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Video: Angela Luce racconta Totò: “Il principe mi chiedeva di cantare per sentire l’odore di Napoli”

Angela Luce racconta Totò. Il destino e lo zodiaco hanno messo lo zampino poi il vezzo:”Il principe  mi chiedeva di cantare per sentire l’odore di Napoli”

Di Natascia Festa CdM

Angela Luce racconta Totò

NAPOLI-Angela Luce il tre dicembre compirò ottanta anni. Mica male, eh?. E da signora della scena, come se fosse un caso, lascia che il foulard si scosti facendo dono del generoso décolleté. E qui si faccia conto che parta una clip da questa specialissima cineteca Luce: 1960, riprese di Signori si nasce. Dietro la macchina da presa Mario Mattoli. Davanti Totò e Angela Luce nei panni della fantesca di Pio Spinelli degli Ulivi (Peppino De Filippo). È ovviamente la celeberrima scena del bacio sui seni, uno stracult della filmografia del principe.

Signora Luce, come andò quella ripresa?

«Dovetti darmi un pizzicotto per non ridere. Totò nel ruolo di Ottone Spinelli degli Ulivi detto Zazà fingeva la vedovanza. Io mi avvicinai e dissi la mia battuta: “Condoglianze signò”. E lui: “Grazie pure a te figlia mia”. A questo punto avrebbe dovuto baciarmi le guance. Fatto sta che, essendo più basso di me, si trovò giusto all’altezza del decolleté e inventò lì per lì: smack smack, seno destro seno sinistro. Per fortuna a quel punto era previsto che uscissi di scena: quelli della troupe ridevano tutti. Ovviamente non dissi nulla, anche se pensai che fosse forse un errore da correggere. Così, un po’ preoccupata, andai da Mattoli e gli chiesi: “Maestro, forse bisognerebbe rigirarla quella scena dei baci…”. E lui quasi inalberato: “Ma se è venuta benissimo, è un capolavoro! Vedrai, entrerà nella storia del cinema”. Io zitta, incassai. Ovviamente aveva ragione lui».

Il principe  mi chiedeva di cantare per sentire l’odore di Napoli

Video: Angela Luce racconta Totò: "Il principe  mi chiedeva di cantare per sentire l'odore di Napoli"

Come conobbe Totò?

«Sono Sagittario ascendente Cancro. Lei penserà: che c’entra? C’entra: vuol dire che sono una donna fortunata e in questa buona sorte rientra l’incontro con Totò».

Racconti. Fece un provino?

«No, nessun provino. Avevo ventitré anni ed ero nella compagnia di un altro grande, Nino Taranto. Il mio agente mi propose e fui presa sulla carta per ben tre film. Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi diretto da Mattoli come Signori si nasce, e Letto a tre piazze con la regia di Steno. Totò lo incontrai direttamente sul set.

“Principe piacere, Angela Luce”. E lui che già non ci vedeva bene: “Piacere”. Poi si rivolse all’aiuto regista Michele Lupo e gli chiese: “Miche’, com’è Angela?”. “Una gran bella ragazza…”. “Tiene pure una bella voce” aggiunse Totò. Così alla prima pausa mi chiese: “Angela, mi canti una canzone napoletana?”. Divenne una specie di rito che ripetevamo spesso perché, diceva, “mi fai sentire l’odore di Napoli”».

Entraste in confidenza?

«Mai! Avevo per lui un rispetto assoluto. Lo chiamavo principe anche se non voleva. “Per carità, chiamami Totò”. Ma io non ce la facevo. Era così elegante e aveva una certa età… Da lui ho imparato tanto. Io ho la quinta elementare, ma ho avuto grandi maestri. La scuola l’ho fatta con loro. Ero consapevole di sapere poco o niente e per questo diventavo una spugna».

Angela luce e la sua storia

Come avviene che, Angela Savino, di Vincenzo, calzolaio, e Maria Romaniello, casalinga, nata in via Mezzocannone, diventi Angela Luce?

«La verità è che cantavo. Ho sempre cantato. Andavo al cinema, tornavo a casa e mi mettevo davanti allo specchio a ripetere le scene che avevo visto. Così a 14 anni partecipai alla Piedigrotta Bideri con la canzone Zì Carmilì. Poi mi misi in testa che dovevo recitare. Ed essendo un po’ la principessa di casa, ultima dopo due fratelli, papà mi accontentò.  Era suo cliente Ugo D’Alessio, un bravissimo attore della compagnia di Eduardo. Fu lui che mi accompagnò al San Ferdinando. Quel giorno il direttore doveva provinare quindici ragazze, ma noi lo incontrammo nel corridoio.

Ugo mi presentò e lui mi chiese se avessi preparato qualcosa. “Sì direttore. Una poesia di Salvatore Di Giacomo e una di Garcia Lorca”. Ma nel dire Garcia mi ricordai di mettere la lingua tra i denti come avevo visto fare. Eduardo scoppiò a ridere: “D’Ale’, questa non ave bisogno di provini, è una forza della natura. Andate direttamente dall’amministratore e firmate il contratto”. Rimasi con lui quattro anni. Ricordo che disse: “La vedi questa? È polvere sì, ma è sacra, perché è la polvere del palcoscenico».

 Bammenella di Viviani.

Peppino Patroni Griffi che la scelse per Napoli notte e giorno.

« Gli devo una delle mie interpretazioni migliori, Bammenella di Viviani. In una recensione dopo una replica a Londra, scrissero: “Di fronte a Bammenella, la Carmen di Bizet diventa una venditrice di tabacchi. Non lo conoscevo Patroni Griffi, ero in piazzetta a Capri e mi sentii chiamare: Angela Lucee e. Mi ingaggiò su due piedi».

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