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A Napoli crollò lo stadio e nacque il San Paolo. Forgione: “Ecco cosa accadde”

A Napoli crollò lo stadio del Vomero. Lo scrittore Angelo Forgione racconta la nascita del San Paolo. Tra la Sisal, Lutsha e Se n’è caduto lo stadio…


A Napoli crollò lo stadio del Vomero
, in pochi ricordano questa storia ma tutti i Napoletani dopo un goal del Napoli esclamano la famosa frase: “Se n’è caduto lo stadio“. Lo scrittore Angelo Forgione ha svelato il retroscena di questa storia ormai dimenticata. Tutto ebbe inizio da questa frase: “Il giorno in cui Lustha segnerà se ne cadranno le tribune” e terminò con la nascita del San Paolo.

A Napoli crollò lo stadio dl Vomero: “Se n’è caduto lo stadio”

Se n’è caduto lo stadio: è un classico modo di dire dei tifosi del Napoli, ma la cosa è accaduta davvero, nel 1946. Lo stadio in questione era quello del Vomero, non proprio in ottime condizioni dopo la guerra, ma l’unico disponibile in città dopo i violenti bombardamenti che avevano distrutto lo stadio “Partenopeo” al rione Luzzatti di Gianturco, simbolo della modernità fascista, con una capienza di 40.000 spettatori.

Lustha

Il Napoli, nell’estate del 1945, quella che precedette la ripresa dei tornei, aveva acquistato Riza Lustha, il miglior giocatore albanese negli anni a cavallo della guerra, proveniente dalla Juventus, dove aveva segnato tanto: 46 gol in 85 partite. Ma in maglia azzurra non era riuscito a segnare in un intero girone d’andata, e allora il giornalista Carlo Di Nanni aveva scritto su “Lo Sport del Mezzogiorno”, di cui era Direttore, quella che si sarebbe rivelata una profezia:

“Il giorno in cui Lustha segnerà se ne cadranno le tribune”.

E il giorno venne. 27 gennaio del 1946, seconda giornata del girone di ritorno, Napoli-Bari. Botta da fuori area e l’albanese sbloccò se stesso e il risultato. L’entusiasmo sproporzionato dei tifosi stipati sulla tribuna per il derby del Sud fece cedere la balaustra. Centinaia di persone andarono giù per alcuni metri. In ospedale finirono in 114, di cui 12 in modo piuttosto grave. La partità finì poi con la vittoria della squadra di casa per 2 a 1. Carlo Di Nanni passò alla storia come un temuto e influente apportatore di… sortilegi.

A Napoli crollò lo stadio e nacque il San Paolo. Forgione: "vi racconto..."

La sisal

Malocchio o no, ci vollero ben 13 anni per abbandonare la precarietà dello stadio del Vomero. Fortunatamente, alla fine di quella stagione fu inventata la schedina a pronostici Sisal, poi ribattezzata Totocalcio nel 1948, con cui fu in parte finanziata la generale ricostruzione degli stadi italiani. Per risolvere la particolare situazione di Napoli si attivò anche il Governo, che stanziò un miliardo di lire per la costruzione di un nuovo monumentale stadio. I grandi club del Nord si opposero e i dirigenti azzurri andarono anche in conflitto con Lega e Federazione nel “Caso Napoli” del 1948 (da me scritto su Wikipedia) , accusandole di essere governate da una “casta milanese” maldisposta all’assegnazione dello stanziamento.

La nascita del San Paolo

Il 22 dicembre 1949, col supporto del CONI, del Governo e del Totocalcio, fu finalmente deliberata dal Comune di Napoli la costruzione di un colossale stadio, ormai necessario, ma per vedere la sua inaugurazione si dovette aspettare un decennio esatto. Il 6 dicembre 1959 il Napoli prese possesso della sua nuova comoda casa, l’imponente “Stadio del Sole”, nuovo tempio del calcio per circa 90.000 spettatori, poi battezzato “San Paolo” in ricordo dello sbarco dell’apostolo sulle coste flegree nel febbraio dell’anno 61, durante il suo viaggio dalla Giudea a Roma. Da allora, lo stadio pronto a cadersene ai gol più attesi degli azzurri fu quello di Fuorigrotta”.

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