì del tutto a favore di una vera e propria fontana: “la Fontana del Tritone”. Ma nel tempo vi fu sempre una costante: ossia le paparelle.

Durante tutti quegli anni quegli uccelli erano rimasti sempre lì, considerando quel posto la loro casa. Così la fontana fu chiamata dal popolino “‘a funtana dè Paparelle”, da non confondere con quella della Villa Comunale.

La fontana de paparelle a Napoli. Ecco perché si chiama così

Una ventina d’anni fa poi ha subito un ennesimo restauro in occasione dell’apertura della fermata della Metropolitana Linea 1 che sta proprio lì vicino.

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Terroni. Il dispregiativo contro meridionali. Ecco come è nato https://napolipiu.com/terroni-il-dispregiativo-contro-meridionali Sat, 16 Feb 2019 08:26:46 +0000 https://napolipiu.com/?p=109869 Terroni, il dispregiativo contro i meridionali è nato dall’appartenenza al suolo agricolo e ballerino per i sisma. Ma quei campi hanno nutrito il Paese.

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Terroni, il dispregiativo contro i meridionali è nato dall’appartenenza al suolo agricolo e ballerino per i sisma. Ma quei campi hanno nutrito il Paese.

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Quello di terrone è il più classico degli epiteti dispregiativi utilizzato verso i napoletani e i meridionali. Il termine è utilizzato dai settentrionali per indicare genericamente gli abitanti della bassa Italia, da Roma in giù.

TERRONI

I terroni sono legati al mondo agricolo inteso come configurazione collettiva di persone rozze, villani, cafoni, sporche di terra nonché fannulloni.

Lo storico e linguista Bruno Migliorini nel saggio Parole e Storia suggeriva, al contrario, che l’origine dell’epiteto si riferisse agli abitanti delle «terre Ballerine» cioè quei territori frequentemente martoriati dai terremoti.

Il Grande Dizionario della Lingua Italiana indica delle etimologie complesse: «come frutto di incrocio fa terre[moto] e [meridi]one; quindi un: «mangiatore di terra», «persona dal colore scuro della pelle, simile alla terra»; o, di nuovo, come «originario di terre soggette a terremoti» (terre matte, terre ballerine)».

LA TERRA DEI TERRONI

I terroni sarebbero esponenti di una popolazione che vive in una condizione di inferiorità sociale e culturale, contrapposta ad una popolazione (quella settentrionale) operosa e civile .

La terra dei terroni,  è stata il serbatoio di prodotti agricoli che hanno nutrito generazioni di italiani contribuendo significativamente al Pil nazionale. Basti ricordare che la piemontese Cirio ha basato il proprio successo sugli stabilimenti di lavorazione del pomodoro aperti, dopo l’unità d’Italia, nella periferia orientale di Napoli e a Pontecagnano.

DISPREGIATIVO CONTRO I MERIDIONALI

L’uso del termine terrone è un dispregiativo contro meridionali e un disprezzo per il mondo contadino nel suo insieme, quel «mondo magico» e il suo patrimonio musicale divenuti oggi, soprattutto nella Puglia salentina.

La parola terrone, di recente, ha avuto una sorta di rivalutazione identitaria. È diventata una rivendicazione di orgoglio e appartenenza al meridione.

POTREBBE INTERESSARTI: Il re di Napoli. La grande storia del pomodoro da Napoli alla conquista del mondo.

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Rattuso, origini del termine e l’uso nella lingua napoletana https://napolipiu.com/rattuso-origini-del-termine-e-luso-nella-lingua-napoletana Thu, 14 Feb 2019 09:43:43 +0000 https://napolipiu.com/?p=109792 Rattuso, è un termine molto usato in lingua napoletana. Il tipico tipo lascivo, indecente, libidinoso. Le origini della parola "rattuso" derivano dal latino.

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Rattuso, è un termine molto usato in lingua napoletana. Il tipico tipo lascivo, indecente, libidinoso. Le origini della parola derivano dal latino.

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Ci sono alcune parole napoletane che sono completamente intraducibili. Sì perché con una sola parola esprimono concetti di una complessità enorme pensiamo a tradurre che ne so cazzimma, skizzekea, N’gannaruto…

Tu come vuoi tradurre per esempio rattuso? Sì perché è termine che noi napoletani conosciamo benissimo è un complesso di atteggiamenti soprattutto riservato agli anziani.

Ecco perché si dice spesso  : “quello è un vecchio rattuso” ma non è escluso che molti giovanotti siano rattusi in questo caso “chillè nu poc rattusiello”.

Il rattuso è  il malato e il vizioso, il molestatore, quello che ad esempio  va strusciandosi sui mezzi pubblici.

Ecco è quello che guarda una donna dopo 30 secondi è capace di dirti tutte le sue misure oppure quello che va toccando le donne che le abbraccia sempre: “che bella guagliona che ti sei fatta” che tocca sempre l’avambraccio perché è un posto neutro.

È il cinquantenne che vanta sempre grandi prestazioni sessuali mentre non è buono proprio niente.

L’etimologia viene dal latino rasus che significa sfiorato attraverso attraverso il francese “Ratache” che significa appunto strofinarsi.

Rattuso, origini del termine e l'uso nella lingua napoletana

La favoletta napoletana del vecchio rattuso

In un piccolo paesino in provincia di Napoli viveva un uomo anziano di 93 anni , don Vicienzo vedovo di ben 4 mogli.
St’ommo in vita sua aveva avuto fama di grande amatore .A ll’epoca nun ce steve ‘na femmine d’o paese che nun era passata sotto a turlindana e Orlando!
Don Vicienzo gudeva ancora di buona salute, e ogni tre mise si recava dal medico per i controlli.
Un giorno il medico gli chiese:
-“don Vicie’ comme ve sentite? Maie state meglio inta a vita mia”,rispose o viecchio, “anzi vi diro’ che tengo na badante rumena e 21 anne è’ già incinta e tra poco sarò padre, nata vota. Cosa ne pensate dutto’?”
Il medico pensa un momento e dice:” Don Vicie’ se permettete v’aggia raccunta’ ‘na sturiella? ‘Na vota , cunuscette nu tale accanito cacciatore, nu juorne uscì di casa precipitosamente e pigliaie l’ombrello o posto d’o fucile.
Quando fu nel bosco,improvvisamente, nu lupo gli comparve annanze, prese l’ombrello, lo strinse con forza e lo puntò verso l’animale. E sapete cosa successe?”
“No.” Rispose il vecchio.
Il dottore continuò: “o lupo cadette muorto davanti a lui!”
“E’ impossibile!” gridò Don Vicienzo. “Qualcun altro deve aver sparato ‘o posto suoio!”
“E’ esattamente quello che sto cercando di spiegarvi, don Vicie’!” Rispose il medico.
Morale della favola:”ad una certa eta’ è meglio che ‘nce ammesuramme a palla!”

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Totò, Gambe d’Oro. Il film sul calcio bocciato dai critici https://napolipiu.com/toto-gambe-doro-il-film-sul-calcio-bocciato-dai-critici Wed, 13 Feb 2019 08:43:04 +0000 https://napolipiu.com/?p=109745 Totò, Gambe d’Oro. Le vicende del barone Fontana e del suo Cerignola. il primo film sul calcio fu bocciato dalla critica.

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Totò, Gambe d’Oro. Le vicende del barone Fontana e del suo Cerignola. il primo film sul calcio fu bocciato dalla critica.

Bisogna essere un po’ esperti di Totò per ricordarsi di Gambe d’Oro, pellicola del 1958 in cui il Principe interpreta il barone Luigi Fontana, presidente della squadra di calcio di Cerignola. Disponibile su Rai Play, il film non è di quelli che passano sulle emittenti locali, fonte di approvvigionamento quotidiano per “totòmani” e non. Lo sport è invece nella filmografia, come in Totò al Giro d’Italia del 1948. C’è poi un mai realizzato Totò-Calcio.

GAMBE D’ORO

Il film Gambe d’Oro non fu un successo, nonostante la regia di Turi Vasile, autore di Classe di Ferro e produttore di Federico Fellini e Michelangelo Antonioni.

La critica dell’epoca non lo accolse bene e salvò in parte Totò, scrive Repubblica, provato dalla malattia agli occhi e non in grado di leggere il copione (quell’anno girò comunque ben sette film).

Totò, Gambe d’Oro. Il film sul calcio bocciato dai critici
Una scena di Gambe d’oro, film del 1958, diretto da Turi Vasile

Se non proprio memorabile è lo sketch in cui, il principe De Curtis, spiega gli schemi di gioco alla lavagna, in altre battute si riconosce di più: «Sono un barone eletto dal popolo», «Democratico e comando io», «Fortuna audax Juventus», «Ah, se ognuno si facesse gli incassi propri» e, alla moglie milanese, «Ecco la calata dei barbari: a voi Longobardi non sta mai bene nulla».

La trama è semplice, con Totò presidente tirchio che vuol vendere a suon di milioni due stelle della squadra del Cerignola, tra cui la mezzala Aldo, fidanzato della figlia. Alla fine, vincono le ragioni del cuore. Il film ha un clima spensierato a cui contribuiscono le vivaci musiche di Lelio Luttazzi e quelle scene amarcord di una provincia italiana ancora non affetta dal boom dell’auto e dalla speculazione edilizia, il cui calcio era allora, sic et simpliciter, una festa.

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Il regno delle Due Sicilie finisce13 febbraio 1861. Inizia il declino del sud https://napolipiu.com/il-regno-delle-due-sicilie-finisce13-febbraio-1861 Wed, 13 Feb 2019 08:06:11 +0000 https://napolipiu.com/?p=109737 Il 13 febbraio 1861 cade il regno delle due Sicilie. Finisce il regno borbonico del Sud e comincia l'Italia unita e la colonizzazione del Sud.

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Il regno delle due Sicilie cade il 13 febbraio 1861. Finisce il regno borbonico del Sud e comincia l’Italia unita e la colonizzazione del Sud.


Il 13 Febbraio 1861 la storia del regno delle Due Sicilie finisce: inizia la storia dell’Italia unita.

Francesco II accetta di firmare la capitolazione e di abbandonare il regno. Il 14 il re e la regina salgono sul piroscafo francese Mouette e lasciano Gaeta diretti a Terracina, nello Stato Pontificio.

Il 15 la brigata «Bergamo» prende in consegna la fortezza di Gaeta e la bandiera tricolore viene issata sulla Torre d’Orlando in sostituzione dello stemma borbonico.

Popoli delle Due Sicilie

Si alza la voce del vostro Sovrano per consolarvi nelle vostre miserie. Quando veggo i sudditi miei, che tanto amo, in preda a tutti i mali della dominazione straniera, quando li vedo come popoli conquistati, calpestati dal piede di straniero padrone, il mio cuore Napoletano batte indignato nel mio petto contro il trionfo della violenza e dell’astuzia. Io sono Napolitano; nato tra voi, non ho respirato altra aria, i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua la mia lingua, le vostre ambizioni le mie ambizioni. Ho preferito lasciare Napoli, la mia propria casa, la mia diletta capitale per non esporla agli orrori di un bombardamento.

Ho creduto di buona fede che il Re di Piemonte, che si diceva mio fratello, mio amico, non avrebbe rotto tutti i patti e violate tutte le leggi per invadere i miei Stati in piena pace, senza motivi né dichiarazioni di guerra. Le finanze un tempo così floride sono completamente rovinate: l’Amministrazione è un caos: la sicurezza individuale non esiste. Le prigioni sono piene di sospetti, in vece di libertà lo stato di assedio regna nelle province, la legge marziale, la fucilazione istantanea per tutti quelli fra i miei sudditi che non s’inchinino alla bandiera di Sardegna.

E se la Provvidenza nei suoi alti disegni permetta che cada sotto i colpi del nemico straniero, mi ritirerò con la coscienza sana, farò i più fervidi voti per la prosperità della mia patria, per le felicità di questi Popoli che formano la più grande e più diletta parte della mia famiglia.

CHI SONO STATI DAVVERO I BORBONE, PER CINQUE GENERAZIONI RE DI NAPOLI E DI SICILIA?

Per centocinquant’anni, le vicende del Mezzogiorno borbonico sono state una «storia negata»: da quando Vittorio Emanuele II è stato proclamato primo re d’Italia, l’immagine ufficiale del Sud è stata quella di un territorio sino ad allora mal governato, con re inetti e reazionari, un’economia arretrata e asfittica, una società ignorante e semifeudale.
Le ragioni di questa impostazione sono evidenti: per rappresentare il Risorgimento sabaudo come unica via al progresso e alla libertà, occorreva demonizzarne gli avversari e costruire una memoria strumentale del passato, che condannasse i Borbone come figure antistoriche ed esaltasse i Savoia come i principi della patria liberale.

Il regno delle Due Sicilie finisce13 febbraio 1861. Inizia il declino del sud

REGNO DELLE DUE SICILE

Una rielaborazione mistificata si è sedimentata nella coscienza collettiva: secondo la «vulgata nazionale», in un regno delle Due Sicilie collassato, dove è stato sparso il sangue generoso delle camicie rosse di Garibaldi, e dei reggimenti di Vittorio Emanuele II, e insieme portano le libertà dello statuto albertino, aprono la strada dello sviluppo, eliminano oscurantismo e repressione.

Il «prima» viene azzerato e nessuno ricorda che ancora fra il 1830 e il 1840 una parte significativa del movimento liberale immaginava che alla guida del riscatto nazionale potesse esserci la Napoli di Ferdinando II assai più che la Torino di Carlo Alberto. Il «dopo» (la drammatica guerra civile che ha insanguinato le regioni del Sud sino al 1865) viene liquidato affrettatamente e con sprezzo come «lotta al brigantaggio meridionale».

SCOMPAIONO I BORBONE

I Borbone e il loro regno scompaiono dalla storia, vittime predestinate della damnatio memoriae imposta dai vincitori ai vinti.
Tuttavia, come ha scritto l’intellettuale inglese Aldous Huxley, «i fatti non cessano di esistere solo perché vengono ignorati».

13 febbraio 1861 cade il regno delle due Sicilie. Inizia il declino del sud

FINISCE LA STORIA DEL SUD

La storia del regno borbonico del Sud è stata colpevolmente e volutamente ignorata. I Borbone di Napoli e di Sicilia possono essere demonizzati o celebrati, ma non possono essere dimenticati. Essi sono stati parte significativa della storia d’Europa e parte importante della storia d’Italia.

Quale sarebbe potuta essere la storia del Sud senza l’unificazione nazionale? Ai Borbone all’onore della storia.

Hanno governato per cinque generazioni un regno che è stato grande e che ha dato all’Italia e all’Europa ingegni di assoluto valore.



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Leggi anche:  Breve viaggio nella storia del meridionalismo: Il SUD e l’Unità d’Italia.

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Il Sapone e lo stereotipo sulla mancanza di igiene dei napoletani https://napolipiu.com/sapone-napoli-mancanza-igiene-napoletani Fri, 01 Feb 2019 15:40:34 +0000 https://napolipiu.com/?p=109271 Napoli usa il sapone, Voi con il sapone non vi siete mai lavati. Dalle epidemie ai rifiuti ecco come si è formato lo stereotipo sulla mancanza di igiene dei napoletani.

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Napoli usa il sapone, Voi con il sapone non vi siete mai lavati. Dalle epidemie ai rifiuti ecco come si è formato lo stereotipo sulla mancanza di igiene dei napoletani.

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«Voi con il sapone non vi siete mai lavati, Napoli usa il Sapone, colera…» Ad ogni partita degli azzurri di Ancelotti ci tocca ascoltare questo adagio da curva dedicato ai napoletani. Ma perchè esiste lo stereotipo sulla mancanza di igiene dei napoletani?

LE EPIDEMIE

L’Europa Meridionale è stata funestata da feroci e virulente epidemie la cui diffusione è stata agevolata, per quanto riguarda le città costiere, dalla loro particolare morfologia urbana consistente in un nucleo centrale reticolare fatto da vicoli stretti e angusti, sovente sovrappopolati, e a stretto contatto con i porti, quindi aperti alla circolazione di merci e uomini così come di miasmi, vibrioni e batteri.

In fasi diverse della Storia peste, tisi e colera hanno influito sulla demografia di Atene, Napoli, Marsiglia, Genova e Barcellona solo per citare alcune città maggiori.

Nel corso dei secoli sono stati realizzati progetti di trasformazione e bonifica che ne hanno cambiato il volto urbano e le condizioni igieniche. Napoli, da questo punto di vista, ha avuto un suo percorso peculiare.

IL SAPONE A NAPOLI

In primo luogo il sapone esiste a Napoli dal 1400. I toscani richiedevano il sapone napoletano. Il capoluogo campano è stata una delle prime metropoli a portare l’acqua nel centro cittadino. Senza andare troppo a ritroso basti pensare che già nel XV secolo erano attivi acquedotti che confluivano acqua nelle decine di fontane pubbliche divenute elementi caratteristici del paesaggio urbano, così come la gran parte degli stabili era fornito di pozzi autonomi.

L’IGIENE DEI NAPOLETANI

La popolazione napoletana, proprio a causa delle epidemie, nel corso degli anni, ha sviluppato un’ossessiva attenzione all’igiene, creando una varietà di sapone: “il sapone Napoletano” che divenne più famoso di quello di Aleppo o di Marsiglia.

Negli ultimi decenni, un’attenzione parossistica per l’igiene e l’aspetto personale con conseguente diffusione capillare di barber shop, centri estetici, negozi di intimo e di prodotti per l’igiene personale.

L’EMERGENZA RIFIUTI E IL PREGIUDIZIO

D’altra parte, quando la situazione dell’igiene dello spazio pubblico ha raggiunto livelli intollerabili la risposta popolare è stata netta. Le rivolte accadute durante la crisi dei rifiuti del 2008 sono scoppiate contro l’insostenibilità della convivenza con cumuli di rifiuti.

Da allora è stata sorprendente l’adesione al sistema di raccolta differenziata dell’immondizia soprattutto in quei quartieri popolari generalmente considerati «sporchi» come la moderna Scampia o gli antichi Quartieri Spagnoli.

Dunque, anche il pregiudizio sull’igiene dei napoletani è basato su una rappresentazione (neo) pittoresca e semplicistica.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: Lavatevi con il sapone… Ma il sapone a Napoli si usa dal 400 . Ecco la storia

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Video Bohemian Rhapsody in napoletano. Le EbbaneSis spopolano sui social https://napolipiu.com/video-bohemian-rhapsody-napoletano-ebbanesis Thu, 17 Jan 2019 17:29:49 +0000 https://napolipiu.com/?p=108488 Il video Bohemian Rhapsody in napoletano delle EbbaneSis sta spopolando sui social. Una versione fantastica della celebre canzone dei Queen.

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Il video Bohemian Rhapsody in napoletano delle EbbaneSis  sta spopolando sui social. Una versione fantastica della celebre canzone dei Queen.

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Bohemian Rhapsody in napoletano l’ultima opera di Viviana e Serena alias le EbbaneSis, famose a Napoli per le loro reinterpretazioni di canzoni della tradizione napoletana in chiave moderna.

LE EBBANESIS SPOPOLANO SUI SOCIAL

Bohemian Rhapsody in napoletano è bellissima, si legge sui social. Un mare di complimenti per le Ebbanesis che solo pochi mesi fa, avevano suscitato scalpore, e critiche positive per la reinterpretazione di «Carmela», un classico della musica napoletana.

Un lavoro sinergico quello di Viviana e Serena che hanno lavorato minuziosamente alla traduzione del testo in italiano e alla sua successiva conversione in napoletano.

Viviana e Serena alias le EbbaneSis

ECCO COME È NATA BOHEMIAN RHAPSODY IN NAPOLETANO

«Eravamo nei camerini di un nostro concerto fuori Napoli – spiegano le cantanti al Mattino- e ci siamo chieste perchè non provare a reinterpretare Bohemian Rhapsody in Napoletano.

Naturalmente ci siamo approcciate a questo pezzo con il massimo rispetto e con tutte le cautele possibili.

Siamo consapevoli che si tratta di un brano che fa parte della storia della musica. Quindi andavano adottate tutte le precauzioni possibili per ottenere un risultato degno.

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Il nostro intento non era assolutamente quello di dissacrare il lavoro dei Queen e di Freddie Mercury, ma di rendergli un nostro piccolo omaggio, secondo quelle che sono le nostre possibilità canore e musicali.

Si è trattato di un lavoro complesso e faticoso. Noi non ci aspettavamo un successo di questa portata e in così poco tempo, anche se ne siamo ovviamente felicissime».

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Pregiudizi su Napoli. Turista scrive a De Magistris: “Napoletani scusatemi” https://napolipiu.com/pregiudizi-napoli-anziano-turista-lettera-de-magistris Thu, 10 Jan 2019 11:22:58 +0000 https://napolipiu.com/?p=108150 Tanti pregiudizi su Napoli.Un anziano turista scrive a De Magistris: " chiedo scusa ai napoletani ero prevenuto su tutto ciò ce era napoletano".

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Tanti pregiudizi su Napoli. Un anziano turista scrive a De Magistris: ” chiedo scusa ai napoletani ero prevenuto su tutto ciò che era napoletano”.

Pregiudizi su Napoli

Un anziano turista scrive a De Magistris scusandosi per i propri pregiudizi su Napoli. A 65 anni viene per la prima volta a Napoli e nella lettera ammette: “chiedo scusa ai napoletani per i miei pregiudizi su Napoli. Ero prevenuto, per me tutto quello che era napoletano era il male. Invece mi sto ancora stropicciando gli occhi per la bellezza“.

Giovanni, 65enne, chiede “scusa” per i tanti pregiudizi su Napoli che gli hanno impedito di venirla  visitare. Nella missiva, l’anziano turista,  spiega invece come è stato conquistato in tre giorni dal capoluogo partenopeo: «Ho 65 anni e da sempre sono stato prevenuto verso tutto ciò che era ‘napoletano’ quasi come sinonimo di illegalità, sporcizia, delinquenza, tanto che da sempre rifiutavo qualsiasi visita a Napoli».

 La lettera del turista a de Magistris

Il sindaco di Napoli De Magistris su Facebook ha reso noto il contenuto della lettera. Il sindaco nel post spiega di ricevere tante lettere di «critiche, suggerimenti e apprezzamenti», spiegando di averla pubblicata per far giungere a tutti il messaggio di scuse da parte del turista.

Tanti pregiudizi su Napoli.Un anziano turista scrive a De Magistris: " chiedo scusa ai napoletani ero prevenuto su tutto ciò che era napoletano".

“Le scrivo perché voglio porgere le mie scuse a Lei e a tutta la città di Napoli. Ho 65 anni e da sempre sono stato prevenuto verso tutto ciò che era napoletano, quasi come sinonimo di fregatura, illegalità, sporcizia, delinquenza, e rifiutavo di venire a Napoli. […] Per contentare mia moglie ho ceduto e sono venuto per tre giorni in vacanza. Mi sto ancora stropicciando gli occhi: una città viva, bellissima, ospitale, sicura, piena d’arte. Ho mangiato benissimo e a prezzi onesti, ho visto una metropolitana luccicante, ero reduce da una visita a Roma e non le dico lo schifo che ho trovato in quella splendida città) e potrei continuare all’infinito. La prego, a mio nome chieda scusa ai napoletani ».

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Napoli, una città bellissima

A convincere l’uomo a fare il viaggio, è stata sua moglie: «Alla fine ho ceduto – racconta Giovanni – e sono venuto per tre giorni nell’ultima settimana. Mi sto ancora stropicciando gli occhi per l’arte e la bellezza “.

Il turista elogia poi De Magistris per i risultati raggiunti e conclude: «La prego, a mio nome chieda scusa a tutti i napoletani per i miei pregiudizi su Napoli».

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