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Il Napoli è sbarcato a Copenaghen in un contesto tutt’altro che ordinario. La città danese è attraversata da una tensione latente, amplificata dalle recenti manifestazioni contro il presidente degli Stati Uniti e il suo piano di annessione della Groenlandia. Un clima particolare che fa da cornice a una sfida cruciale per il futuro europeo degli azzurri, come racconta Fabio Mandarini, inviato a Copenaghen per il Corriere dello Sport.
Napoli e Copenaghen si presentano all’appuntamento con sette punti ciascuno, appaiate al 23° e 24° posto, gli ultimi validi per accedere ai playoff. In chiusura del girone, il 28 gennaio, gli azzurri affronteranno Chelsea e Barcellona: motivo per cui la gara del Parken assume un peso specifico enorme. Conte, però, arriva con una coperta cortissima: nove assenti, tra cui Neres, Politano e Rrahmani, ma con il recupero di Lukaku. «Di attaccante ce n’è uno», scherza il tecnico, alludendo a Hojlund. «Non so se Romelu avrà un minuto o sette, ma è già importante che sia qui», riporta Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport.
CENTO E UNO
La serata di Copenaghen mette in palio anche traguardi simbolici ma pesanti. Il Napoli va a caccia della centesima vittoria europea e del primo successo esterno in Champions dopo cinque sconfitte consecutive, la striscia negativa più lunga nei grandi tornei continentali. L’ultimo acuto fuori casa risale al 24 ottobre 2023, contro l’Union Berlino: 819 giorni fa. «Dobbiamo trovare soluzioni senza piangerci addosso», ha spiegato Conte. «C’è un piano gara, sappiamo che ci giochiamo qualcosa di importante. Dobbiamo crederci con i fatti, non a parole», sottolinea ancora Mandarini sul Corriere dello Sport.
Il tecnico azzurro si mostra fiducioso nonostante le difficoltà: «I ragazzi hanno sempre risposto, soprattutto nei momenti complicati. Speravo che i problemi diminuissero e invece sono aumentati, ma veniamo qui a testa alta».
NEGATIVITÀ
Il Copenaghen, dal canto suo, torna a giocare una partita ufficiale dopo oltre un mese: l’ultima risale al 13 dicembre in Coppa di Danimarca. I danesi hanno svolto la preparazione in Andalusia, con due amichevoli a Marbella, prima del rientro nel gelo nordico. «Non so se sia un vantaggio o uno svantaggio», ha osservato Conte. «Siamo talmente concentrati su di noi».
Il tecnico ha poi allargato il discorso ai calendari e al carico fisico: «Giochiamo ogni tre giorni, è assurdo. I giocatori sono sottoposti a stress enormi. Senza tanti lungodegenti è inevitabile che giochino sempre gli stessi, creando sovraccarichi». Anche l’infortunio di Neres viene definito «inspiegabile», in una stagione che Conte descrive come «strana». Eppure il messaggio resta chiaro, come ribadisce Fabio Mandarini del Corriere dello Sport: «Non piangiamoci addosso. Maghi non siamo, ma cerchiamo di fare il massimo».
Il Napoli si gioca tutto o quasi a Copenaghen, tra emergenza e ambizione, con la consapevolezza che la Champions non aspetta.