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A.A.A. Cercasi un’identità. L’Italia cade in Svezia. Qualificazione a rischio

L'Italia cade in Svezia. Il discorso sarà rimandato alla sfida di Milano. Ma nel frattempo bisogna risolvere una pericolosa crisi d'identità

“A.A.A. Cercasi un’identità”, suona come una provocazione, perchè l’identità bisognava trovarla già nelle prime battute del girone di qualificazione. La Spagna era forte, e l’Italia ha rispettato le previsioni di classifica, piazzandosi seconda. Ma il gioco latita oggi, ha latitato ieri. La tappa svedese è solo l’ultimo capitolo di una gestione che fino ad oggi non ha lasciato niente. Forse nemmeno Ventura ha le idee molto chiare. Anzi ci tolgo il forse… 4-4-2, 3-4-3, 4-2-4, ieri 3-5-2… Insomma, si ha la netta sensazione che a capirci poco sono pure i calciatori in campo.

Ieri, forse era più chiara del previsto l’intenzione del c.t. Confermare il blocco che per anni ha fatto le fortune della Juve con Buffon tra i pali, e il trio Barzagli, Bonucci e Chiellini. Ma non ha retto gran cosa. Gli azzurri, al di là della sconfitta, sono andati in difficoltà contro la fisicità degli svedesi. Si qualche occasione l’abbiamo avuta anche noi, ma troppo troppo e ancora troppo poco. Una squadra forse più pronta per un 4-3-3, con Insigne largo a sinistra, e uno tra Belotti e Immobile in ruolo di prima punta e magari, perchè no, con Jorginho in mediana, poteva essere la soluzione migliore. Ma Ventura la pensa diversamente. Pertanto ha optato un tandem d’attacco formato da due prime punte, con Belotti e Immobile che si muovevano nella stessa direzione, e il risultato è stato perdere sia l’uno che l’altro.

Discorso qualificazione ancora aperto, per carità. Ci aspetta la gara di Milano, che meglio essere chiari: non sarà una passeggiata. Questa nazionale soffre qualsiasi tipo di organizzazione di gioco, sia nel caso che venga chiamata a difendersi e sia in fase propositiva. La Svezia che dalla sua ha un’elevata fisicità che compensa ad una tecnica molto superficiale, ha di sicuro una discreta organizzazione tattica. Un Mondiale senza gli azzurri è difficile immaginarlo, ma che ciò avvenga è una possibilità più che concreta. In caso contrario, sarà una qualificazione del tutto immeritata, anche se ci fregherebbe relativamente.

Che sia chiaro, sono contento che i nostri abbiano giocato poco (appena 15 minuti per Insigne, panchina per Jorginho), ma credo che in un 4-3-3 ‘napoletano’ entrambi avrebbero potuto trovare la loro fetta di spazio. Ventura ha deciso diversamente. In ogni caso, credo che raccoglierà più cocci che applausi.

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