Angelo Forgione: VOLANAPOLI, ANCORA!

In merito alla bruttissima prima pagina di oggi del Corriere dello Sport, lo scrittore e giornalista Angelo Forgione pubblica sul suo canale Facebook una bellissima risposta.

Di Angelo Forgione

VOLANAPOLI, ANCORA!

«A Napoli non funziona un ca**o, c’è solo il calcio!», disse un bel dì Aurelio #DeLaurentiis, magnificando la sua SSC Napoli rinata dal fallimento. Correva l’anno 2012, e il patron diceva una sostanziale verità riguardo al privato vincolato al pubblico, perché una delle due realtà imprenditoriali che oggi funzionano bene a #Napoli e per Napoli, ovvero la Gesac, società che gestisce l’aeroporto di #Capodichino, non aveva ancora iniziato l’abile lavoro di reclutamento delle numerose compagnie di volo che avrebbero potuto portate turisti a e da Napoli, cioè quella vertiginosa crescita che avrebbe condotto lo scalo partenopeo dai 5,5 milioni di passeggeri del 2013 ai 10 milioni attuali.

La SSC Napoli, in quel gennaio 2012, stava assestamentosi nelle competizioni europee e si apprestava a vincere qualche coppa nazionale. Oggi è tra i primi venti club del ranking Uefa, assiduamente nella competizione regina, quella che apporta più soldi, più prestigio e più visibilità internazionale. Piazzarsi lì, costantemente, significa portare il tuo nome e quello della tua città sulla bocca e davanti agli occhi di milioni di appassionati.

Magari qualcuno sceglie di farsi pure un viaggio a Napoli, per una trasferta di Champions oppure anche per puro turismo, e trova più disponibilità di voli rispetto al 2012, perché oggi Capodichino è collegata con un centinaio di aeroporti internazionali, è un gioiellino lustrato nel giugno 2017 dal prestigioso ACI Europe Award, il premio come miglior aeroporto d’Europa nella categoria degli scali fino ai 10 milioni di passeggeri (soglia ormai sfondata) ed è il vero stimolatore di crescita del turismo a Napoli e in Campania, mentre altri si affannano a prendersene meriti senza neanche riuscire a dotare la città di sufficienti servizi. #Gesac si avvia a saturare il suo margine massimo di crescita. la #SSCNapoli, per come è strutturata, l’ha sostanzialmente raggiunto; crescita che potrebbe ampliarsi solo con uno stadio di proprietà e degli asset che consentano il salto di qualità dal punto di vista commerciale.

Insomma, due società funzionano a Napoli, il Napoli è la Gesac, entrambe utili nelle rispettive misure alla visibilità internazionale della città. Succede però che il Napoli stia rischiando l’avaria in volo per un folle tutti contro tutti. Società, staff tecnico, giocatori e tifosi, nessuno escluso in un rischioso attacco incrociato al quale nessuno si sottrae, cascando nelle strumentalizzazioni altrui. È in atto un pericolo innesco di implosione che va interrotto, perché ci vuole pochissimo a distruggere quel che si è costruito in quindici anni.

C’è in ballo il futuro prossimo e remoto del club che porta il nome della città, e lo porta in Europa, quella che conta davvero, e che porta non solo distrazione (troppa) ma anche ricchezza alla città. Alberghi, bar, ristoranti, attività commerciali varie… il turismo sportivo è una voce importante nell’economia di un territorio, notevole opportunità di sviluppo locale, soprattutto per una città in difficoltà come Napoli. Davvero vogliamo rompere il giocattolo? Davvero vogliamo un Napoli anomimo? Davvero vogliamo sciupare la gioia del divertimento e dello svago in un contesto sociale assai depresso? Davvero vogliamo sacrificare il prestigio internazionale acquisito in nome dei personalismi distruttivi? Davvero vogliamo dare del Napoli e di Napoli l’immagine distorta e stereotipata che in troppi non vedono l’ora di poter proiettare?

Oggi il Corriere dello Sport pubblica in prima pagina un’immagine assai truce e gommeresca: Insigne pancia a terra come un cadavere e dei fumogeni come se fosse guerriglia. Titolo: MALANAPOLI. E poi parole come “sceneggiata” e “rispetto”. Subliminali scene da un crimine, e meno male che il fondo di Barbano, direttore responsabile del quotidiano sportivo romano ed ex direttore de Il Mattino, recita “Istruzioni per non farsi più del male”. No, io proprio non ci sto al messaggio del titolo del Corsport, e non dovrebbe starci nessuno.
Facciano, tutti gli attori di questo indegno scontro intestino, un passo indietro per non farsi male e per non farsi fare del male, perché, se l’aereo azzurro dovesse precipitare, non ne uscirebbe nessuno vivo. E in tanti non aspettano altro che accada.
Mayday, mayday!