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Aperturedestra

Corriere dello Sport: “Le big di serie A si schierano contro il Napoli”

Quella del Napoli è diventata una vera patata bollente, che nessuno in Serie A sembra voler tenere tra le mani. Il caso dell’unica società italiana con il mercato parzialmente bloccato per il mancato rispetto dell’indicatore del “costo del lavoro allargato” ha riacceso tensioni interne alla Lega e complicato i rapporti con la Federcalcio. A ricostruire il quadro è Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, che parla apertamente di uno scontro politico prima ancora che regolamentare.

L’indicatore in questione misura il rapporto tra costo del lavoro – comprendente stipendi e ammortamenti – e ricavi. Un parametro che, paradossalmente, era stato fortemente voluto proprio dai club di Serie A, dopo aver spinto per l’attenuazione dell’indice di liquidità. Oggi, però, quegli stessi club si trovano a fare i conti con un vincolo che pesa soprattutto sul Napoli, nonostante i numeri solidi del bilancio. Secondo Giorgio Marota del Corriere dello Sport, l’ironia della vicenda sta tutta qui.

Nei giorni scorsi il club di Aurelio De Laurentiis ha chiesto formalmente alla Lega di prendere posizione sui circa 195 milioni di utili pregressi accumulati negli anni, che mal si conciliano con l’impossibilità di muoversi liberamente sul mercato. Via Rosellini ha portato la questione in assemblea: 16 club hanno votato a favore della modifica, il Milan ha espresso voto contrario – vincolando però un eventuale sì a dopo il 2 febbraio, quindi a mercato chiuso – mentre Juventus, Inter e Roma si sono astenute. Una spaccatura netta, evidenziata ancora da Giorgio Marota sulle colonne del Corriere dello Sport.

Proprio questa divisione ha spinto la FIGC, dopo il consiglio federale straordinario tenutosi in videocollegamento, a una presa di posizione altrettanto chiara: le regole non possono essere cambiate in corsa senza unanimità. In caso contrario, il rischio concreto è quello di ricorsi e contenziosi da parte dei club che si sentirebbero penalizzati. Le altre leghe – Serie B, Serie C e LND – non hanno sollevato particolari obiezioni, ma la frattura all’interno della Serie A resta profonda, sottolinea il Corriere dello Sport.

È una partita tutta politica. Secondo molti osservatori, il Napoli – società tra le più patrimonializzate d’Italia e forte di bilanci floridi grazie ai risultati dell’ultimo triennio – avrebbe potuto evitare questo scenario. Da un lato pagando un’imposta sui circa 40 milioni di utili oggi indisponibili, trasferendoli dalle casse della FilmAuro a quelle del club; dall’altro valutando con maggiore anticipo le conseguenze di una norma accettata dalla FIGC per venire incontro a una Lega allora guidata da Casini, vicino alle posizioni di De Laurentiis e Lotito. Un’analisi riportata da Giorgio Marota sul Corriere dello Sport.

Il punto resta uno: modificare una regola a mercato aperto, a dieci giorni dalla chiusura delle trattative, è una mossa che inevitabilmente genera resistenze. L’astensione di Juventus, Inter e Roma viene letta come una contrarietà mascherata da equilibrio istituzionale; la scelta del Milan, invece, assume un valore simbolico. Non a caso il presidente di Lega Simonelli ha scritto nelle ultime ore proprio ai quattro club più perplessi.

Intanto il tempo stringe. Ogni ora che passa riduce le possibilità di una svolta per il Napoli e per Antonio Conte, che resta in attesa di rinforzi. Il Consiglio federale tornerà a riunirsi lunedì mattina, questa volta in presenza, ma non è esclusa una nuova convocazione d’urgenza da parte di Gravina in caso di sviluppi improvvisi. Prima di tutto, però, la FIGC ha chiesto alle società un’assunzione di responsabilità chiara e condivisa. Il finale resta apertissimo.

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redazione