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Alla scoperta delle carte napoletane

Alla scoperta delle carte napoletane: Gli uomini di ogni tempo e di ogni località hanno i loro passatempi e i loro giochi. Uno di quelli più diffusi in assoluto al mondo è il gioco delle carte, un gioco molto antico, che conosce migliaia di differenti varianti.

Le carte da gioco

Le carte da gioco sono diverse infatti di nazione in nazione e di regione in regione. Quando parliamo di carte da gioco italiane, tendenzialmente parliamo di un mazzo di 40 carte divise in 4 diversi semi, ma le peculiarità regionali sono tante e queste carte non differiscono solo nel disegno, ma anche nei semi. Questo dipende molto dalle influenze culturali che ogni regione italiana ha a suo modo vissuto nei secoli.

Un dato di fatto è che, nonostante le differenze, le carte facciano da secoli parte di un’iconografia, di un linguaggio e di un immaginario da tutti condiviso. Anche di chi non è solito giocarvi conosce infatti bene espressioni popolari come il “due di picche” o “avere l’asso nella manica” perché il gioco delle carte ha un significato molto rilevante nella cultura italiana.

Alla scoperta delle carte napoletane

Un ruolo rilevantissimo lo ha soprattutto a Napoli, dove il gioco delle carte è un rito, un momento di fortissima socialità, di vita condivisa e non solo. Pare che il momento di massima diffusione del gioco delle carte a Napoli sia da registrarsi nella seconda metà del XVI secolo. Sotto la dominazione spagnola e sotto il regno dei Borboni venne emanata addirittura un’imposta specifica per ogni mazzo di carte circolante nel regno: “un carlino per paro di carte”.

Il mercato era così florido che l’amministrazione borbonica si vide costretta a dare in appalto la gestione delle riscossioni delle imposte legate alle carte e alla loro vendita, stabilendo un preventivo versamento anticipato di un fitto ben preciso. Nel 1748 a Napoli il fitto annuo per la vendita di 100.000 mazzi di carte all’anno equivaleva a 8.640 ducati, di questi mazzi 58.000 erano destinati a tutto il Regno, mentre ben 42.000 erano riservati alla sola Napoli.

Si considera qui solo il numero delle carte che venivano stampate ufficialmente dalle stamperie reali e portavano quindi il sigillo reale di riconoscimento sul dorso, ma c’è da immaginare tutto un mercato parallelo fiorentissimo.

Alla scoperta delle carte napoletane

Carte napoletane

Le carte napoletane sono quelle più diffuse nel Mezzogiorno, in particolare in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Sono carte in stile spagnolo, la loro struttura iniziale risale al XIX secolo ed è la stessa del mazzo siciliano. Questa caratteristica la possiamo infatti scorgere nei baffi e nelle acconciature che accomunano entrambi i mazzi. Come gli altri mazzi italiani è composto da 40 carte divise in 4 semi. Le figure del mazzo napoletano sono intere e misurano 50x83mm. Tra le sue particolarità si annoverano il tre di denari rappresentati in forma di stelle, l’asso dello stesso seme rappresentato con un’aquila a due teste e il cavallo di spade che è una figura riconducibile ad un moro con un turbante in testa, armato di scimitarra. Non solo, ma il cinque di spade è accompagnato da una particolarissima scena di semina, speculare sopra e sotto la spada centrale. In oltre vi è un mascherone grottesco al centro della carta del tre di bastoni chiamato “Gatto Mammone” per via dei suoi grandi baffi che rimandano alle vibrisse del felino domestico. Un altro nome particolare viene dato anche al re di denari, spesso definito “matta” in giochi come il sette e mezzo.

Le carte importate dagli arabi

L’influenza principale non può che essere quella spagnola, ma le origini di questo mazzo potrebbero essere ancora più antiche ed esotiche. Pare infatti che potrebbero essersi diffuse nel Meridione già a partire dal XII secolo: ad introdurle potrebbero essere stati Mamelucchi, vale a dire i soldati turchi sotto il servizio di Saladino. Nelle carte con cui giocavano i Mamelucchi c’erano semi molto simili a quelli napoletani: i “dhiram”, la valuta araba che si trasformerà poi nei “denari”, i “suyûf” ovvero le scimitarre che diventeranno le “spade”, i “jawkân” ovvero i bastoni da polo che diventeranno semplici “bastoni” e le “tûmân”, l’equivalente delle nostre “coppe”.

Simboli occulti sulle carte napoletane

Secondo più di uno studioso, i semi delle carte napoletane sono invece la rappresentazione delle classi sociali d’epoca medievale: le coppe rappresenterebbero il clero, i denari i mercanti, le spade i militari e i bastoni i contadini. Solo molto più tardi si diffusero le carte a semi francesi (cuori, quadri, picche e fiori). Molti sono i significati simbolici occulti delle carte napoletane, tanto che ancora oggi per i cartomanti in grado di decifrarli è ancora vivo l’uso di consultarle.

Patrimonio di Napoli

Senza dubbio le carte napoletane rientrano appieno nell’immenso patrimonio di Napoli. Un patrimonio che si fatica a riassumere solo con la tanto amata e riconosciuta pizza, la musica e l’arte, ma con un modo di vivere la vita tutta, nella sua interezza, che tanto affascina e tanto resta nel cuore.

Alla scoperta delle carte napoletane

 

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