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Una notte surreale, quasi incomprensibile, quella vissuta dal Napoli a Copenaghen. Come racconta Fabio Mandarini, inviato a Copenaghen per il Corriere dello Sport, gli azzurri passano in vantaggio al 39’, controllano la gara per oltre settanta minuti e giocano in superiorità numerica dal 35’, concedendo agli avversari appena un tocco in area e nessun tiro in porta. Ma il copione, già visto troppe volte, si ripete: dominio senza cinismo e conto finale salatissimo.
Il Napoli spreca, si distrae e viene punito. Prima il rigore regalato da Buongiorno a Elyounoussi, poi il gol di Jordan Larsson sulla respinta di Milinkovic-Savic, che aveva anche parato il penalty. Episodi che sembrano girare a favore, ma che finiscono per trasformarsi nell’ennesima nuvola nera. Come sottolinea ancora Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport, Conte prova a gestire l’emergenza e il fisiologico calo fisico, ma non basta.
Nel finale spazio anche a Lucca, ripescato dal mercato, che nel recupero divora due occasioni pesantissime. Lang, invece, chiude la gara a terra e in lacrime dopo un fallo subito all’ultima azione, simbolo di una serata in cui tutto gira storto. Emblematica anche la prova di Hojlund, ex padrone di casa, fischiato e neutralizzato: il problema resta la scarsa forza d’urto offensiva. Ma, come evidenzia Fabio Mandarini del Corriere dello Sport, a pesare è soprattutto l’atteggiamento collettivo del secondo tempo, giudicato una vera prova di immaturità.
Una vittoria avrebbe blindato i playoff, invece è tutto rinviato al 28 gennaio contro il Chelsea al Maradona. Il Napoli è 23° con 8 punti, gli stessi di Psv, Olimpiacos e Copenaghen, ma la qualificazione resta appesa a un filo, come ribadito ancora dal Corriere dello Sport nell’analisi firmata da Fabio Mandarini.
Dal punto di vista tattico, la mossa a sorpresa è l’inserimento di Buongiorno al centro della difesa al posto di Rrahmani e, soprattutto, il rilancio di Gutierrez dal primo minuto a tutta fascia destra, a piede invertito. Un tentativo di ricreare il ruolo di Politano senza stravolgere ulteriormente equilibri già fragili per via delle nove assenze. Esperimento, però, da rivedere. Meglio l’approccio iniziale della squadra, intraprendente e aggressiva, favorito anche dall’atteggiamento passivo del Copenaghen.
L’episodio chiave arriva al 35’: espulsione di Delaney per un brutto fallo su Lobotka. Il Napoli accelera e quattro minuti dopo trova il gol con McTominay, al quarto centro di testa in Champions, su angolo di Elmas. Sembra l’inizio di una serata in discesa, anche perché i danesi rinunciano a Dadason, unica fonte di vivacità. Ma è solo un’illusione, come racconta Fabio Mandarini sul Corriere dello Sport.
Nella ripresa i numeri sono impietosi: 9-0 i tiri, 6-0 i corner, 25-1 i tocchi in area, oltre il doppio dei passaggi completati. Ma il vantaggio resta minimo. Troppo rischioso. Alla prima vera occasione il Copenaghen sfiora il pari, alla seconda lo trova. In dieci uomini. Una mazzata, aggravata dal gol divorato da Lucca al 90’. Rimpianti su rimpianti, in una notte che il Napoli difficilmente dimenticherà.